Molinari (Lega Piemont): “Per i clandestini gratis scuola, sanità, servizi sociali e luoghi di culto. Le altre Regioni del Nord dicono no: Chiamparino tace!”

immigratiCurare e istruire gratis gli immigrati clandestini: c’è chi si oppone e chi, come il Piemonte targato PD, tace, e si immagina acconsente. Il Piano Nazionale di Integrazione per i titolari di protezione internazionale, presentato dal ministero dell’Interno alle Regioni, ha suscitato le perplessità e lo sdegno degli assessori regionali con delega all’Immigrazione di Liguria, Lombardia e Veneto, ma ha mostrato un Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, “vergnosamente silenzioso”, secondo la Lega Piemont: “non tenta nemmeno di obiettare ad una proposta che, di fatto, obbligherebbe le Regioni a farsi carico delle spese sanitarie dei richiedenti asilo”.

All’ordine del giorno non pochi cambiamenti, che partirebbero dalla scelta del linguaggio da usare (bandita la parola “clandestino”), passando per la nascita di nuovi luoghi di culto, in particolar modo moschee, per arrivare alla scelta di addossare agli enti locali il compito di garantire agli immigrati assistenza sanitaria, educativa e sociale.

“Più che un piano di accoglienza ed integrazione – sottolinea Riccardo Molinari, Lega Nord: "Chiediamo l'elezione diretta del presidente della Provincia, e più potere alle comunità locali sull'immigrazione" CorriereAlsegretario nazionale della Lega Nord Piemont – una simile proposta ha i contorni di una resa nei confronti dell’invasione che l’Italia sta, ormai da troppo tempo, subendo.
Desta non poche preoccupazioni il silenzio della Regione Piemonte, che non ha mosso obiezioni ad un piano insensato che non solo non tiene conto delle difficoltà e dei disagi che quotidianamente gli italiani affrontano, ma assume addirittura grotteschi tratti di razzismo al contrario. Mentre Liguria, Lombardia e Veneto si oppongono a questa insensata pretesaprosegue – non è arrivata nessuna obiezione da parte di chi si dovrebbe occupare della Regione Piemonte e, ovvio, ma a quanto pare non così ovvio, dei suoi abitanti. La speranza, ora, è che anche il Piemonte si renda conto della follia proposta dal Governo, e opponga una seria resistenza ad un sistema che danneggia tutta la società, lucrando sulle spalle della povera gente ed esacerbando un quadro sociale già insostenibile”.

54 Comments

  1. “un animale da compagnia che lealmente, fedelmente obbedisce ai padroni”. Tale comportamento assottiglia sempre più i voti al PD e sigle fuoriuscite derivanti dal PD. Chiamparino e bella compagnia, non solo non sarà più eletto ma non riuscirà neppure a trovare una percentuale utile per essere eletto in parlamento. Non soffrirà perchè a Torno una cadrega da qualche parte gliele daranno. Ass. Molinari, questi non hanno ancora recepito un nuovo chiaro di luna che sta illuminando la notte sul paese.

  2. Ma Indebitator Chiamparino fa parte della stessa industria dell’accoglienza.E don Abbondio diceva che chi non ha il coraggio non se lo può dare.

    • Chiamparino l’onesto sindaco di Torino (città di idioti ) caporione onesto del Piemonte (regione di idioti).Offeso qualcuno:sinceramente me ne sbatto.

    • Quello che guida la Regione Piemonte con una maggioranza illegittima in quanto presentatasi alle elezioni con qualche centinaio di firme false….

  3. Chiamparino per ben tre anni consecutivi non è stato neppure in grado di fare il piano anti zanzare( stanziati solo un milione e mezzo di euro rispetto agli 8 della giunta Cota).

