9 come Dio [Numero di pagina]

9 come Dio [Numero di pagina] CorriereAl 1di Pietro Mercogliano

 

Le sorti del numero nove nella Storia delle Idee sono state generalmente legate a quelle del tre, almeno a partire dall’epoca cristiana: se il tre rappresenta naturalmente la Trinità, il quadrato di tre è ciò che la Trinità compie da Sé stessa ed è dunque il numero del miracolo; la stella a nove punte, che risulta dalla sovrapposizione dei triangoli equilateri della morte e della vita a quello del Mondo, è proprio una delle formalizzazioni visibili dell’inimmaginabile mistero della contemporaneità delle Nature e della soppressione degli opposti che è propria dell’idea che abbiamo della Natura divina.

Nove sono i giorni che per Esiodo separano la terra dal cielo e dagli inferi, nove sono per i teologi medievali le gerarchie delle Intelligenze che diciamo angeliche.

Straordinaria è la virtú dei numeri, che consente di simboleggiare per immagine 9 come Dio [Numero di pagina] CorriereAlgeometrica idee che in sé stesse sarebbero incomunicabili. E, se già l’idea della Divinità è inattingibile in quanto tale, l’idea cristiana dell’Umanità del Dio è particolarmente ostica per il nostro pensiero razionale in quanto eccezionale realizzazione della convivenza degli opposti.

Non pago dello sconvolgimento apportato dalla prima Venuta del Cristo, Fëdor Dostoevskij ne immagina una seconda in uno dei passaggi piú noti e complessi della sua opera. Si tratta del capitolo del Grande Inquisitore, del romanzo “I fratelli Karamazov”.

“I fratelli Karamazov” è una delle piú grandi cose che mai si siano scritte in una Lingua umana: un romanzo vasto e un vastissimo apologo sulla condizione dell’Uomo nel Mondo. I fratelli del titolo sono il figlio di primo letto Dmitrij e i figli di secondo Ivàn e Aleksej del vecchio Fëdor Pavlovič; il protagonista è effettivamente Aleksej, e non solo perché fin dalle fiabe il protagonista è il terzo figlio o perché molti aspetti narrativi suggeriscono che cosí sia: ma perché ci è noto come “I fratelli Karamazov” non fosse nelle intenzioni dell’Autore altro che il primo capitolo della grande biografia di Aleksej, che egli poi non giunse a portare oltre.

Ma non è possibile nel corso della lettura trovare un centro unico su cui affissare l’attenzione, perché ogni personaggio – e non solo i tre fratelli – si staglia individuale e necessario all’interno del mondo del romanzo.

Per esempio, è Ivàn che (parlando proprio con Aleksej) racconta la leggenda del Grande Inquisitore. Si tratta della trama di un poemetto che Ivàn stesso ha progettato di scrivere.

Il Cristo, quindici secoli dopo la prima, compie una seconda discesa nel nostro mondo sublunare: la storia si svolge nella Spagna della Santa Inquisizione. Il Cristo non viene mai chiamato per nome, ma si capisce che si tratta di Lui e la folla Lo saluta come suo Salvatore; ma, mentre il Messia è in atto di risvegliare una morticina dalla sua bara pronunciando le uniche Sue parole in tutta la storia (quell’«Alzati fanciulla» del Vangelo di San Marco che già Dostoevkij aveva citato in “L’idiota”), viene arrestato dalle guardie del Grande Inquisitore e condotto nelle segrete di Siviglia.

9 come Dio [Numero di pagina] CorriereAl 2Qui viene a trovarLo il vecchio prelato e Gli comunica la Sua condanna a morte. La colpa del Cristo è quella di aver tentato d’insegnare agli Uomini la libertà: ma il popolo non può essere in grado di usufruire di un dono tanto complesso e anzi ha bisogno di una forte autorità che gli insegni che cosa fare amministrandogli i beni materiali legati alla tentazione di Satana, nel costante tentativo di correggere la follia portata millecinquecento anni prima dal Cristo; proprio con Satana ormai da secoli collabora la Chiesa allo scopo di realizzare cosí la felicità universale. E lo stesso popolo che aveva acclamato il Cristo per le strade di Siviglia, avrebbe acclamato la Sua morte sul rogo in piazza l’indomani.

Allora il Cristo, per tutta risposta, Si alza e bacia le labbra del vecchio. Questi inizia a tremare e Lo caccia dalla segreta, in effetti liberandoLo, ma rimane – pur turbato profondissimamente – delle sue idee.

Aleksej ascolta fino in fondo la trama del poemetto del fratello. Poi lo rimprovera per diverse delle sue posizioni. Infine si alza e gli bacia le labbra con dolcezza.

Sulla leggenda del Grande Inquisitore molto s’è scritto: letteratura, saggi, musica. Le interpretazioni che si possono dare della strana storia sono davvero infinite. Certo è che essa c’impone d’interrogarci ancora una volta su di noi e su che cosa domandiamo per noi al grande mistero di Dio.

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