Petrozzino (Presidio Borsalino): “Benvenuti a Casa Amica: trait d’union tra l’ospedale e la nuova vita dei nostri pazienti”

Petrozzino (Presidio Borsalino): “Benvenuti a Casa Amica: trait d’union tra l’ospedale e la nuova vita dei nostri pazienti” CorriereAlCasa Amica alla fine non riusciamo a visitarla direttamente, per il migliore dei motivi: nel week end è appena stata utilizzata (“come succede quasi sempre: abbiamo già ospitato una settantina di pazienti con famiglia in due anni”), e ovviamente deve essere riordinata. Ma la narrazione del dottor Petrozzino è più che esaustiva, e travalica certamente i confini medico-sanitari, per accompagnarci in un viaggio attraverso la riabilitazione, in totale empatia con chi soffre, e necessita certamente di cure specialistiche, ma anche di vicinanza umana: “spesso qui arrivano dei malati in condizioni gravissime, e dopo degenze anche lunghe se ne vanno degli amici, pronti a tornare a lottare per la vita”.

Salvatore Petrozzino è da dieci anni (ossia dall’apertura della struttura) il direttore di Dipartimento del Presidio Borsalino, di cui la struttura di Medicina Fisica e Riabilitazione di terzo livello è il vero ‘fiore all’occhiello’: punta di diamante non solo della sanità alessandrina, ma anche piemontese, e certamente con pochi eguali in Italia.

Giardino sensoriale, pista di atletica, terapia con animali sono alcune delle specificità Petrozzino (Presidio Borsalino): “Benvenuti a Casa Amica: trait d’union tra l’ospedale e la nuova vita dei nostri pazienti” CorriereAl 1del Presidio Borsalino, nel cui reparto di Medicina e Riabilitazione di terzo livello vengono ricoverati ogni anno circa 100 pazienti, in tutti in condizioni molto serie, talora gravissime: “il 40% in genere è vittima di traumi, che vanno dalla caduta in casa per gli anziani, all’incidente in auto, all’infortunio sul posto di lavoro. L’altro 60% di ricoveri è di persone con problemi vascolari, o di altra natura”. Parliamo, per intenderci, di persone che possono avere 15 come 70 anni, e che per qualche ragione diventano diventano paraplegiche o tetraplegiche, e non riescono più a muovere le braccia e/o le gambe: “proprio lunedì scorso – sottolinea il dottor Petrozzino – si è celebrata la Giornata nazionale della Persona con lesione al midollo spinale, che è un modo importante per accendere i riflettori su una condizione di malattia in cui tutti un giorno potrebbero trovarsi, e che necessita della massima attenzione, di adeguati investimenti in innovazione, ricerca e terapia, ma anche di un approccio basato su forte umanità, da parte del personale medico e paramedico chiamato ad occuparsi di questi malati, ma anche dei parenti e della comunità nel suo insieme.

Petrozzino (Presidio Borsalino): “Benvenuti a Casa Amica: trait d’union tra l’ospedale e la nuova vita dei nostri pazienti” CorriereAl 2Casa Amica, realizzata grazie ai contributi della Fondazione Uspidalet, cerca di rispondere a questa esigenza di forte umanizzazione: “è un appartamento, certo, una struttura quindi. Ma rappresenta anche un luogo di passaggio psicologico, il ‘ponte’ tra una lunga degenza ospedaliera, e il ritorno a casa di una persona che, comunque, durante il percorso di malattia è cambiata, e necessita di un nuovo approccio con il mondo circostante”. Per questo, un week end ‘lungo’ (in genere dal venerdì al lunedì mattina) trascorso dal paziente all’interno di Casa Amica, in compagnia del o dei famigliari che poi vivranno con lui, consente al paziente stesso, prossimo al congedo ospedaliero (“ma parliamo naturalmente ancora di un ricovero, a tutti gli effetti: compresa la disponibilità di medici e paramedici per qualsiasi emergenza”) di misurarsi con la sua nuova condizione, i suoi limiti, le sue necessità.