  4. Io mi chiedo francamente con quale coraggio si ribatta ancora questa penosa velina di segreteria, che continua a giocare su un finto equivoco, su cui la Lega è già stata (giustamente) bastonata nel febbraio di quest’anno dalla I Sezione Civile del Tribunale di Milano.
    Il documento del Ministero si intitola “Piano Nazionale di Integrazione PER I TITOLARI DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE” (chissà perché il grassetto nella seconda parte se lo sono dimenticati…!). Ripeto: “per i titolari di protezione internazionale”, leggasi: “persone che sono entrate LEGALMENTE in Italia come richiedenti asilo e lo hanno ottenuto in forza delle leggi internazionali e pertanto risiedono ora LEGALMENTE nel nostro Paese”.
    E invece ecco che, nelle sapienti mani di quei fini linguisti della Lega, diventa “per i clandestini”. Vorrei ricordare che questi giochetti non sono semplicemente patetici, ma profilano anche delle reponsabilità; in sede civile, se rivolti in generale ai richiedenti asilo (https://altreconomia.it/clandestino-lega-condannata/); in sede penale se rivolti ad uno specifico individuo, dal momento che dare del “clandestino” a chi non lo è significa calunniare una persona, accusandola di un reato che non ha commesso.

    • Buona sera sig Berta. Probabilmente per lei avere l’Italia invasa da qualche milione di CLANDESTINI aspiranti richiedenti asilo non è un problema. Per me e per qualche decina di milioni di italiani invece lo è. Si rilassi, perché tra qualche mese, appena il sig. Gentiloni si leverà dalle palle, la Lega sarà al governo e finalmente si potrà anche se faticosamente tornare leggermente alla normalità. Prima di dare del patetico agli altri impari a girare l’Italia ed il mondo e poi capirà cosa significa entrare legalmente o illegalmente in un Paese straniero( ovvero da clandestino). Inoltre sia anche un po’ meno prevenuto nei confronti della Lega, i problemi in Italia sembra che li stiano dando altri…….

      • No sig. Da Matti, non ci siamo. Le parole sono importanti e non se ne può fare strame contando sul dilagante analfabetismo funzionale. “Clandestino”, nel nostro Paese, NON è che chi decide lei o “qualche milione di Italiani”, ma chi incorre nel reato contravvenzionale previsto dalla L. 94/2009, stilata di proprio pugno dal suo idolo Maroni; proprio nel periodo in cui l’altro suo idolo Bossi – che all’epoca ce l’aveva ancora duro – stringeva brillanti rapporti culturali con le università albanesi. Chiamare 1000 volte una cosa con un nome diverso non la rende un’altra cosa, rende solo ridicolo chi lo fa. La storia è piena dei tentativi dei vari guitti di turno di costruire il proprio successo scaricando l’odio collettivo verso qualche obiettivo inerme e l’uso di appellativi falsi e degradanti è parte integrante di questa strategia: “terroni”, “untermensch”, “wop”, “greaseball”; c’è solo l’imbarazzo della scelta.
        La locuzione “titolari di protezione internazionale” e l’aggettivo “clandestini”, usati congiuntamente costituiscono un ossimoro; non ci vuole una grande prepararazione culturale, giuridica o linguistica per comprenderlo. E se lo si comprende e ciononostante lo si fa ugualmente allora significa che si è intellettualmente disonesti.

        • E’ proprio perché ho l’immensa fortuna di girare l’Italia, ma soprattutto il mondo, come una trottola e di avere quotidianamente rapporti con colleghi e studenti che vanno dall’Australia all’America Latina che provo una sentimento di nausea e repulsione nei confronti di chi non vede al di la della punta del proprio naso e fa scempio della nostra lingua in nome del proprio tornaconto.

          • Ecco, a parte il fatto che non ho idoli, sono contento che ha l’opportunità come il sottoscritto di girare il mondo. Allora provi ad entrare in America Latina o peggio ancora in Australia come quotidianamente le risorse boldriniane entrano ( SOLO) in Italia; sono assolutamente certo che le assestano un bel calcio nelle palle e la rimandano in Alessandria.

