Massimo Marchese: “Ad Alessandria la cultura continua ad essere un optional: speriamo che dopo le elezioni….”

Massimo Marchese: “Ad Alessandria la cultura continua ad essere un optional: speriamo che dopo le elezioni….” CorriereAldi Eleonora Scafaro

 
Massimo Marchese è un musicista di fama internazionale, ma profondamente alessandrino.  Fece scalpore, un anno fa, l’intervista con cui, senza mezzi termini, l’artista attaccava un certo establishment politico culturale cittadino, muovendo una serie di critiche forti e circostanziate. Oggi, a distanza di tempo, è cambiato qualcosa? Marchese, che Alessandria la ama e la vive, quando non è in giro per il mondo per concerti ed esibizioni, non sembra aver sostanzialmente cambiato opinione.

“Non mi pare che nel frattempo sia cambiato molto: stessi volti, stessi Il mesto balletto per Palazzo Rosso [Centosessantacaratteri] CorriereAlmetodi. Questa amministrazione non ha avuto assolutamente un progetto culturale per la città e, soprattutto non ha investito in cultura e il problema fondamentale credo sia dovuto non tanto al dissesto, ma a scelte politiche ben precise legate ad una buona dose di incompetenza. Gli amministratori di oggi pensano che far cultura in una città si limiti a realizzare qua e là qualche evento culturale (talvolta mascherato da sagra paesana), dopodiché il nulla. Purtroppo la cultura non è questo o, almeno, non solo questo. Fare solamente una politica dell’evento culturale non costruirà mai nulla”.

Marchese 2Massimo Marchese è affermato a livello internazionale e vanta una lunga carriera che l’ha portato a lavorare e collaborare con alcune delle più famose formazioni di musica antica e ad esibirsi come solista in giro per il mondo. Ha all’attivo diciotto pubblicazioni discografiche, otto come solista Si avvicina giovanissimo allo strumento iniziando con il M° Jakob Lindberg e conseguendo il diploma presso il “Royal College of Music” di Londra.

Insomma, un po’ l’idea di come funzionano le cose al di fuori di Tanaro e Bormida ce l’ha.

Sempre in viaggio per concerti, si è esibito in Giappone per un mese di seguito, con masterclass e lezioni universitarie sul rapporto tra musica e poesia nel Seicento italiano. Poi San Jose in Costa Rica per un concerto ed una masterclass.

Massimo Marchese si è dedicato allo studio della musica antica “quando Massimo Marchese: “Ad Alessandria la cultura continua ad essere un optional: speriamo che dopo le elezioni….” CorriereAl 2ancora la musica antica non esisteva”. Come direttore artistico e consulente musicale ha firmato numerosi festival e rassegne musicali tra cui il Centro Italiano di Musica Antica di Alessandria nel 2004 con il quale organizza e dirige il Festival Europeo di Musica Antica – Piemonte Orientale fino al 2014.

Ma Massimo, fermo non ci sa stare: “Dopo il world tour del 2016 con tournée in Asia, Europa e Sud America, apparentemente ci sono stati alcuni mesi più tranquilli, almeno dal punto di vista concertistico – spiega Massimo. Questi mesi lontano dai palchi mi hanno permesso di preparare nuovi progetti, sia concertistici che discografici. Ad aprile uscirà un cd solistico molto particolare, dedicato sempre al liuto, però di musica contemporanea di Roman Turovsky Savchuk, compositore ucraino che vive a New York. Ha scritto moltissimi brani per tutti i tipi di liuti, quelli rinascimentali, barocchi, arciliuto e tiorba in uno stile ucraino settecentesco. Il cd sarà pubblicato da una nuova casa discografica, la ‘ Da Vinci Edition’ che ha sede ad Osaka e che distribuisce in tutto il mondo. Un altro progetto discografico che ho realizzato in questi mesi riguarda un cd dedicato al repertorio inglese del periodo elisabettiano relativo al primo manoscritto inglese per liuto stilato tra il 1588 e il 1595. Questo cd dovrebbe uscire tra l’estate e l’inizio dell’autunno e sarà pubblicato per Brilliantclassics, con la quale ho già realizzato una serie di cd”.