“Dentro la Casa – spiega Petrozzino – il paziente e il o i famigliari hanno Petrozzino (Presidio Borsalino): “Benvenuti a Casa Amica: trait d’union tra l’ospedale e la nuova vita dei nostri pazienti” CorriereAl 3la possibilità di misurare davvero le necessità della persona, nella quotidianità. Mi riferisco a questioni di sicurezza fisica, prima di tutto. Ma anche psicologica, e di ‘navigation’ all’interno dell’abitazione. Dove tutta una serie di sensori ci consentono di ‘misurare’ di volta in volta le difficoltà e i bisogni, che sono sempre individuali, e di fornire il supporto più adeguato”. Un progetto, quello di Casa Amica al Centro Borsalino, che ha pochi eguali in Italia: “Non è semplice domotica, ma un vero esempio di intelligenza artificiale applicata alle esigenze di chi si appresta a vivere una nuova vita, necessariamente diversa da quella precedente. Fondamentale da questo punto di vista è sia la collaborazione con la struttura di ricerca interna all’ospedale, guidata dal dottor Maconi, sia il contributo di società di consulenza esterna: soprattutto ingegneri informatici”.

Ovviamente la domanda che sorge spontanea è: sì, ma dopo? Come si fa quando il paziente arriva a casa? Quanto costa allestire una sorta di Casa Amica a livello domestico, e chi paga?
“In realtà Casa Amica serve a testare le esigenze della persona, e a renderla consapevole – precisa il dottor Petrozzino -: una volta arrivati a casa serve più togliere, ossia rimuovere ostacoli, che non aggiungere chissà quali strumenti o tecnologie. Può essere sia necessario ‘ridisegnare’ qualcosa nell’arredo e negli strumenti, ma a livello minimale: in quel caso la spesa è, a meno di situazioni particolari, a carico del paziente e della famiglia, sia pur con agevolazioni Iva”.

Altra riflessione, altrettanto concreta: in un contesto di costanti tagli di risorse alla sanità, esiste il rischio che anche una realtà così importante e particolare come la struttura di Medicina Fisica e Riabilitazione di terzo livello del Borsalino (di cui Casa Amica fa parte) si debba confrontare con scelte che possono ridurne la funzionalità? Petrozzino non ha dubbi: “non deve succedere: noi non somministriamo pillole, ma cerchiamo di aiutare persone che arrivano qui in condizioni sempre difficilissime, talora disperate, a intraprendere un percorso, che è sempre personale. Ed è fisico, ma prima ancora psicologico. Per questo c’è chi necessita di una permanenza di tre mesi, chi di sei o di otto: e sono situazioni che possono solo essere vissute e analizzate di volta in volta. Ovviamente quando il paziente torna a casa mantiene con il Borsalino un rapporto costante, anche affettivo: viene monitorato, sa di poter far conto su di noi in qualsiasi momento”.

Non solo: il Presidio Borsalino sempre più si ‘apre’ all’esterno, consapevole gallese_2016che il percorso riabilitativo non è solo fisico, ma anche culturale, e spirituale. “E’ il concetto di accoglienza – sorride Petrozzino –, di apertura. Una volta al mese, ad esempio, l’Unitre di Alessandria organizza qui da noi interessanti lezioni, che coinvolgono sia i pazienti che i nostri operatori. E proprio lunedì prossimo (oggi per i lettori, ndr) siamo lieti di accogliere il vescovo di Alessandria, Guido Gallese, che ci ha proposto una visita, e la celebrazione qui da noi di una messa pre pasquale, con distribuzione dell’ulivo: noi lo accogliamo con grande piacere, e sarà un momento bello, di condivisione e di armonia per tutti: credenti e non credenti”.

 

Ettore Grassano

 

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