            • In Australia (che negli ultimi tempi si sta attirando le ire internazionali per la sua politica di chiusura) circa un milione di abitanti è costituito da Italiani, migranti o discendenti di quelli arrivati con le pezze al culo nella prima metà del ‘900 in cerca di fortuna (oggi si chiamano “migranti economici”). Nessun australiano, con le regole che ora si applicano, avrebbe diritto di stare in Australia, a parte ovviamente gli aborigeni. La piazza principale di Conzano (AL) si chiama “Piazza Australia” non per esterofilia, ma perché agli inizi del secolo scorso praticamente tutta la popolazione adulta e in età da lavoro del paese si è trasferita laggiù senza nient’altro che i vestiti che portavano addosso. Spesso anche senza documenti, entrando illegalmente – come avveniva negli Stati Uniiti – grazie all’intervento della ‘ndrangheta, che abbiamo ovviamente sempre portato noi Italiani.
              Il Brasile inoltre, Paese che conosco bene per molte ragioni, (Paese la cui ricchezza culturale consiste anche e soprattutto nell’avere uno dei popoli più meticci al mondo) sta portando avanti da anni una politica di avanguardia di integrazione dei migranti, che ne fa un modello internazionale.
              Già che gira il mondo, provi ad uscire dai resort del ClubMed e a guardare cosa c’è davvero intorno.

              • No no la tranquillizzo non ho mai frequentato resort fino ad oggi. Giusto per farle capire ho almeno una settantina di parenti in Argentina e mi reco almeno 2 volte l’anno negli Stati Uniti dove 7 anni fa è andato a vivere il cugino di mia cognata. Le garantisco di conoscere la storia dell’emigrazione italiana a menadito e mi incazzo parecchio quando sento paragonare gli emigrati italiani alle risorse boldriniane; lei, tra l’altro, che è un professore, quindi dotato di un certo spessore culturale, non mi cada almeno in questo errore. Ha citato il Brasile: il mio vicino di casa recatosi a San Paolo l’anno scorso per lavorare in una attività commerciale di proprietà di vecchi zii, è stato immediatamente rimpatriato a spese proprie appena ha cercato di stabilizzarsi in loco per LAVORARE! Non mi può paragonare l’emigrazione del 1910/ 1920 con l’invasione del 2017 in Italia! Su per favore un po’ di serietà!

          • Non so che Australia conosce Lei ma gli Australiani con i quali ho un rapporto di lavoro e di amicizia la smentiscono clamorosamente e sull’America Latina stendiamo un velo pietoso finché è possibile perché non è un esempio per nessuno,destra o sinistra .

            • Giusto per intenderci. La differenza tra il raccontare i fatti propri e l’esporre degli argomenti oggettivi sta nel fatto che nel primo caso si fa ricorso alle proprie esperienze individuali, che hanno – statisticamente parlando – un valore pari a 0; mentre nel secondo caso ci si basa su studi storici e indagini compiute su campioni statisticamente rappresentativi. Non ho dubbi che nel novero dei vostri parenti e amici vi siano solo persone onorevoli, ma la logica del “mio cuggino” non vale un fico secco nel momento in cui si parla di fenomeni collettivi. Io stesso ho amici ed ex fidanzate a cui tengo molto in molti luoghi della terra, ma non mi sognerei mai di utilizzarli per legittimare giudizi sommari su un certo Paese.
              Ciò che dico lo affermo non solo e non tanto per conoscenza diretta, ma perché è ciò che si evince da indagini come queste: https://news.vice.com/it/article/mafia-calabria-ndrangheta-australia ; http://www.gazzettadelsud.it/news/calabria/221789/laustralia-piegata-ormai-da-decenni-ai-voleri-dei-boss-della-ndrangheta.html
              e da studi seri come questo: https://books.google.it/books?id=_TmZZz946EEC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false
              che mi è capitato di leggere.
              Parlando del Brasile, infine, sapete qual è la più grande città italiana del mondo? Avete risposto Roma? Sbagliato! È San Paolo del Brasile, che con i suoi 6 milioni di abitanti è più di tre volte la nostra capitale. Giusto per farvi capire di cosa stiamo parlando.

                • Esattamente 6 milioni di abitanti di origine italiana molto laboriosi che non hanno mai rotto le balle a nessuno a differenza delle risorse boldriniane. Le dico di più: ho una decina di colleghi o ex colleghi di origine meridionale che negli anni 60 sono emigrati a Dortmund e Francoforte salvo poi per rientrare dopo una ventina di anni in Italia e nell’alessandrino. Ebbene, professor Berta, quando partivano dalla Basilicata o dalla Sicilia sapevano dove andavano a LAVORARE, dove andavano a dormire, quanti familiari si portavano dietro e soprattutto erano certi di non girare tutto il giorno con le cuffiette e le Nike belle e nuove o la bicletta appena fottuta chiaro? Adesso lei che è un professore ha capito si o no ?

