CorriereAl va in vacanza: si riparte lunedì 21 agosto

CorriereAl va in vacanza: si riparte lunedì 21 agosto CorriereAlLa redazione e i collaboratori di CorriereAl si prendono qualche giorno di meritato riposo.

Gli aggiornamenti giornalieri del magazine ricominceranno lunedì 21 agosto, e per l’autunno vi preannunciamo anche alcune interessanti novità.

Vi invitiamo intanto a rispondere al nostro sondaggio, e a rileggere i tanti approfondimenti nel nostro archivio.

Ma soprattutto buone vacanze a tutti!

43 Comments

    • Buon Ferragosto anche a lei Graziella, preziosa editorialista e commentatrice! Sì, sono convinto che questa settimana servirà a tanti per rileggere interviste, approfondimenti e…pagelle!

      E. G.

  1. Spero di resistere fino al 21 agosto senza scambiare battute e commenti fino al 21 agosto. Buone vacanze a tutti. Sto già male……

  2. Buone vacanze al direttore e allo staff del giornale di cronaca più puntuale, veloce, davvero pluralista della nostra provincia. La mia vita da pensionato sarebbe più povera se non ci fosse il Corriere Alessandrino. E rinnovo i miei complimenti per le impaginazioni.

  3. Siccome io sono smorbio,me ne vado dopo il venti,prima di riprendere la pessima
    scuola.Odio l’atmosfera da si ricomincia di fine mese,pensionati a parte e no
    sono pochi.Pertanto qui sotto qualche puntata del Giornalino del prof.Gelindo alla Vamba non mancherà.Magari tre o quattro lettori li raccatto,direbbe un lom
    bardo non privo d’ingegno.Ma a rospo non rispondo…

    • Prof. saremo in due, io i miei giretti su Corrieral, me li faccio ….magari a ferragosto no, sarò ai fornelli come sempre nelle feste e non ho ancora il numero esatto dei posti a tavola …speruma ben che non faccia troppo caldo…che non faccia troppo fresco…che non piova …chiedo troppo?

  4. Poiché spesso si approfitta del periodo di ferie per leggere qualche libro, mi è venuta l’idea di inviare quotidianamente un breve brano poetico-letterario, affinchè in questi dieci giorni almeno l’anima non subisca un arido silenzio …
    ( preciso: niente chiesette, mammine, fiumicelli, fiorellini, ecc.)
    Oggi, venerdì, partirei da lontano…
    «Ma prima o poi ci sarà una nuova generazione di giovani che svegliandosi dal torpore, nel quale il potere li ha intrappolati, rovisteranno nelle soffitte impolverate dei loro genitori e troveranno uno zaino e un sacco a pelo e a questo punto andranno “lungo la strada” a riprendere il cammino interrotto».
    Jack Kerouac (da “On the road” – 1951)

  5. Riflessione del sabato.

    C’è un solo viaggio possibile:
    quello che facciamo nel nostro mondo interiore.
    Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta.
    Così come non credo che si viaggi per tornare.
    L’uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito,
    perché, nel frattempo, lui stesso è cambiato.
    Da se stessi non si può fuggire.
    Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio.
    Portiamo con noi la casa della nostra anima,
    come fa una tartaruga con la sua corazza.
    In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l’uomo
    un viaggio simbolico.
    Ovunque vada
    è la propria anima che sta cercando.

    Andrej Tarkovskij

  6. Bella idea,complimenti e grazie.Menomale che qualcuno si sottrae alla insoppor
    tabile batracomiomachia che continua a intasare Corriereal…Spero che GZL li
    lasci perdere e posti i suoi interventi qui sotto,come farò io.

  7. Memorabile paradosso di Saba sulla routine della vita coniugale, e non solo.
    INCOMPRENSIONE. Un uomo, uscendo da una stanza, spegne inavvertitamente la luce. Sua moglie, rimasta al buio, giustamente si arrabbia. Si calma appena egli le spiega di non averlo fatto apposta, che era stato un errore. E’qui invece che avrebbe dovuto arrabbiarsi, o almeno allarmarsi. L’incoscienza dell’atto permetteva – consigliava – un’interpretazione funesta. (Scorciatoia n. 41, da: Umberto Saba, Scorciatoie e raccontini, 1946).

