Da Viguzzolo a Volpedo: in viaggio nel Tortonese

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viguzzolo panoramadi Fabrizio Capra

Il nostro nuovo viaggio ha come meta la zona di Tortona, con partenza dalla riva destra del torrente Grue, e precisamente dal paese di

Viguzzolo,

il cui nome deriva dal latino “vicus” (villaggio).

L’edificio di maggiore interesse è certamente la Pieve Romanica di Santa Maria Assunta, costruita probabilmente nel secolo XI all’esterno dell’antico abitato, anche se un documento datato 893 attesta che già allora esisteva nella zona un edificio di culto. La presenza di elementi architettonici anteriori al Mille convalida l’ipotesi che sia stato costruita utilizzando materiale di una chiesa più antica che doveva sorgere nelle vicinanze. Dal punto di vista stilistico la pieve di Viguzzolo è una costruzione romanica, semplice e ben proporzionata, a tre navate, con treviguzzolo pieve absidi semicircolari (di quella di destra restano poche tracce) e tetto a doppio spiovente. La facciata, decorata da archetti pensili divisi irregolarmente da sottili lesene, presenta una porta ad arco a tutto sesto, e un occhio circolare, probabilmente costruito, come il piccolo campanile a vela, in epoca successiva. I muri laterali delle ali nord presentano alcun segni di decorazione, mentre quelli della navata centrale e dell’abside maggiore mostrano specchiature scandite da lesene e archetti ciechi nelle quali si aprono finestre strombate. All’interno le navate sono divise in quattro campate di pilastri di forma quadrangolare con semicolonne addossate e contrapposte. Nella navata di destra si apre l’accesso alla cripta costituita da tre piccole navate scandite da colonnine e capitellini di pietra che reggono volte a crociera. Nonostante la datazione incerta si pensa sia stata costruita posteriormente alla pieve con elementi più antichi di recupero.

Apertura al pubblico: l’apertura con visita guidata è garantita da un gruppo di volontari nelle domeniche estive (maggio-settembre) con orario 16.00-19.00. Disponibilità per visite su appuntamento anche in altro orari telefonando al Comune (0131898398) oppure alla Biblioteca civica di Viguzzolo (0131899316) o alla Associazione Culturale Viguzzolese (cellullare 3395928679).

Al centro del borgo possiamo visitare la Parrocchiale della Beata Vergine Assunta, che è il risultato dell’ingrandimento cinque/seicentesco di un primitivo oratorio dedicato a San Bartolomeo. L’edificio presenta un pregevole portale con timpano spezzato e una facciata d’impianto barocco, caratterizzata dall’acuto semicircolare ripetuto, in dimensione ridotta, sulle due ali. L’interno, a tre navate, ospita un notevole altar maggiore barocco proveniente dalla Chiesa di San Marziano di Tortona.
Da vedere anche:
Il Palazzo Municipale, le scuole elementari e la biblioteca civica sono ospitate in quello che era il Monastero della Santissima Annunziata, risalente al XV secolo e ospitò monache dell’ordine e della regola di Sant’Agostino.
L’Oratorio di Sant’Antonio è la sede della Confraternita della Santissima Trinità. All’interno si trova un interessante organo settecentesco (Roccatagliata) ed è affiancato da uno snello campanile.
Nell’Oratorio della Beata Vergine del Gonfalone, sede della Confraternita omonima, è conservata la Statua della Madonna del Gonfalone, che si festeggia durante la festa patronale, seconda domenica di settembre. I viguzzolesi le sono legati perché nel 1630 rimase entro le mura e impedì ai francesi di trasportarla fuori le mura. La Madonna che allatta (affresco) è caratterizzata dagli sfregi procurati dalle baionette dei soldati napoleonici che saccheggiarono la chiesa. Al suo interno un pregiatissimo organo Mentasti.

Dopo Viguzzolo troviamo, tra i torrenti Grue e Curone,

castellar guidobono la parrocchialeCastellar Guidobono,

feudo dei Guidobono Cavalchini di Monleale, da cui deriva il nome.