                  • Se lei ritiene le esperienze personali di valore uguale a zero allora non faccia il professore! Le statistiche farlocche e di regime quelle si’ che non contano una mazza! Giri di più tra la gente!

                    • Ritengo che quando si fanno affermazioni che hanno pretesa di generalità ci si debba basare su dati e campioni statisticamente significativi e che le singole esperienze individuali, raccolte senza alcun criterio metdologico, non abbiano in ciò alcuna rilevanza. E con me lo ritiene l’intera comunità scientifica. Sono in buona compagnia.
                      Qui http://www.limesonline.com/i-buoni-affari-delle-mafie-ditalia-in-brasile/87575?prv=true se le interessa c’è invece la storia di quelli che – nel suo personale mondo dei sogni – non hanno mai rotto le balle a nessuno: http://www.limesonline.com/i-buoni-affari-delle-mafie-ditalia-in-brasile/87575?prv=true

                    • Professore il mondo dei sogni è il suo. Io e le persone normali viviamo la realtà di tutti i giorni e non ritengo ci siano comunità scientifiche che possono affermare che i milioni di italiani sparsi per il mondo( ed io ne conosco parecchi di ogni ceto sociale) siano dei picciotti da paragonare alle risorse boldriniane che approdano in Italia a farsi mantenere a scrocco. Le ripeto, esca un po’ di più di casa, e parli con le persone anche con quelle meno snob: hanno parecchio da insegnare anche ai professori come lei.

                    • Ma per vedere gente che gira a vuoto e non fa una mazza dalla mattina alla sera, lei professore, ha bisogno dell’avvallo della comunità scientifica? Ha visto ad Ellis Island i documenti che ripercorrono l’emigrazione italiana ed irlandese negli USA degli anni 20? Scusi eh, ma che cavolo sta dicendo?

                    • RdM non solo ho visto Ellis Island, ma sono iscritto da tempo agli archivi di Liberty Ellis Foundation. E soprattutto, a differenza sua, ho gli strumenti e le conoscenze per comprendere dei documenti storici (andare ogni tanto in vacanza negli States e chiacchierare con il cugino d’America non trasforma in studiosi, così come aver fatto il morbillo non ci trasforma in medici…). Gli immigrati italiani, semplicemente, non sono mai stati né meglio né peggio degli immigrati di qualsiasi altra parte del mondo. La storia ci insegna che ogni volta che si sono innescati grandi flussi migratori si è assistito – in qualsiasi parte del mondo – all’arrivo di grandi masse di persone molto eterogenee; di esse una maggioranza silenziosa (negli USA ieri, così come in Italia e in Europa oggi) ha sempre cercato di sopravvivere onestamente nel migliore dei modi, mentre una piccola, ma molto rumorosa, minoranza ha spesso fatto casino, screditando la maggioranza silenziosa di cui sopra.
                      La differenza tra le persone civili e le mandrie di bifolchi in cerca di un nemico è che le persone civili sanno esercitare l’arte del discernimento, che è propria del pensiero evoluto; sanno che le persone per bene non potranno mai fare le spese di eventuali crimini perpetrati da loro compatrioti delinquenti. Le persone civili sanno che chi ottiene un provvedimento di protezione internazionale non solo non ha mai commesso crimini, ma è soggetto – nel proprio Paese – a rischi enormi per sé e per i propri cari.

                    • L’immigrazione italiana in Brasile nell’ottocento era un fenomeno però opposto a quello che viviamo oggi.
                      Era infatti voluta e sovvenzionata direttamente dal governo Brasiliano.
                      Pagavano viaggio e offrivano lavoro certo e mal pagato, in una terra sostanzialmente disabilitata.
                      L’immigrazione governativa favoriva l’arrivo di famiglie piuttosto che di persone sole ed esisteva anche per motivi razzisti.
                      Persone impoverite, anche dell’unità d’Italia, partivano alla ricerca di futuro, Ma era un fenomeno molto diverso a quello di oggi.
                      Direi opposto.
                      Il numero di italiani in tutto il Brasile ad oggi è di 304.000 persone.