  8. Considerazioni della domenica.

    L’uomo non è nato
    per tenere le mani
    legate al palo delle preghiere.
    Dio non pretende ginocchia umiliate
    nei templi
    ma gambe di fuoco che galoppano
    mani che accarezzano le viscere del ferro
    menti che partoriscano brace
    labbra che bacino.
    Dico che io lavoro
    vivo, penso
    e che quello che faccio è una buona preghiera
    e che a Dio piace molto
    e ne rispondo.
    E dico che l’amore
    è il miglior sacramento
    che vi amo, che amo
    e che non ho un posto nell’inferno

    Jorge Debravo

  9. Il 14 agosto nasceva Sibilla Aleramo, scrittrice e poetessa alessandrina.
    Poiché la finalità di queste incursioni letterarie è quella di contribuire al nutrimento dell’anima, quale pagina più opportuna di una lettera d’amore?

    “Tremo aspettando che tu mi scriva. M’hai amato, quei giorni. Oh, ma è la verità. Dino. So che se tu domani mi scrivessi che è stato un sogno, che ti sei svegliato, che non mi ami …
    Anche oggi, che povere frasi sciocche devo averti scritto. Ma stasera mi sembra che mai io mi sia sentita davanti all’amore una cosi piccola cosa oscura. Dopo tutto quanto ho vissuto e voluto, come mi trovo davanti a te! Amore mio, che ti potrò dare? T’adoro. E sento tutta la mia impotenza, non faccio che pensare a te Dino, provo qualcosa di tanto forte che non so come lo reggerò… Che cosa m’hai messo nelle vene? E sempre ho negli occhi quella strada col sole, il primo mattino, le fonti dove m’hai fatto bere, la terra che si mescolava ai nostri baci, quell’abbraccio profondo della luce. Dove sei, che mi sento cosi strappata a me stessa?
    Mi chiami, o m’hai dimenticata? Oh ti voglio, ti voglio, non ti lascerò ad altri, non sarò d’altri, per la mia vita ti voglio e per la mia morte, Dino, dopo questo non si può esser più nulla, oh, sapere che anche tu lo senti, che rantoli anche tu cosi. Mi aspetti, dimmi, mi aspetti, vero? Ti desidero e ho bisogno di te, saremo soli sulla terra. Bruceremo. Hai visto che siamo vergini, che qualcosa non ci fu mai strappato? Per noi. Più a fondo, più a fondo, ci mescoleremo allo spazio, amore mio. Dimmi che mi manca cosi il respiro perché mi chiami, perché mi vuoi……”

    – Sibilla Aleramo a Dino Campana, “Un viaggio chiamato amore”

  10. Gentile sig.ra,nel caso non l’avesse fatto,le consiglio e consiglio comunque a
    tutti il bellissimo libro di Sebastiano Vassalli “La notte della cometa”.
    A dopo,ragazzi…

    • mi associo al consiglio del collega. La biografia di Campana scritta dal compianto Vassalli è il suo capolavoro: dati storici oggettivi rivissuti dall’interno con lucida partecipazione. Subito dopo metterei il reportage, ancora attualissimo, sul razzismo dei sudtirolesi verso gli italiani nella provincia di Bolzano, e la vicenda di Antonia nella “Chimera”. Ricordo che a scuola, in quinta liceo linguistico, piacevano.

      • Di recente ho letto il libro di Laura Pariani “Questo viaggio chiamavamo amore” in cui vengono romanzati alcuni momenti della vita di Dino Campana. L’ho molto apprezzato, come del resto diverse altre opere della Pariani. Non conosco il libro di Vassalli, cercherò di colmare la lacuna, grazie per le segnalazioni.

  11. Anche il giorno di Ferragosto è doveroso un sentito ringraziamento alla Giunta della Regione Piemonte guidata dal Presidente Chiamparino del Partito Democratico che pure quest’anno non è stato in grado di affrontare il problema delle zanzare. Dopo sei anni di disastri e tre governi di incapaci a Roma,state dando spettacolo pure in Piemonte. I soldi dei contribuenti mi raccomando non usateli per i cittadini, ma pensate a papparveli come al solito. Prima o poi si andrà a votare……

  12. Ottima e pertinente segnalazione. “Pranzo di ferragosto” è un film fatto di niente, costato poco, indimenticabile. Vita quotidiana banale e insignificante, ma quale capacità di esprimere emozioni. Si vede o si rivede gratis su google.

  13. mercoledì 16 agosto
    la festa si è conclusa
    la musica è finita
    gli amici se ne vanno…
    No, non è Califano: è Julio Cortasar

    “E quando tutti se ne andavano
    e restavamo noi due soli
    tra bicchieri vuoti e posacenere sporchi,
    com’era bello sapere che eri
    lì come l’acqua di uno stagno,
    sola con me sull’orlo della notte,
    e che duravi, eri più del tempo,
    eri quella che non se ne andava
    perché uno stesso cuscino
    e uno stesso tepore
    ci avrebbero chiamato ancora
    a risvegliare il nuovo giorno,
    insieme, ridendo, spettinati.”