Nel paese si può ammirare l’ottocentesca Villa Montebruno costruita per volere del conte Giobatta Montebruno  e la Chiesa di San Tommaso di cui si asserisce l’esistenza già prima del 1354 e le cui decorazioni affrescate del pittore tortonese Romolo Cerutti risalgono al 1968. Infine da vedere la Cappelletta della Madonna del Caravaggio situata nelle vicinanze della cascina San Luigi.


Nel nostro viaggio ci trasferiamo a


Casalnoceto


il cui nome deriva dall’antica “Nocetum” e da “Casale Vecchio”, è situato tra il torrente Curone e le colline che separano la Valle Staffora dalla Val Curone; abitato fin dalla preistoria è tra siti più importanti che documentano la cosiddetta Civiltà dei Vasi a Bocca Quadrata, cultura del periodo Neolitico Medio.
Da vedere la Chiesa di San Rocco,
ricavata da una torre del XIV secolo, residuocasalnoceto oratorio san rocco dell’antica cinta muraria demolita nel 1805. All’interno, merita una menzione la volta affrescata dall’artista genovese Lazzaro Tavarone (visitabile su appuntamento).
Di fronte alla chiesa di San Rocco si trova uno dei palazzi più notevoli del centro abitato, facente ora parte della tenuta Vaccari e adibito a location per eventi e alcune stanze custodiscono affreschi religiosi d’epoca del già citato Tavarone e oggetti d’ arredamento, a testimonianza di un vissuto che si rinnova nel quotidiano con la presenza degli ospiti. Visitabile su appuntamento.
Da vedere anche la Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista del secolo XVI e l’ex monastero delle Carmelitane Scalze, ora Palazzo Vaccari.
Nelle cantine dell’edificio scolastico, costruito nel 1907, si trova il museo La Memoria del Passato, unico per originalità nel suo genere, che presenta testimonianze e documenti di vita del secolo XX.
In piazza Martiri della Libertà si può vedere un’antica macina da Gualdo (XVI secolo): il Gualdo è una pianta particolare dalle cui foglie macerate si ricava una pasta speciale necessaria per le tinture dall’azzurro al nero.
In località Rosano troviamo la Chiesa di Santa Maria, risalente al XIII secolo ed è quanto resta di un antico convento francescano. Rimaneggiata nel XVII secolo, conserva nella cripta le tombe di dodici esponenti della famiglia Spinola, tra cui l’Ambrogio Spinola governatore di Milano all’epoca dei fatti narrati nei Promessi Sposi.
casalnoceto madonna della fogliataInfine, sulla collina verso Volpedo, da vedere il Santuario della Vergine Addolorata o della Fogliata (come viene popolarmente chiamata forse perché nascosta tra piante e il fogliame dei boschi), strettamente legato al nome di don Orione sulla cui devozione e vocazione ha molto influito. Da ragazzino Don Orione promise che avrebbe ricostruito il santuario, del quale erano rimasti pochi ruderi, qualora avesse ricevuto la grazia di diventare sacerdote. Mantenne la promessa. Il Santuario fu ripristinato al culto nel 1907 e spesso Don Orione vi si recava nel giorno dell’annuale festa per celebrare e predicare.

Ci spostiamo quindi a

PozzolGroppo
situato sul crinale spartiacque tra Val Curone e Valle Staffora ed è la abbreviazione di Pozzol del Groppo, quest’ultimo termine significa scoglio o grosso masso. Groppo fu comune autonomo fino al 1929, quando, con regio decreto, venne aggregato a Pozzolo. 
Curiosamente il territorio comunale risulta essere una “federazione di frazioni” perché non esiste un vero capoluogo con il nome di Pozzol Groppo. La sede municipale si trova a S. Lorenzo, una delle tredici frazioni.
Da vedere, solo dall’esterno perché non aperto al pubblico, il Castellopozzol groppo castello malaspina Malaspina, potente e nobile famiglia feudataria e signora per secoli delle terre di Pozzol Groppo: fu costruito alla fine del XVI secolo, sul luogo dove sorgeva una torre di avvistamento d’epoca romana romana facente parte di un sistema di avvistamento che partiva da Tortona per risalire le vallate appenniniche. L’imponente costruzione conserva al suo interno un bel cortiletto con pozzo medioevale e sontuose sale con camini cinquecenteschi, soffitti lignei, le armi dei Malaspina, Spina e Raspini e la decorazione ad affresco, mantenendo vivo il prestigio di un passato illustre.
La Chiesa di San Lorenzo è la parrocchiale ed è documentata per la prima volta nel XVI secolo.
Nella frazione Biagasco si trova, nei pressi dell’antica Pieve Romanica del Groppo,  il Sacrario che ricorda l’eccidio del 31 gennaio 1945, realizzato dall’architetto partigiano Giampiero Codebue.
Sempre in frazione Biagasco si trova la chiesa più antica, nominata per la prima volta in una lite tra essa e la Chiesa maggiore di Tortona. Per tradizione questa Chiesa era chiamata Santa Maria di Piano del Groppo, ed è citata in due documenti del XII secolo. La chiesa ha un campanile romanico in ottimo stato di conservazione.