                    • Indubbiamente si tratta di fenomeni con molte differenze; non fosse altro perché è trascorso più di un secolo. Ma vorrei ricordare che l’inizio dell’esodo verso il Brasile avvenne negli anni ’70 dell’800, quando l’Imperatore Pedro II pose fine alla schiavitù e si iniziò ad utilizzare gli europei agricoltori come rimpiazzo degli schiavi nelle piantagioni (e su questo troviamo invece terribili assonanze con quanto avviene oggi nelle terre amministrate dal caporalato).
                      Sul numero di persone è bene che ci intendiamo: il numero di poco più di 300.000 italiani fa riferimento ai soli non naturalizzati, le stime dell’Ambasciata Italiana sono invece ad oggi di circa 25 milioni di oriundi italiani in tutta la nazione, di cui 6 milioni solo a San Paolo. In altre parole gli italiani in Brasile sono molto pochi solo se consideriamo lo IUS SOLI (che vige peraltro in Brasile), il quale ha consentito a quasi tutti gli italiani, di nascita o di sangue, di acquisire la cittadinanza brasiliana. Se invece riteniamo come unica principio valido lo ius sanguinis – come vorrebbero i leghisti – allora dobbiamo considerare i 25 e rotti milioni di cui sopra come italiani a tutti gli effetti. Basta mettersi d’accordo.

                    • Ah lei ha gli strumenti e le conoscenze mentre io no? Ahahah guardi che fa ridere! Se è stato ad Ellis Island e difende l’invasione di nullafacenti allora non ha capito una mazza caro professore! Agli inizi del ‘900’gli italiani che arrivavano a New York venivano sottoposti a scrupolose visite mediche e soprattutto sapevano dove andare ad abitare e dove andare a LAVORARE per MANTENERSI ha capito? Oggi se ti presenti negli Stati Uniti senza i relativi permessi e gli spieghi che sei andato lì a cercare lavoro ti rimpatriano a calci in culo! Lo sa? Io non vado solo a chiacchierare con il cugino ( che tra l’altro è un ingegnere molto conosciuto) ma ho parenti di terza generazione che fanno l’avvocato a Brooklyn che se permette di emigrazione ne capiscono giusto qualcosa più di lei. Mi scusi ma lei è un po’ troppo convinto di avere la verità in tasca e a mio avviso è un perfetto incompetente. Le consiglio per la terza volta di informarsi meglio, di essere meno prevenuto, e magari di studiare meglio perché ad oggi non mi sembra tanto afferrato in materia. Se vuole le posso dare qualche lezione, gratuitamente si intende.

                    • Professor Berta adesso mi tira fuori pure lo IUS SOLI! Le devo rispiegare cosa succede agli italiani che oggi si presentano in Brasile sostenendo che sono lì per lavorare? Per la seconda volta, li rispediscono in Italia spese proprie. Con l’emigrazione di cent’anni fa non c’entra nulla,chiaro? Il contesto di allora tra l’altro era quello di un Paese enorme quasi disabitato, c’era posto anche per me e lei insomma. Oggi no.

                    • Secondo un recente rapporto dell’OCSE uno dei principali indicatori dell’analfabetismo funzionale è la predisposizione a giudicare la realtà soltanto a partire dalla propria personale esperienza e l’incapacità di reperire informazioni più vaste, che non provengano dal proprio vissuto o da fonti elementari (es.1: “un giapponese mi ha rubato il portafogli = i giapponesi sono dei ladri”; es.2: “mio cuggino che è tanto una brava persona è di Brescia = quelli di Brescia sono tutti onesti” ecc.). Mi sa che con quelli come lei le lacune culturali sono così profonde che è una battaglia persa.
                      Aggiungo solo che nel mondo in cui mi muovo io si è abituati a parlare con dati e riferimenti precisi – che infatti ogni volta fornisco puntualmente, com’è d’uso tra persone civili – i quali legittimano le proprie affermazioni. L’intercalare con espressioni da buzzurro come “ha capito?” o slogan da minorati privi di qualsivoglia riferimento oggettivo, invece, non aggiunge alcuna credibilità, ma squalifica soltanto chi utilizza certi infimi livelli di confronto. Lo ius soli, per inciso, è in vigore in Brasile, così come in quasi tutto il nord e sudamerica e spiega – per l’appunto – la discrasia tra i dati numerici su riportati.