  14. Analisi testuale (mia) di SCUOLA
    Anche questa lirica di Sandro Penna (Perugia 1906- Roma 1977), evidenzia, come sempre in lui, la leggerezza del tocco. Una sestina concentratissima, di estrema sintesi e musicalità assoluta: scorre via come un ruscello in Val Varaita.
    SCUOLA
    Negli azzurri mattini
    le file svelte e nere
    dei collegiali. Chini
    sui libri poi. Bandiere
    di nostalgia campestre
    gli alberi alle finestre.
    (da “Poesie” 1927-38)

    – svelte: fa freddo.
    – nere: scure, il colore della divisa.
    – collegiali: la scuola è fuori dal collegio.
    – bandiere: simbolo.
    – gli alberi: iperbato con il soggetto in fondo.
    Troviamo tre enjambements: due forti che separano i complementi di specificazione, e uno debole che separa il complemento di stato in luogo figurato. La lirica deriva dal “sublime dal basso” del Pascoli simbolista (Contini), passato attraverso la mediazione di Saba, che fu il primo a scoprire Penna, nel 1930. Il titolo fa corpo col testo, consistente in due immagini lunghe, con in mezzo una breve, che spezza i versi 3 e 4. Collaborano alla fruizione il ritmo svelto dei settenari (accento sulla sesta sillaba); le rime ab/ab/cc: due alternate e una baciata; la densità semantica di ogni parola; il cromatismo dominante di colore sia espresso sia sottinteso; il movimento fuori, dentro, fuori, oppure esterno, interno, esterno. I passaggi sono taciuti, si colgono per deduzione (inferenza), per es.: l’uscita dal collegio, l’ingresso nella scuola, le scale, il corridoio, l’aula, il banco, l’insegnante, lo sguardo dei ragazzi ecc. Mancano i verbi: stile nominale, si fonda sul nome, pochi gli aggettivi. I sentimenti dei ragazzi sono indicati dalle due metafore: scuola/prigione; campagna/libertà; palesemente condivisi dal poeta. I pregi sono la freschezza e l’ immediatezza di una poesia fatta di niente, un disegno. L’iperbato finale col soggetto in fondo è una metafora: gli alberi visti dalle finestre dell’aula sono il simbolo della nostalgia per l’estate finita; metafora intesa sia come similitudine abbreviata (come le bandiere sventolando provocano allegria così gli alberi, visti dalle finestre, suscitano la nostalgia dei ragazzi, di quando giocavano liberi e felici in campagna), sia come spostamento di campo semantico, da quello del sentimento provato dai ragazzi a quello agricolo-arboreo.

  15. ____”mercoledì 16 agosto la festa si è conclusa”…._____ GIA’ E’ CONCLUSA ANCHE SE E’ STATA UN PO’ FATICOSA, MA AVERE FIGLI, NUORA, GENERO E TRE NIPOTI TUTTI INSIEME, E’ STATA UNA GIOIA AD OSSERVARLI NEL LORO CHIACCHIERICCIO CHE COMBINAZIONE AL 85% PARLAVANO DI SCUOLA APPENA TRASCORSA E QUELLA FRA POCO A VENIRE. CAMILLA IN 5° , SIMONE IN 4° E IVAN IN 1° … PARE (A SUO DIRE) NON SIA INTERESSATO PASSARE DALLA MATERNA ALLA PRIMARIA … e A SUO DIRE, LUI STA BENE DOVE STA…COMUNQUE QUESTE SONO LE GIOIE DEI NONNI. Ora vado in un mio pensierino del 16 agosto:

    Interessante l’intrattenimento culturale offerto da Enrica Bocchio e dal Prof. Bombonato in attesa della ripartenza di Corrieral. Un’idea originale partita da Enrica che coinvolgendo il Prof., a noi fedeli affezionati del giornale ci è stata regalata una novità gradevolissima . Grazie!

    P.S. – Prof. il commento “SCUOLA” mi riporta nei ricordi buoni della mia frequentazione scolastica e in quelle vecchie antologie degli anni 50/60 che io conservo con cura ….