La penultima tappa di questo nostro primo viaggio nel tortonese è

monleale altoMonleale


sulla sinistra del torrente Curone, i
l cui significato del nome, deducibile dal dialetto “Mulià”, è “terra molle”.
Si possono vedere le ultime vestigia del Castello, un tempo munito di tre torri.
L’antica chiesa di Monleale è situata tra il Monleale odierno e Bersano. La parrocchiale divenne prevostura nel 1789. Il campanile è del 1874.
Da vedere anche l’Oratorio di San Rocco.


Concludiamo il nostro percorso a

Volpedo

situato sulle estreme propaggini collinari, nella pianura del Curone, è famoso per avere dato i natali al pittore Giuseppe Pellizza e per la frutticoltura, in particolare la pesca. Volpedo è inserito nel club de “I Borghi più Belli d’Italia”, creato dalla Consulta del Turismo dell’Associazione dei Comuni Italiani.
Una stele sepolcrale, oggi incastonata in un muro laterale della canonica parrocchiale, testimonia la presenza romana già nel I secolo, anche se l’insediamento probabilmente risale alle antiche popolazioni liguri. Il paese è attestato con diversi nomi: Vicus Piculus,Vicus Peculus, Vipegulus, Vulpeculus, comunque un Vicus, cioè un villaggio romano.
volpedo pieve romanica san pietroLa nostra visita non può che partire dal principale monumento del paese: la Pieve Romanica di San Pietro, già citata in documenti del X secolo fu rimaneggiata nel XV secolo. Alla costruzione originaria appartengono l’abside, la sommità della parete di fondo della nave centrale e un tratto della parete longitudinale della facciata settentrionale. Le restanti mura perimetrali e il portale risalgono al rifacimento del XV secoli come gli affreschi conservati nella chiesa e attribuiti alla scuola dei tortonesi dei fratelli Manfredino e Franceschino Boxilio. L’edificio ha una struttura in mattoni e ciottoli di fiume. La facciata a salienti lascia intuire, all’interno, la presenza di tre navate; l’altezza delle navate laterali, che era in origine assai più bassa, fu innalzata nella ricostruzione del XV secolo. Sulla facciata si trova un portale ogivato, di fattura assai semplice, e sono utilizzate decorazioni a lesene disposte asimmetricamente. Scomparse le originarie absidiole che chiudevano le navate laterali, è rimasta solo l’abside maggiore, ornata da lesene con archetti pensili. L’interno è a tre navate, divise da file di quattro pilastri quadrangolari che sorreggono archi a sesto acuto o a tutto sesto; la copertura è a capriate. Grande interesse rivestono gli affreschi tardo quattrocenteschi per i quali si è ipotizzata l’opera dei fratelli Boxilio, di Castelnuovo Scrivia, titolari della più importante bottega del tortonese. I restauri intervenuti di recente hanno consentito il recupero dei dipinti dell’abside. Il catino è occupato dalla figura del Cristo pantocratore circondato dai simboli dei quattro evangelisti (il così detto Tetramorfo), con la figura elegantemente abbigliata della Vergine da un lato e da quella di San Michele Arcangelo dall’altro. Nel registro inferiore, in una nicchia collocata proprio sotto la mandorla con il Cristo, è posta – a sottolineare la continuità tra Vecchio e Nuovo Testamento – la figura di Re Davide, ritratta con barba e capelli canuti e con abiti che paiono tratti da una miniatura cortese. Essa è affiancata sui due lati dalla usuale teoria dei Dodici Apostoli e da un’immagine del Cristo in Pietà. Lo stile, a dispetto della data di esecuzione, è ancora marcatamente gotico. Al fondo della navata destra è stata collocata una Madonna col Bambino, frammento di un affresco dello stesso periodo e immagine cara alla devozione popolare. I robusti pilastri delle navate ospitano un’interessante teoria di ex voto: si tratta delle immagini dei santi invocati dai fedeli che compongono, nel loro insieme, una notevole galleria iconografica realizzatasi nel corso del XV – inizi del XVI secolo. Solo di alcune opere la critica è riuscita recentemente a riconoscere la paternità: un certo Antonius firma un frammento posto sulla parete a destra dell’abside (1462) ed avrebbe altresì dipinto le figure dei Santi Cosma e Damiano sul quarto pilastro destro. L’autore della edicola addossata la terzo pilastro destro, raffigurante la Vergine in trono con i santi Giacomo ed Agata (1502) è individuato in Giovanni Quirico Boxilio da Tortona. Le immagini dei santi raffigurati sui pilastri della chiesa hanno suggerito a Giuseppe Pellizza da Volpedo il soggetto di una delle sue tele: il quadro è intitolato appunto Pilastro della Pieve di Volpedo (1891-92). Per visitare la Pieve telefonare in parrocchia al 013180136.