                    • La invito inoltre a riflettere bene – se ne è in grado – sulla locuzione “avere la verità in tasca”. L’invito, che prima ho fatto, ad esercitare l’arte del discernimento è esattamente il contrario di ciò. Rifugiarsi in formule idiote come “noi eravamo tutti buoni e andamo là per lavorare, loro sono tutti scansafatiche e vengono qui per scroccare” vuol dire esattamente pretendere di risolvere realtà maledettamente complicate con sillogismi che pretendono di derubricare fenomeni complessi a slogan da gara dei rutti.

                    • Professore i termini buzzurro ed anafalbeta funzionale non le fanno onore. Io pongo dei fatti oggettivi ed incontestabili mentre lei insulta. Abbia pazienza ma, ha di nuovo fatto una figura da cioccolataio. Se vuole le do anche lezioni di bon ton, per le politiche migratorie mi arrendo, non capirebbe una mazza neanche tra cent’anni!

                    • Riflettendo in maniera umile le faccio presente che il problema immigrazione in Italia non lo stanno risolvendo gli ultimi 4 governi che magari lei ha pure votato vista l’ostilità che nutre nei confronti della Lega. Vede, cercando di denigrare gli altri parlando di rutti dimostra di essere oltre che un incompetente anche un po’ in malafede dal momento che neppure mi conosce.

                    • Non mi permetterei mai di giudicare lei, anche perché lei resta rigorosamente anonimo e non so chi sia. Ma ciò che dice sì, ovviamente. E in ciò che dice non c’è proprio nulla di oggettivo, dal momento che non ha dato uno straccio di fonte, mentre io ne ho fornite a suffragio di ogni mia singola affermazione. Vorrei ricordare che tutto parte da un comunicato stampa (di cui lei non è responsabile, chiaramente, ma che lei sostiene) che vergognosamente tenta di confondere persone aventi diritto di protezione internazionale (e quindi incensurate, in pericolo e legalmente presenti sul nostro territorio) con clandestini. Tutto qui.
                      Comunque sono d’accordo sulla sua ultima affermazione. Il problema non è stato risolto e non siamo nemmeno lontanamente vicini ad una soluzione. Ma so per certo che la soluzione non sta negli slogan muscolari dei leghisti, nelle ruspe, nei rimpatri forzati e in tutti quei proclami da bulli di paese di cui si riempiono la bocca i vari arruffapopoli; anche perché – come è noto – NON possiamo rimpatriare pressoché nessuno, dal momento che abbiamo accordi in tal senso soltanto con 3 (diconsi TRE) Paesi africani.

                    • Ok professore allora sarà d’accordo con me che basta fare ciò che fanno tutti gli altri Paesi ovvero non lasciarli sbarcare. Comunque io, non sono affatto anonimo in quanto ho scritto il mio nome e cognome circa una mezza dozzina di volte. Adesso concediamoci una pausa perché sono 24 ore che discutiamo di questo argomento. Buona serata. Paolo Cairo.

                    • Buona serata a lei Paolo (non avevo mai letto il suo nome, mi spiace). È tutto maledettamente più complicato; ma non importa, tanto non sarà nessuno di noi due a risolvere la situazione.
                      Mi chiami Mauro però. Non uso mai titoli accademici al di fuori del lavoro. A presto

  5. tranquilli!
    intanto tra poco arrivano i cinesi, senza bisogno di essere salvati dalle acque, e vi mettono tutti in riga; lavorare a tacere d’ora in avanti, neri e bianchi non importa.

    • Sarebbe il male minore, almeno i tripponi come Napolitano finirebbero di prendere tre pensioni alla faccia dei poveri italiani…..

    • Sono della stessa opinione del signor Rospo.Quando i cinesi avranno completato la campagna acquisti,per salvaguardare i propri cospicui interessi,prenderanno tutti i fancazzisti nazionali e internazionali e li manderanno a lavorare dove più servirà. Alla faccia dei diritti umani che non interessano a nessuno.