  16. Ho ritrovato nel mio ordine disordinato un compito in classe, di quarta magistrale, quando, non essendo ancora stati inventati il saggio breve, l’articolo di giornale, il collage di brani di autori da ricucire, si assegnava, raramente, un tema libero. Ogni allieva sceglieva un argomento a piacere, e lo svolgeva, con la mente e col cuore, in un linguaggio spontaneo e immediato, vivo, proprio dell’età. Eravamo a metà degli anni Ottanta; l’autrice successivamente prese il suo meritato sessanta alla maturità, continuò gli studi a Torino; oggi è una professionista di alto livello, che lavora in un Ente pubblico socio-assistenziale, esercitando una funzione difficile e delicata. Chissà se esistono ancora delle adolescenti così, le quali esprimono con il sentimento la propria gioia di vivere e la trasmettono a chi ha la fortuna di essere loro vicino. TEMA IL CANE
    Il cane è un essere tenero a quattro zampe, ricoperto di pelo morbido lungo o corto, con il naso bagnato (indice di buona salute), lingua penzolante, dolce, quando ansima è penzolante, con i baffetti bianchi vicino ai labbrotti, occhi vispi ed espressivi, cuscinetti morbidi, rosa o grigi, sul retro dei zampotti, orecchie ritte se è attento, o pendenti (che aria tenera), solitamente ricoperto da uno strato di grasso (è cicciottino), voce invocante: bau può significare:” ho fame, ho sete, ho sonno; ma anche ti voglio bene”. Se ti vede arrivare da lontano, ti corre incontro, ti salta addosso per esprimere la sua gioia nel vederti, scodinzolando tutto contento. E’ nota la sua affettuosità, il suo attaccamento agli amici che gli vogliono bene. Bongo mi adorava. Il cane esprime il suo affetto con teneri leccotti su tutto il corpo, specialmente la faccia; se lo si accarezza, si gongola tutto e sorride con gli occhi. Non va sgridato né picchiato, perché piange e soffre; è infatti un essere molto sensibile. Oltre alle doti di affettuosità e sensibilità, egli possiede la vivacità, la capacità di rallegrare tutti, anche i più scontrosi. E’ un giocattolone, gli basta una pallina e gioca per tutto il giorno. E’ un “verde”: ama follemente la natura, adora correre nei prati, mangiare l’erbetta, fare la pipì vicino agli alberi, bere nelle pozze d’acqua che trova, annusare un po’ ovunque, insomma sa apprezzare le cose “alla buona” della vita. Oltre ad amare le cose “alla buona” della vita, ama anche le cose buone della vita, adora infatti far l’amore, con annusamenti vari… e se gli nasce un piccolino, se ne prende cura e lo lava con brusche leccatine. La lingua, dimenticavo, è un po’ ruvida, per questo quando lecca fa il solletico. Spesso, se abituato, vuole giocare con l’acqua; al mare nuota e, quando è bagnato, è tenerissimo: si agita tutto e si scrolla di dosso l’acqua con potenti scrolloni, innaffiando tutti quelli che gli sono vicino. Ha bisogno di amici che siano suoi simili, per questo deve avere numerose relazioni, altrimenti si deprime. Infatti è consigliabile a chi decide di tenere un cane, di prenderne due, saranno molto più contenti. Il cane ama a tal punto la persona con cui vive, che vorrebbe seguirla dappertutto, ma questo fatto non crea eccessivi problemi, in quanto si affeziona facilmente; se ci si deve assentare, basterà affidarlo a una persona qualsiasi, purché non lo maltratti. E’ autosufficiente, se si ammala si sa curare con le erbe, quando fa i suoi bisogni sa pulirsi da solo, e, se ha sonno dorme subito, e non necessita di alcuna cura particolare. Necessita solo di cibo e di affetto sincero, perché il cane è anche molto intelligente e sa comprendere se la persona lo ama veramente. Sa ricambiare le cure che gli vengono date con la sua simpatia e il suo affetto. E’ fedele, se lo tratti con dolcezza non ti abbandonerà mai. Può talvolta essere aggressivo, ma anche questa è una qualità: ti difenderà da chi pensa ti voglia fare del male; se incontrerà un gatto che gli sta sull’anima e si azzufferà, tornerà a casa con il naso graffiato. Sarà tenero e desideroso di essere consolato; coccolarlo sarà un’esperienza molto bella, anche perché ci si riesce quasi sempre. Infine la cosa più dolce che potrà offrirti, sarà un risveglio improvviso e burbero, che ti farà iniziare bene la giornata. Se è cucciolo, quando dorme vorrà sentire il tuo cuore o almeno la tua mano sul suo corpo, ma questo non può essere di peso, se si ama il proprio piccolo. E’ un poco buffo, un quadrupede peloso, con gli occhi da essere umano. E’ un cane. Matilde F.