Altro luogo di grande attrazione turistico-culturale la Casa Natale e lo Studio divolpedo museo studio pellizza Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907), pittore divisionista, che si trovano all’estremità del paese, verso il cimitero. Lo studio, dove sono conservati strumenti di lavoro, oggetti personali, libri e anche alcune opere dell’artista, fu fatto costruire dal pittore nel 1888 e successivamente ampliato fino ad assumere, nel 1896, l’attuale veste con l’ampio lucernario zenitale; Pellizza non aveva accesso allo studio da via Rosano, ma vi accedeva direttamente dalla propria casa; l’ingresso attuale a cavallo della roggia si rese necessario in seguito alla donazione dello studio per separarlo dall’abitazione, che continuava a restare alla famiglia. Entrati nello studio, si resta colpiti dall’ampiezza del locale, che ha un perimetro di m. 6,50×8,25 per 5,5 di altezza. I lavori di restauro hanno riportato le pareti alla colorazione data da Pellizza al suo atelier, togliendo a bisturi gli strati sovrapposti di colori e ritrovando la tonalità scura ma calda di un terra di Siena tendente al bruno, una tonalità intensa, come era consuetudine nella maggior parte degli atelier ottocenteschi. Al termine delle pareti Pellizza stesso dipinse una fascia architettonica, costruendo con efficace modellato prospettico l’illusione di una cornice con modanature in rilievo, giocando sul monocromo con grande sapienza.
Si può visitare (via Garibaldi) anche la casa dove nacque il pittore, secondogenito di Pietro e Maddalena Cantù. Qui trascorse la fanciullezza insieme ai fratelli Marietta, Antonietta e Giovanni. Dopo gli studi accademici e il compimento del tirocinio artistico, questa casa fu la dimora sua e della moglie Teresa Bidone e vi nacquero i figli Maria, Nerina e Pietro.
Museo: Via Rosano 1 – tel 013180318- info@pellizza.ithttp://www.pellizza.it
Apertura: Maggio – Settembre: Sabato e Domenica 16.00/19.00 – Ottobre – Aprile: Sabato e Domenica 15.00/17.00 – ingesso gratuito. Per visite infrasettimanali di gruppi e scolaresche: telefono e fax 0131/80318