      • la campagna acquisti l’hanno già cominciata con Inter e Milan e andranno avanti ancora con aziende simbolo dell’italianità, ristoranti tipici, maison di moda, alberghi di lusso e via discorrendo. Alla fine della vicenda dovremo andar da loro a cavare il cappello, rassegnandoci a lavorare come dei negri.
        Nel contempo noi avremo rifiutato e mandato indietro i negri, che sono i soli che si rassegnano ancora a sudare a quanto pare. Ci terremo però i calciatori di colore, pagati dai cinesi, dato che i nostri ragazzi (gli eroi come facciamo troppo presto a chiamarli) di sudare ne hanno sempre meno voglia e non reggono la concorrenza fisica nei confronti di atleti nel vero senso della parola.
        Quando ero ragazzo ad Alessandria e sobborghi vi erano una ventina di società calcistiche che partecipavano ai campionati giovanili della FIGC, senza contare quelle del CSI di area cattolica e della UISP comunista.
        Adesso cosa è rimasto? Di pover famån-ni avrebbero detto i nostri vecchi.
        Rendetevi conto di ciò che avete in mano prima di minacciare guerre. Ricordatevi come è andata a finire quella volta che volevamo spezzare le reni ai greci.

        • Scusi signor Rospo ma in Alessandria gli unici negri che sudano sono quelli accoccolati davanti ai supermercati con il cellulare in mano e la cui fatica consiste nel dire “buongiorno signore”.Poi ci sono altri “sudati”nei parcheggi gratuiti,e poi ci sono quelli con le “scarp de tennis” bianchissime,le magliette impeccabili e il pantalone ben stirato che sudano,altroché se sudano.La stessa cosa mi è capitata a Como da parenti.Puntatina al centro e una risorsa ogni 20 metri ma senza vendermi alcunché:Buongiorno signore e niente che meritasse un obolo.Mi siedo in un bar per leggere “il Giornale ” e in circa 45 minuti mi assillano con le loro richieste altre 17 o 18 risorse,quelli che ci pagherebbero le pensioni.Poi nel week-end spariscono dal centro e vanno al mercato per rompere i coglioni ad altri.Mi scusi se mi permetto ma il suo idealismo sarà smentito proprio dai cinesi.

          • scusi sig. Claudio, forse sarebbe meglio che lei non perdesse tempo a leggere il Giornale al bar, ma si impegnasse di più a guardarsi attorno. Vedrebbe, come ho visto io, della gente dalla pelle scura che fa il manovale di muratore, altri, come ho visto a casa mia, che montano ponteggi in modo perfetto ed in poco tempo, lavorando a cottimo dal mattino presto fino alle 20,30 di sera e, dopo la mia domanda su come mai non se ne tornavano a casa per cenare, hanno risposto che dovevano per forza finire il lavoro perchè l’indomani mattina dovevano trovarsi a Finale Ligure per montare un altro ponteggio più grosso del mio.
            Se poi volesse dare un’occhiata alle serre dei cinesi, che dicono di voler produrre le verdure che servono ai loro ristoranti, vedrebbe all’opera con la zappa dei giovanotti neri coma la caligine, assunti dagli stessi cinesi che, evidentemente hanno capito che i negri sanno lavorare e sudare meglio e più di loro.
            Mi creda, per i nostri giovanotti viziati che stanno davanti alle macchinette dei bar con il sacchetto delle patatine in mano, come il bar dove magari lei è seduto a leggere il Giornale, si profilano tempi molto rischiosi, forse anche peggiori di quelli che dovranno affrontare gli immigrati, che in quanto a pretese non hanno ancora raggiunto il livello dei nostri. Sarà una guerra fra poveri, ma purtroppo i poveri meno attrezzati sono i nostri.

            • aggiungo ancora una domanda, sig. Claudio:
              come mai anche nella scintillante Padania ci sono realtà lavorative totalmente affidate a manodopera immigrata? Vada a vedere nelle fonderie bresciane quanti giovanottoni neri ci sono, vada a vedere nelle stalle padane, anche qui vicino a noi, quanti stranieri, Ucraini, Moldavi, Romeni, Indiani, Pakistani, Cingalesi, Egiziani, negri di ogni razza. Se non ci fossero loro non potremmo più bere neppure un litro di latte, caro sig. Claudio. La merda delle mucche ha un grosso difetto: puzza.