  17. giovedì 17 agosto
    riflessione: meglio avere più rimorsi o più rimpianti?

    “Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita
    nella prossima cercherei di commettere più errori,
    non cercherei di essere tanto perfetto,
    mi negherei di più,
    mi rilasserei di più,
    sarei meno serio di quanto sono stato,
    difatti prenderei pochissime cose sul serio.
    Sarei meno igienico,
    correrei più rischi,
    farei più viaggi,
    contemplerei più tramonti,
    salirei più montagne,
    nuoterei in più fiumi,
    andrei in posti dove mai sono andato,
    mangerei più gelati e meno fave,
    farei più giri in calesse,
    guarderei più albe e giocherei di più con i bambini.
    Se mi trovassi di nuovo la vita davanti
    avrei più problemi reali e meno immaginari.
    Io ero uno di quelli che mai andavano da nessuna parte senza un termometro, una borsa dell’acqua calda un ombrello e un paracadute.
    Ah! se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.
    Se potessi tornare a vivere
    comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera e resterei scalzo fino alla fine dell’autunno.
    Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente e precisamente ogni minuto della sua vita.
    Certo che mi sono preso qualche momento di allegria.
    Ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
    Nel caso non lo sappiate,
    di quello è fatta la vita,
    solo di momenti.
    Non ti perdere l’oggi.”

    Jorge Luis Borges

  18. ha ragione Borges, giusta la riflessione di Enrica; peccato lo si capisca solo in vecchiaia, quando ormai è troppo tardi.

  19. Tutte le volte che scrivo qualcosa che supera le 3 righe,in qursti giorni di
    ordinaria follia,vin fuori che il numero è sbagliato.Proverò a procedere in stile garavelli e vediamo…

  20. Evidentemente qualche misteriosa divinità vuole da me uno stile da poesie zen
    per punirmi delle mie letture o riletture estive piuttosto corpose,tipo NOVAN
    TRE’ di Victor Hugo.Grande.

  21. venerdì 18 agosto
    oggi la riflessione è sulla società, con l’ironia e il disincanto di Lawrence Ferlinghetti.

    Il mondo è un gran bel posto
    in cui nascere
    se non v’importa che la felicità
    non sia sempre così divertente
    se non v’importa un po’ d’inferno
    qua e là, una volta tanto,
    proprio quando tutto va bene
    (perché anche in paradiso non è che si canti tutto il tempo)
    Il mondo è un gran bel posto
    in cui nascere
    se non v’importa che qualcuno muoia tutti i momenti
    o magari solo di fame
    per un po’ di tempo
    (il che non è poi tanto male, se non si tratta di voi )
    Oh il mondo è un gran bel posto
    in cui nascere
    se non v’importa molto
    di qualche cervello perso nelle alte sfere
    (su, ai posti di comando)
    o di una bomba o due
    di tanto in tanto
    sui vostri visi alzati
    o di simili contrattempi e di certe altre improprietà a cui va soggetta la nostra società
    con i suoi uomini distinti
    e con quelli estinti
    e i suoi preti
    e altri poliziotti
    e le sue svariate segregazioni, le investigazioni congressuali,
    le indagini parlamentari
    e altre costipazioni
    che la nostra sciocca carne eredita
    Sì il mondo è il miglior posto più per un sacco di cose come fare buffonate
    e fare l’amore
    essere tristi
    e cantare canzoni triviali
    e avere ispirazioni
    e vagabondare guardando ogni cosa
    odorando fiori
    e dare pizzicotti alle statue
    e persino pensare
    e baciare la gente e fare bambini e portare i pantaloni
    e agitare cappelli e ballare
    e andare a nuotare nei fiumi
    e fare picnic nel pieno dell’estate
    e insomma “godersi la vita”
    Già.
    Ma poi, proprio sul più bello
    arriva sorridendo l’imprenditore delle pompe funebri.

    • Siamo a Trieste nel 1921, Linuccia la figlia di Saba (la moglie si chiamava Lina) ha dieci anni. E’ la bambina di una volta, bambina bambina, quella che tutti i padri desiderano, non ha il cellulare né il computer e gioca con i vestitini della bambola.