volpedo parrocchiale san pietroDa vedere la Chiesa Parrocchiale di San Pietro iniziata nel 1623 e completata negli anni successivi, insiste sul luogo in cui sorgeva un oratorio sorto in cui era posta la casa di Giovannino Costa, giovane pastore barbaramente ucciso nel 1468e divenuto, come Beato Giovannino martire, patrono del paese e a lui dedicato. Il campanile, opera del maestro svizzero Stefano Melchionno, è stato ultimato nel 1670. Della fabbrica secentesca sopravvivono integri l’abside e il campanile, mentre la navata e la facciata, dichiarate pericolanti nel 1827, furono ricostruite nel 1831-1832 in sostanziale adesione alle forme precedenti. L’assetto attuale dell’interno è dovuto a una serie di interventi sviluppatisi nel corso del XIX e XX secolo. L’altare settecentesco, proveniente dalla chiesa di S. Francesco di Vigevano, fu installato nel 1892; l’organo, in sostituzione del precedente, fu montato nel 1907 dalla ditta Mascioni. Gli affreschi dell’abside, della volta e delle pareti della navata sono di Severino Bellotti (1932-1937). La pala dell’altare di S. Luigi Gonzaga è stata dipinta nel 1894 da Giuseppe Pellizza.
Ci trasferiamo, quindi, in piazza Quarto Stato dove Pellizza ha ambientato, davanti al palazzo signorile, il Quarto Stato (1898 – 1901), gli Ambasciatori della fame (1891 – 1882) e Fiumana (1895).

Il palazzo signorile è Palazzo Guidobono Cavalchini Malaspina Penati (Sec. XVIII – XIX). Nato come luogo fortificato nel punto più elevato del Castrum medievale, il castello con la sua torre già residenza di Perino Cameri, fu trasformato in palazzo signorile dai Guidobono Cavalchini nel XVIII Secolo, e poi ulteriormente ampliato dai Malaspina, cui passò nel 1849. L’ultimo restauro è dovuto agli attuali proprietari, la famiglia Penati, e risale al 1994.

Notevole è la parte che si è salvata dei potenti Bastioni Cinquecenteschi chevolpedo mura del castrum medioevale racchiudevano il castrum e che delineano la parte antica del borgo. Furono costruiti intorno al X secolo, facilitata nel suo impianto dalla collinetta naturale lambente le acque del torrente Curone sul quale si sviluppava il villaggio. Nel XIX sec. ci fu l’abbattimento delle mura medioevali, di cui solo un tratto oggi ristrutturato, è rimasto integro grazie all’intervento del Pittore Giuseppe Pellizza presso le autorità competenti.

Nella piazza principale del paese (piazza della Libertà) si trova l’ottocentesco Palazzo Municipale, all’interno del quale è presente una lapide con bassorilievo marmoreo che ricorda la donazione di Volpedo da parte di Pierino Cameri alla Fabbrica del Duomo di Milano nel XV secolo: è opera dello scultore Jacopino da Tradate.

 

Eccoci ai tradizionali consigli eno-gastronomici.
7 Nido su peschetoGrande importanza ha la frutta, soprattutto la celeberrima Pesca di Volpedo, ma anche mele, fragole, ciliegie. La “Pesca di Volpedo” fa dell’eccellenza della sua qualità un elemento di affermazione sui mercati di Milano, Genova e Torino: sapore, aroma serbevole, profumo gradevole ed intenso, giusto equilibrio tra contenuto zuccherino ed acidità del succo, grossa pezzatura ed armonia di colori sono gli aspetti del prodotto che incontrano il gusto del consumatore.
Ottimi anche i vini, uno su tutti il Timorasso, e i salumi.
A Viguzzolo, per la festività di Sant’Antonio Abate, il dolce tipico è le “coppette” che si preparano e vengono distribuite davanti alla chiesa dedicata al Santo e sulla piazza principale (17 gennaio).

Chiudiamo questo nostro terzo viaggio con una curiosità storica tratta dal sito www.terredelgiarolo.it.

