Sanità, fusione lenta tra le aziende. Ad Alessandria la temperatura è alta e le piastrelle scivolose…[Centosessantacaratteri]

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I sessanta giorni dall’approvazione della mozione presentata dal primo firmatario Domenico Ravetti sono trascorsi, ma alla scadenza del termine non c’è traccia della proposta di deliberazione della giunta al Consiglio regionale per accorpare l’Aso e l’Asl di Alessandria. Almeno questa è la sensazione che si prova quando si pone la domanda diretta.

“Vedremo nei prossimi giorni cosa capita” è la risposta laconica di Ravetti, presidente della Commissione regionale Sanità e acceso sostenitore della mozione approvata con 24 sì dei gruppi di maggioranza e dei consiglieri del M5S Paolo Mighetti, Federico Valetti e Francesca Frediani e 5 no dei gruppi di minoranza. Se questa è stata la conclusione della seduta del 7 novembre del Consiglio regionale, nelle settimane successive è sembrato che il processo prima dovesse subire una netta accelerazione, al punto da ipotizzare il via libera entro aprile proprio a ridosso della scadenza del mandato di Giovanna Baraldi, direttore generale dell’azienda ospedaliera ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’ di Alessandria, poi sono emersi i primi segni del raffreddamento. Al punto che a oggi non si ha alcuna conferma della elaborazione del documento.

Domenico Ravetti (Pd) dice di attendere lui per primo notizie dalla giunta regionale guidata da Sergio Chiamparino (Pd) e dall’assessore alla Sanità, Antonio Saitta (Pd). In casa del Partito Democratico davvero nessuno sa cosa sta accadendo? Difficile pensarlo. Magari è più facile che non si voglia rendere pubblica una situazione interna e una discussione quanto meno complessa sulla quale inoltre si scaricano le tensioni elettorali in vista del voto nazionale del 4 marzo per le politiche. Centrosinistra non compattissimo, centrodestra contro la proposta di unificazione in chiave di contrapposizione politica (di argomentazioni tecniche non si è quasi letto), il Movimento 5 Stelle che all’apparenza si divide, mentre la gestione quotidiana della sanità appare sempre più delicata.

Sanità, fusione lenta tra le aziende. Ad Alessandria la temperatura è alta e le piastrelle scivolose…[Centosessantacaratteri] CorriereAl 1

Il documento approvato dal Consiglio regionale è stato il frutto “della constatazione che i tentativi compiuti in questi anni per mettere in rete tutti i presidi sanitari per razionalizzare, qualificare e potenziare l’offerta per l’Alessandrino non hanno prodotto risultati soddisfacenti e che la cooperazione tra Asl e Aso è sempre stata debole per il prevalere delle esigenze delle singole aziende” si leggeva su una nota. “Le responsabilità di tale situazione – sono state le parole di Ravetti – non sono imputabili alle dirigenze delle aziende sanitarie ma alla specificità dell’Alessandrino. E l’accorpamento, in quest’ottica, non deve costituire la mera somma delle due realtà esistenti ma un’occasione di rilettura dei bisogni della domanda e dell’offerta di servizi basata su una riflessione su quanto si sta facendo nelle due aziende e sulle aree di miglioramento”. Per il momento il fronte del no e quello del si continuano a confrontarsi, mentre ad Alessandria, dove la polemica appare in crescita, potrebbe essere convocato a breve un Consiglio comunale aperto sul progetto di fusione fra l’azienda ospedaliera e l’Asl.

Intanto l’ospedale di Alessandria è sempre diviso fra attività di avanguardia, affanno della gestione ordinaria, scelte sul personale che fanno discutere a cominciare dall’utilizzo sempre crescente di dipendenti di Amos. L’Azienda multiservizi sanitari e ospedalieri, sede a Cuneo, è una società consortile a responsabilità limitata i cui soci sono l’azienda ospedaliera ‘S. Croce e Carle’ di Cuneo con il 34,93 per cento, l’Asl Cn1 (33,4 per cento), l’Asl di Asti (25,05 per cento), l’Asl Cn2 (4,18 per cento), l’azienda ospedaliera ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’ di Alessandria (2,44 per cento); i servizi sono erogati esclusivamente a favore dei soci in base a un affidamento diretto. All’interno del ‘Comitato per l’esercizio del controllo analogo’ di Amos siede Francesco Arena, direttore amministrativo del ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’.

E poi ci sono i problemi inattesi, come quelli registrati recentemente nel nuovo blocco operatorio. Dove è in via di completamento la copertura con un particolare tipo di linoleum delle piastrelle nella zona di lavaggio utilizzata dai chirurghi. Le piastrelle utilizzate in queste aree, benché a norma e antisdrucciolo, sono risultate scivolose. Da qui la decisione si procedere alla copertura con altro materiale. Il problema sarebbe emerso a qualche mese dall’inaugurazione del blocco che era stato collaudato nel novembre del 2013. Ma forse il nodo è proprio nel troppo tempo trascorso. Dopo il collaudo della struttura (realizzata sopra il Pronto soccorso) sono trascorsi ancora anni prima del completamento. Il nuovo blocco operatorio è stato inaugurato a fine giugno 2017 ed è arrivato a regime solo nei mesi successivi. La storia delle nuove sale operatorio dell’ospedale di Alessandria era iniziata nel 1996 quando viene finito lo studio di fattibilità. Nel gennaio 2008 iniziano i lavori, nell’agosto del 2011 il cantiere chiude. Ma prima di mettere la parola fine dovranno trascorrere anni.