      RITRATTO DELLA MIA BAMBINA
      La mia bambina con la palla in mano
      con gli occhi grandi colore del cielo
      e dell’estiva vesticciola; “Babbo
      -mi disse – voglio uscire oggi con te”.
      Ed io pensavo: Di tante parvenze
      che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
      posso la mia bambina assomigliare.
      Certo alla schiuma, alla marina schiuma
      che sull’onde biancheggia, a quella scia
      ch’esce azzurra dai tetti e il vento spande
      anche alle nubi, insensibili nubi
      che si fanno e disfanno in chiaro cielo;
      e ad altre cose leggere e vaganti.

      v.5: parvenze: aspetti fragili, trasparenti, delicati.
      v.7: iperbato col verbo in fondo al verso.
      v.9: scia: il fumo.
      v.11: insensibili: impalpabili.
      v.12: rima interna al verso, in anafora.
      Saba fu un padre molto affettuoso; qui usa gli endecasillabi sciolti (versi di 11 sillabe senza la rima; l’endecasillabo è il verso principe della lirica italiana). La poesia è quasi una similitudine; prima il concetto, poi le tre immagini. Notare l’inconsistenza tangibile dei paragoni, e il dominio dei colori chiari.
      “Cose belle e lievi ma volubili: immagini del suo carattere infantilmente ma deliziosamente capriccioso”: splendida annotazione dello stesso Saba. La leggerezza di una poesia delicata, la schiuma, il fumo che esce dai tetti, le nubi: colori dominanti l’azzurro degli occhi e del vestitino estivo (me lo immagino con un fiocco dietro), il fumo, il cielo; il bianco (i calzini, non detti, le scarpette di vernice, magari un cerchietto sui capelli) della schiuma marina e delle nuvole: anche qui i due colori si mescolano. Sembra una foto d’epoca, un quadretto. Nella sintassi le proposizioni relative e le inversioni (iperbati: cambia l’ordine delle parole nella frase: l’ordine canonico è: soggetto, verbo, complemento oggetto, altri complementi) servono ad elevare il tono, rispetto a un lessico semplice e quotidiano (lo stile rasoterra di Saba: Mengaldo).
      Due anafore (ripetizioni): schiuma e nubi; allitterazioni (ripetizioni di suono): vv.2/3: CI; vv. 6/7:SO; vv 9/10: SC. La musicalità dei versi cresce nella seconda parte, con andamento iterativo (le ripetizioni di parole), procurando una melodicità che culmina nell’ultimo verso. Notevole la commozione, non detta (ellissi: quando non si dice una cosa che resta sottintesa, e il lettore la deduce per inferenza) del padre alla richiesta della bambina. Mai una volta Laura mi chiese una cosa simile: mi sarei sciolto di tenerezza.

  22. che sia Ferragosto l’occasione per liberare il vostro bisogno di poesia?
    E’ raro ormai trovare persone che fanno della poesia un modo per alleggerire e migliorare la vita. Qualcuno, non so più chi, aveva sentenziato che la poesia è morta nel mondo moderno. Forse si è sbagliato. Più le cose vanno male più ce ne sarebbe bisogno. Così aveva detto Anna Andreevna Achmatova una poetessa russa che non fu fortunata nel suo paese.

  23. Camillo Sbarbaro(1988-1967) nacque e visse in Liguria. Fu assunto a insegnare latino e greco all’Istituto”Arecco” a Genova, prestigioso liceo dei gesuiti, poi allontanato perché rifiutò di iscriversi al partito fascista: gesto solitario, Sbarbaro infatti non si è mai occupato di politica. Il suo libro più importante “Pianissimo”, termine musicale, fu pubblicato nel 1914; lo riscriverà nel 1961, ma gli studiosi preferiscono la prima edizione. Un’altra raccolta, stampata nel 1955, “Rimanenze”, comprende un piccolo canzoniere d’amore: “Versi a Dina”, 5 poesie soltanto; Dina è un nome fittizio, la donna è reale.

    Ora che sei venuta,
    che con passo di danza sei entrata
    nella mia vita
    quasi folata in una stanza chiusa –
    a festeggiarti, bene tanto atteso,
    le parole mi mancano e la voce
    e tacerti vicino già mi basta.

    Il pigolio così che assorda il bosco
    al nascere dell’alba, ammutolisce
    quando sull’orizzonte balza il sole.

