Ci sono numerose leggi non scritte che vanno ad aggiungersi alle diciassette regole del gioco del calcio così come vengono insegnate agli arbitri; l’esiguità del numero delle norme non deve trarre in inganno i male informati, perchè nella sua edizione più recente a cura dell’AIA, il regolamento integrale è lungo la bellezza di 197 pagine e anche se ci sono molte figure esplicative delle varie situazioni che possono verificarsi durante un incontro, c’è comunque una bella porzione di testo da dover memorizzare prima di fare l’arbitro, l’allenatore, il dirigente accompagnatore o il giornalista sportivo di calcio. Ho volutamente omesso dall’elenco i giocatori perchè pur non essendo ai limiti della follia del regolamento di sport come il baseball o il cricket dove la maggior parte dei giocatori scopre le pieghe più nascoste delle regole solo quando le viola più o meno consapevolmente – per intenderci, durante le ultime World Series di baseball è stata fischiata una infrazione alle regole che non era mai accaduta prima – credo che la maggior parte degli undici più riserve che ogni domenica calcano i campi di tutta Italia non abbiano mai letto l’intero regolamento in vita loro; ed i loro commenti alle decisioni arbitrali o le loro proteste lo dimostrano con efficacia quasi ogni volta.
Quello che mi interessava portare alla luce oggi, però, non era il regolamento
«ufficiale», su alcune storture e curiosità del quale prima o poi prometto di ritornare, ma l’insieme di regole non scritte che permettono al calcio comunque di andare avanti: parlo dei palloni restituiti agli avversari dopo che questi l’hanno messo in fallo laterale per soccorrere un ferito – ad oggi solo la Germania e l’Albese non seguono questa pratica che fonda nel buon senso più che nella rigidezza le proprie radici -, così come del tentativo di giocare ad ogni costo una partita quando le condizioni del campo non lo permetterebbero, e poi finire per perderla contro ogni pronostico.
Questa settimana nella provincia di Alessandria si sono giocate, causa la copiosa nevicata fra mercoledì e venerdì, solo tre gare: in tutte e tre la squadra che avrebbe dovuto giocare in casa ha faticato fino allo spasmo per scendere in campo cercando un terreno in sintetico che potesse essere liberato in tempi compatibili con l’incontro, ed in tutte e tre a prevalere alla fine è stata la squadra avversaria. Se la sconfitta della Sorgente con la Virtus Mondovì era tutto sommato pronosticabile – tripletta di Fantini, con cui inaugurammo la rubrica, nel 4-1 finale – quella del Casale con il Brandizzo è un risultato quantomeno inusuale e quella della Valenzana con il Colline Alfieri ha dell’incredibile: i rossoblù di Micale erano riusciti a fermare l’impressionante serie di vittorie consecutive dell’Acqui di Merlo mettendolo alle strette come nessuno finora era riuscito a fare prima che i bianchi – in 9 contro 11 e sotto di due reti – trovassero comunque la forza di reagire e raddrizzare l’incontro con il rischio di vincerlo. Saltato per neve il recupero infrasettimanale con l’Olmo, sembrava che la gara al «Cosola» fosse poco più di una formalità, ma due reti splendide del centravanti ospite ed un colpo di testa di un terzino classe ’95 hanno condannato alla sconfitta la Valenzana. Che d’ora in avanti, c’è da scommetterci, lascerà accumularsi bellamente i rinvii anzichè combattere le leggi non scritte del calcio.