              • Vede signor Rospo, quando decido a 71 di sedermi ad un tavolino di bar in riva al lago vorrei solo prendermi un momento di meritata pausa.Se Lei uscisse 5 minuti dallo stagno e si asciugasse gli occhi vedrebbe quanto è enorme la sproporzione tra gli immigrati che lavorano (ai quali auguro ogni bene) e quelli che non fanno nulla o delinquono ,categorie largamente maggioritarie.Coraggio,esca a vedere la realtà poi torni pure a nuotare.

                • sa cosa temo sig. Claudio, e mi dispiace?
                  Che la proporzione da lei citata sia destinata ad invertirsi, con i negri che trovano posto di lavoro e gli autoctoni che stanno a guardare.
                  Per il resto non mi ha risposto. Per esempio: il costo del latte della nostra Centrale. Alla stalla viene pagato 0,33 euro al litro, mentre al banco del supermercato 1,65. Non le pare che ci sia un discreto margine di ricarico? E questo grazie ai negri che lavorano nelle stalle e grazie ai contadini che sudano ancora nei campi. Non certo per quei bianchi di razza pura che operano negli uffici della Centrale o siedono nei Consigli di amministrazione. Ci rifletta su un attimo.

                  • Rifletto sul fatto che alla Centrale non del latte ma quella dove arrivano i treni i “sudati” sono più portati al coltello che alla zappa e ce ne sono tanti.Porte aperte a chi lavora (e contratto regolare altrimenti è schiavismo) e fuori i delinquenti e i parassiti.

                    • in fatto di delinquenti e parassiti, chi ne ha di più di noi? In Italia fra invalidi fasulli, furbetti del cartellino, lavoratori (si fa per dire) che sei mesi prima di andare in pensione si fanno triplicare lo stipendio per avere un vitalizio doppio, presidenti di consiglio comunali che si fanno assumere dagli amici come dirigenti senza neppure avere un ufficio ed una sedia ove sedersi solo per frodare l’ente pubblico, medici che certificano il precario stato di salute di gente reduce dalle ferie, malati che dovrebbero stare a letto e che invece vanno a giocare al pallone, abbiamo un campionario infinito che si allarga ogni giorno di più. Speriamo che i negri e i cinesi non imparino troppo alla svelta le nostre malsane abitudini.

  6. Vede esimio Rospo di gente che Ella descrive ne abbiamo a iosa tra i nostri nativi.Ecco il motivo per evitare di accoglierne altri da fuori.Anche considerando che la nostra eroica magistratura è pronta ad assolverli con una serie di sentenze una più stupida dell’altra.

    • solo per informare chi scrive che bisognerebbe ricacciare i neri in mare e mostrando muscoli posticci minaccia sfracelli contro i clandestini, vorrei far notare che siamo ancora adesso, dopo più di tre mesi alla ricerca infruttuosa di un certo “Igor” nonostante l’impiego di 700 o 800 membri delle forze dell’ordine, su un territorio padano piatto come un biliardo, che non è nemmeno lontanamente paragonabile per esempio al supramonte sardo.
      Per inciso vorrei far sapere che proprio in questi giorni un nero occupato presso una impresa edile nostrana incaricata di un lavoretto in una chiesa di culto cattolico, uno che di nome fa Mohammed e quindi – presumo – non cristiano, sentendo un altro operaio dei nostri,che lasciandosi sfuggire un’imprecazione, ha fatto un velato riferimento alla Madonna (gli è scappato un p… madocina in dialetto) ha avuto il coraggio di correggerlo dicendogli: “tu non offendere la mamma di Gesù”. Eravamo in chiesa noi che ascoltavamo e siamo diventati tutti zitti di colpo.

      • Bravo Mohamed,persona educata ma Igor il “russo” è proprio il frutto di una accoglienza indiscriminata e di una magistratura superficiale e inadeguata.E sappiamo tutti come si svolgono certi concorsi,non facciamo finta di niente per difendere chi è indifendibile.

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