7 come la magia [Numero di pagina]

7 come la magia [Numero di pagina] CorriereAl 3di Pietro Mercogliano

 
Molte sono le ipotesi che possono essere (e sono in effetti state) avanzate sulle motivazioni che hanno portato il numero sette a esser letto da molte Culture come un elemento mistico. Una delle piú convincenti – nonché delle piú note anche a livello divulgativo – è che, in antichi sistemi di numerazione in base sessanta, il sette fosse il primo numero che non consentisse la divisione intera della base di numerazione (il sessanta si può dividere per tutti i numeri da uno a sei ma non per sette senza dare resto); viene quindi a trattarsi di un numero che per sua natura si presentava come diverso da ogni altro, e legato all’idea di un suo definirsi che si situa al di fuori dell’ordinata dimensione aritmetica del mondo sensibile.

Cosí il sette finisce per rappresentare quasi un mediatore fra ciò che si può e ciò che non si può quantificare: ed acquisisce perciò il valore di numero mistico e rituale. Ed investe cosí trasversalmente i mondi religiosi e quelli magici, finendo per divenire simbolo di per sé: tanto che a qualunque pseudo-setta o religione da romanzetto basta ripetere sette volte qualsiasi cosa per apparire misticheggiante quanto basta.

Uno dei periodi storici che maggiormente s’è nutrito di simbologie e pseudo-simbologie è quello della Francia rivoluzionaria e napoleonica: nell’intento di sostituire al vecchio credo una nuova ritualità laica e intellettuale, furono creati (o magari recuperati dal mondo classico od arcaico con operazioni di archeologia culturale a volte anche ben rigorose ma spesso nutrite di curiose fantasie) simboli e riti che attingevano ecletticamente a tutto il patrimonio numerologico che l’Occidente forniva come sopravvivenza piú o meno sepolta.

Una delle questioni apparentemente bandita come superstizione ma in realtà presentissima era quella della magia: che spesso era trattata velatamente come oggetto curioso o sotto la forma di una qualche sua manifestazione particolarmente nascosta.

Per fare un esempio. Il fiorire della letteratura epistolare proprio in questo periodo è certo dovuto al fatto che questa fu in effetti epoca particolarmente prolifica di lettere autentiche, perché le condizioni sociali e materiali del momento consentivano una simile prolificità: e questo basterebbe magari a spiegare perché fiorissero in contemporanea anche cosí tanti romanzi costruiti sotto la forma di scambio epistolare creato ad arte; ma potrebbe esserci dell’altro: in un periodo in cui ogni superstizione era bandita e sostituita da ritualità razionali, la lettera acquisiva fascino per la sua facoltà magica di agire a distanza sull’affatturato che la riceveva.

Altro esempio. Il Libertinismo, cosí tipico di quest’epoca, ha del magico la facoltà di realizzare l’unione degli opposti: razionale ed irrazionale si fondono in un indistinto primordiale.

Può apparire interessante – dopo aver scorso queste tesi che possono sembrare (e 7 come la magia [Numero di pagina] CorriereAlforse sono in effetti) forzatamente campate per aria – considerare come il piú importante romanzo epistolare francese di questo periodo sia stato scritto da uno dei piú noti e influenti libertini e che costui su cose di tale e ben superiore profondità doveva pur riflettere, dal momento che era Maestro Venerabile di una delle Logge del Grand’Oriente di Francia: Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos.

Il suo “Le relazioni pericolose” (prima edizione 1782) narra le imprese di un nobile libertino, il Visconte di Valmont, che cerca di conquistare la graziosa purezza della Signora de Tourvel aiutato dalla Marchesa de Merteuil. In realtà costei non è una semplice aiutante, ma una vera e propria guida che grazie all’azione a distanza delle lettere riesce a muovere le azioni del Valmont.

7 come la magia [Numero di pagina] CorriereAl 2Prima lo spinge a conquistare Cécile de Volanges: costei è un’educata fanciulla che ha appena terminato gli anni di formazione in convento e attende di convolare a giuste nozze col suo promesso, uomo su cui la de Merteuil vuol vendetta per questioni sue. Entra a questo punto in campo un buon giovanotto di cui la dolce Cécile s’innamora: il Visconte si propone di fare da intermediario fra i due, ed intanto fa il suo proprio giuoco presso la fanciulla.

Dopodiché riesce anche nel suo primo intento con Signora de Tourvel, ma la Marchesa lo spinge a chiudere anche questa relazione. Allora il Visconte rivolge le sue attenzioni alla Marchesa stessa (con la quale, per la verità, aveva già in passato – nemmeno a dirlo – avuto ben a che fare). Il finale è inevitabilmente moraleggiante, ma mai privo della notevole sapidità che fa grande tutto il libro.

Si tratta di un romanzo molto famoso, che ora però non va troppo di moda: se è difficile trovare una persona di media cultura che non ne abbia sentito parlare almeno una volta, è però anche difficile trovare un giovane che l’abbia letto7 come la magia [Numero di pagina] CorriereAl 1 a meno che non sia stato costretto da qualcuno di una generazione piú grande. Ed è un peccato: sia perché potrebbe invece incontrare assai agevolmente il gusto della nostra epoca, sia perché è in generale una lettura piacevole e profonda.

Può anche essere un libro adatto a questa stagione, e se ci si vuole soffermare al solo livello di trama (perfettamente fruibile di per sé e già da solo rivelante sul genio dell’Autore) è anche un’ottima lettura da vacanza estiva. Sarà poi quasi impossibile non rimanere folgorati e non tornare, in periodo di minor svago, a ragionarci su.

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