    Ma te la mia inquietudine cercava
    quando ragazzo
    nella notte d’estate mi facevo
    alla finestra come soffocato:
    che non sapevo, m’affannava il cuore.
    E tutte tue sono le parole
    che, come l’acqua all’orlo che trabocca.
    alla bocca venivano da sole,
    l’ore deserte, quando s’avanzavan
    puerilmente le mie labbra d’uomo
    da sé, per desiderio di baciare… (1931)

    E’ una poesia lirica, di timbro leopardiano, scritta in endecasillabi sciolti (senza la rima), con due quinari e un settenario. Ci sono gli iperbati (inversione del normale ordine delle parole), per motivi di ritmo, peraltro esile e delicato. Celebre lo splendido incipit. Nella prima parte troviamo l’epifania: la manifestazione, apparizione della donna, e l’intensa emozione del poeta al suo comparire. Nella terza strofa una specie di flash-back, l’attesa, inquieta e inconsapevole del poeta adolescente, che sentiva la pulsione sessuale, ma non sapeva come placarla. La seconda strofa è una similitudine: il pigolio dei pulcini nel nido, che tace all’alba è come il silenzio del poeta all’arrivo della donna. Tutta la prima strofa descrive la donna, che arriva leggera, quasi portatrice di salvezza (Beatrice) a un uomo triste e depresso, che tuttavia l’attende; da quanto tempo?
    La seconda strofa esprime la consonanza con la natura di Sbarbaro, che ha trascorso tutta la vita passeggiando nell’entroterra ligure a cercare i licheni, oltre a scrivere, dare lezioni private, e tradurre, classici greci, latini e narratori francesi .
    v.6: iperbato: il verbo è posto tra i due soggetti, parole e voce, la frase regge la secondaria finale “a festeggiarti”.
    v. 10: Balza il sole: l’arrivo della donna; notevole la forza del verbo.
    v. 15: che non sapevo: che pronome interrogativo (che cosa) complemento oggetto di sapevo, io soggetto sottinteso; mi affannava il cuore: iperbato.
    v.16: tutte tue: dedicate a te.
    v.v. 17/18: curioso enjambement, che diventa rima interna, di gusto leopardiano.
    v.19: le ore deserte, perché solo, abbandonato.
    v.21: da sé: da sole.

    Il significato complessivo qual è? In età adulta (43 enne), l’arrivo della donna lo ha modificato, ha ridato la voglia di vivere al poeta, dal carattere ombroso e solitario, lo ha rinnovato, motivato, aperto all’esistenza: il miracolo dell’amore che non conosce età.

  24. Sabato 19 agosto

    Il viaggio “on the road” iniziato dieci giorni fa sta per terminare: si intravede già il capolinea…

    «La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quello che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si era visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre».

    José Saramago

  25. Leonardo Sinisgalli

    I fanciulli battono le monete rosse
    Contro il muro. (Cadono distanti
    Per terra con dolce rumore) gridano
    A squarciagola in un fuoco di guerra.
    Si scambiano motti superbi
    E dolcissime ingiurie. La sera
    Incendia le fronti, infuria i capelli.
    Sulle selci calda è come sangue.
    Il piazzale torna calmo.
    Una moneta battuta si posa
    Vicino all’altra alla misura di un palmo.
    Il fanciullo preme sulla terra
    La sua mano vittoriosa. (1943)