Il Marchese Malaspina a Monleale: cronaca nera e imprese sentimentali di un prepotente del ‘600
Sul colle di Monleale, “feudo ove teneva molte delle sue sostanze”, signoreggiava intorno alla metà del secolo XVII il Marchese Giuseppe Malaspina, che ivi visse l’ultima parte di vita non da tutti benvoluto, compiendo azioni prepotenti, tra cui una verso una sua “Lucia” di Profigate.Italo Cammarata, che le ha scovate e narrate diffusamente, a buona ragione intitola: ” Un Don Rodrigo a Monleale”. Malaspina fu infatti buon collega del personaggio manzoniano in imprese e malefatte. Anch’egli aveva i suoi bravi e i suoi Griso.
Solo che il nostro, più avveduto, aveva buoni rapporti con il clero, certamente con il Vescovo. Da buon tattico, era entrato a farne parte con il ricevere la tonsura, allora compatibile con una condotta tutt’altro che ecclesiastica. Aveva pure emmesso i voti di celibato. Risulta che le malefatte giovanili furono attuate specialmente in quel di Godiasco ove “il padre era feudatario per un quarta parte”. Sono elencate in un dettaglio del Pretore di Tortona: sequestro di persona a scopo di piacere, ferite plurime per lo stesso motivo, liti col fratello e tentativo di omicidio.
A suo tempo piovvero accuse, ne seguì il processo penale e la condanna: dieci anni di esilio che egli scontò fino al 1672. Al termine, domandata al Vescovo la dispensa per il matrimonio, convolata a nozze, ebbe una figlia, Margherita, e lo troviamo nella seconda metà del secolo a vivere gaudente tra gli ubertosi vigneti posseduti a Monleale, in particolare a Terenzano. Ma come si comportava?
Negli scritti rimasti archiviati a Milano due testimonianze, partendo dalla stessa base e dirette verso la stessa meta, riflettendo la stessa persona, hanno suonate finali ben diverse, anzi contrarie.
Abbiamo un esposto molto dettagliato, scritto senza firmarlo, dal sacerdote don Carlo Frascaroli contenente i seguenti capi di accusa:
– il marchese Malaspina ha fatto rapire Maria Rolandi di Profigate, appena sposata con Cesare Mola e “da quattro anni la tiene pubblica concubina”;
– il Malaspina, come aveva già fatto a Godiasco, continua a circondarsi di banditi come Giovanni Bosmenso e Agostino Maschioso di Garbagna;
– ha fatto rapire Dominchina di Anna tenendola nascosta per tre giorni.
L’esposto conclude chiedendo: “al podestà di Tortona o altro ministro di man suprema che astringa detto marchese delinquente a consegnarsi, et poi (il giudice), si porti a Monleale ed ivi prenda le dovute informazioni et prove secondo la qualità dei delitti commessi dal marchese, ma prima farlo ponere al sicuro o farlo levare dalla Patria, altrimenti con le sue solite minacce et autorità intimorerà li testimoni”.
Invece, pochi giorni dopo, una deposizione di tre consoli di Monleale dichiara solennemente:” non è mai stato mente dei sudditi di Monleale di porgere alcuna querella né lamento contro il marchese. Anzi acciochè indebitamente non venga travagliato et molestato sopra le solite false accuse attestiamo con giuramento che sempre siamo stati assistiti con tutta benignità et amorevolezza dal Marchese né a nostra notizia è giunto che habbi oppresso alcuno né dato il minimo dispiacere ad alcuno in questa giurisdizione di Monleale”.
Frattanto il sacerdote don Frascaroli viene chiamato ad audiendum verbum (a rapporto) dal vescovo e dovrà sostare nelle carceri vescovili a meditare le contrarietà del mondo ed in particolare che non era facile impresa accusare blasonati al potere. Volendo un raffronto con il don Rodrigo manzoniano constatiamo che quello residente nel celebre palazzotto sul colle in quel di Lecco, venendo la peste a far giustizia (come a modo suo commentava don Abbondio) finì i suoi giorni in giovane età, in un lazzaretto assistito da padre Cristoforo; mentre il residente sul nostro colle lo troviamo alla fine del secolo e precisamente nel 1690, ancora a vivere baldanzoso e signoreggiare a Monleale.
Così andava il mondo nel secolo XVII.

Principali fonti:
Siti istituzionali dei singoli Comuni
http://www.alessandriaturismopiemonte.it/ (Provincia di Alessandria)
wikipedia
www.terredelgiarolo.it
www.pescavolpedo.com
eventuali siti dei singoli monumenti