    Si tratta di un gioco che facevo anch’io a Genova ai giardinetti davanti alla chiesa; usavamo le figurine, le biglie di vetro, oppure i tappi a corona delle bottigliette col pongo e con le facce dei ciclisti. Le bambine, rigorosamente separate e lontane (si fa per dire) giocavano a campana oppure alle figlie di Madama Dorè (fai un passo da…), che noi disdegnavamo: giochi da femmine, blah. Il gioco consisteva nel buttare uno alla volta una monetina contro il muro. Finito il giro, chi aveva gettato la sua moneta a meno di un palmo di distanza da una buttata da un compagno precedente, la prendeva come sua. Eravamo un gruppetto di 5/6. Non ti dico (preterizione: fingere di non dire una cosa e invece dirla con forza) le liti furibonde, per inventate violazioni al regolamento, e soprattutto per la misura del palmo, che dipendeva dalle dimensioni delle tue mani. Sinisgalli qui descrive la piazzetta del paese d’estate, con le madri pronte a chiamarti per la cena.
    – in un fuoco di guerra: (iperbole: esagerazione) per i maschi spesso i giochi, ancora adesso, sono come una guerra.
    – motti superbi: parole di sfida; con: “e dolcissime ingiurie” chiasmo (i due sostantivi agli estremi, i due aggettivi dentro alla frase).
    – dolcissime ingiurie: ossimoro (accostamento di due parole di significato opposto), non certo le parolacce che senti oggi.
    – la sera/incendia; enjambement (la frase non coincide col verso ma prosegue in quello successivo); qui crea un effetto di pausa perché è forte, separando il soggetto dal verbo.
    – incendia, infuria: verbi semanticamente rilevati (analogia: metafora caratterizzata dalla brevità dell’accostamento).
    – sulle selci calda è: soggetto sottinteso la sera, sul selciato.
    – come sangue: paragone, di valore cromatico, nel campo semantico di guerra.
    La poesia afferma quanto i bambini prendano sul serio i propri giochi collettivi, come fossero cose serissime, con impegno ed entusiasmo; la vitalità dei bambini (le femmine intanto sedute giocano a passaparola, pregustando la penitenza: dire, fare, baciare, lettera, testamento) si compenetra con la vitalità della natura. Colore dominante, detto o implicito, il rosso. Notare le rime negli ultimi 5 versi ((calmo/palmo; terra con guerra; assonanza con sera). Le grida appassionate di lotta e di contrasto, le ingiurie, le liti cambiano di segno, perché espresse dall’innocenza istintiva dei fanciulli (Barberi-Squarotti), diventando, agli occhi del poeta, dolcezza e grazia di accenti (le bambine, intanto, sempre sedute, fanno il gioco dell’anello). Il lessico e la sintassi sono semplici, come il paese, che Sinisgalli descrive in modo ellittico (cioè senza descriverlo; il lettore lo immagina tramite l’ inferenza). Si tratta di una breve poesia narrativa. Il verso prevalente è l’endecasillabo, con un paio di misure in eccedenza o in mancanza di sillabe. Potrebbe essere letta come un lungo climax (scala, gradazione ascendente) fino alla mano vittoriosa (le bambine intanto si riassettano la gonnellina perché, dopo essersi lavate le mani, devono apparecchiare la tavola). Molto curata e precisa l’aggettivazione (le bambine intanto stanno tagliando il pane. e pensano che il fratello farebbe meglio a farsi il bagno prima di cena). La poesia del giovane Sinisgalli è tradotta in un gioco di aneddoti e quasi pretesti minimi…tende a modi realistici (Mengaldo). Il commento è pressoché tutto mio, l’ho inventato e personalizzato, le bambine sono frutto dei miei ricordi infantili, diciamo quarta elementare/ prima media.

  26. Domenica 20 agosto
    Siamo sempre in pieno “Summertime”: l’equinozio d’autunno è ancora lontano.
    Il link di oggi è relativo ad una particolare coinvolgente interpretazione dell’omonimo brano: se ti lasci trasportare puoi riconoscere in sottofondo il ronzante brusio di mosche e tafani nei campi di cotone dell’Alabama. https://www.youtube.com/edit?o=U&video_id=mI0gY77y1Ro

  27. Grazie Graziella, a domattina. In realtà già oggi abbiamo un po’ anticipato la riapertura, con un po’ di Grigi che non fa mai male. A lunedì!

    E. G.

  28. Ho cercato di tenere duro fino al 21 agosto. Adesso però basta, esigo gli aggiornamenti in tempi rapidi. Ale’ CorriereAl !

  29. Perchè non è successo abbastanza per la serie FUORI DI TESTA?
    Una volta anche le Brigate Rosse andavano in ferie,adesso passò quel dì…
    Il calcio?Uffa…I grigi?Superuffa…Meglio le poesie.i libri,i quadri,la musi
    ca.Tutto il resto è merdaccia,canterebbero Califano e Fantozzi.

  30. Lunedì 21 agosto.
    Prima che il gallo canti esco dalla casa di Ettore ed Andrea in cui mi sono introdotta senza chiedere permesso ed in loro assenza, con lo scopo di mantenerla viva, attenta, recettiva.

    Durante questo “ viaggio” ho cercato di considerare la condizione esistenziale, la spinta generazionale, l’argomento religioso, la sfera emotiva, l’aspetto erotico, le papille gustative, il tema sociale, la psicologia della provvisorietà, la cattura dell’attimo fuggente, la sollecitazione musicale…

    Volutamente non ho voluto aggiungere date, biografie, luoghi, notizie varie che avrebbero potuto condizionarne la fruizione: ognuno avrebbe potuto approfondire poi per conto proprio, in base all’interesse ed allo stimolo recepito.
    A me interessava soprattutto condividere l’emozione che provo alla lettura di certe pagine; è indubbiamente una condizione personale, a cui non intendo mai obbligare nessuno: infatti non ho partecipato a commenti, analisi, consigli o altro, proprio per lasciare nella massima libertà i lettori che mi auguro abbiano gradito e si siano sentiti a proprio agio.

    Grazie a Ettore, grazie ad Andrea, grazie a tutti.
    È stato davvero un piacere.

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