Nel futuro del musicista, tante sono le iniziative in campo, iniziando dalla ripresa dell’attività concertistica. “I prossimi concerti spazieranno nuovamente dall’Europa al Sud America, sia in qualità di solista che in altre formazioni”.

Il primo giugno sarà in Spagna per la Fondazione Segovia in duo con un flautista barocco, poi America Latina dove si snoderà una lunga e impegnativa tournée tra Cile, Messico e Perù.

“Per quanto riguarda il Cile e il Perù, sarò impegnato come solista e come docente in masterclass in diversi conservatori, mentre in Messico collaborerò con Zintzuni Cardel, soprano messicana specializzata nel repertorio barocco”

Marchese 1Questo tour in particolare ha un qualcosa in più. Sui giornali e sui social sudamericani attendono Massimo Marchese come una vera e propria star, considerato il liutista più importante del nostro tempo.

“Poi viaggerò tra la l’Italia e la Francia e a novembre sarò nuovamente protagonista nella City di Londra per presentare il mio ultimo cd dedicato al primo manoscritto inglese”.

Il 26 maggio uscirà anche un cd molto particolare cui Marchese ha collaborato, un lavoro totalmente diverso dal solito e, soprattutto, lontano dal repertorio a cui è solito avvicinarsi “ma che mi ha dato molte soddisfazioni, soprattutto per aver collaborato con musicisti importanti nel loro settore. La band in questione è la Rhapsody of Fire, forse il principale gruppo di musica metallica che ha voluto, per l’uscita del loro prossimo album, ‘Rhapsody of Fire, Legendary Years’, usare strumenti antichi come il liuto e i flauti dolci. Sono davvero onorato di aver partecipato a un progetto così importante”.

Eppure Marchese Alessandria non riesce a dimenticarla, o meglio non vuole. E continua a sperare che qualcosa possa cambiare. Ma come? Lui qualche idea ce l’avrebbe: “Per fare una battuta che, a mio avviso, rende bene la situazione: gli eventi finiscono alle venti, poi tutti a casa e il giorno dopo di nuovo il vuoto assoluto fino al prossimo evento. Far cultura, per me, significa altro. Significa creare una serie di sinergie tra vari interlocutori come, ad esempio, l’Università. Creare un polo museale che funzioni davvero e interagisca con i cittadini (gli alessandrini quasi non sanno cosa sia il museo Borsalino, tanto per dire), avere una Massimo Marchese: “Ad Alessandria la cultura continua ad essere un optional: speriamo che dopo le elezioni….” CorriereAl 1biblioteca funzionante a tutto campo e non che faccia letteralmente ‘acqua da tutte le parti’, un teatro che sia degno di questo nome e così via”.

Sul teatro, in particolare, il cui pieno rilancio fu ‘simbolo’ della campagna elettorale dell’attuale sindaco Rita Rossa nel 2012, Marchese ha idee precise: “Capisco le molteplici difficoltà che si sono incontrate a causa della chiusura forzata di questi anni (in cui la situazione culturale italiana è nettamente crollata), ma se ci fosse un progetto vero, il teatro Teatro Comunale di Alessandria: nostalgia o rottamazione? CorriereAlpotrebbe diventare il polo culturale della città, anche senza funzionare al massimo delle sue possibilità. A mio parere il teatro dovrebbe essere ‘il cuore’ della cultura alessandrina, dal quale far partire tutto. Mi piace pensare ad una città con un teatro ‘aperto’, polivalente, dove si possano recuperare spazi in ogni zona della città, dalla periferia ai sobborghi, anziché abbandonarli e farli cadere a pezzi. Mi piace pensare ad una città dove ogni cittadino possa cibarsi di cultura in ogni angolo in cui si trova, da una piccola piazza alla Cittadella. Sogno, ad esempio, che una piazza come Santa Maria di Castello, il cuore della storicità alessandrina, possa diventare la sede principale di una stagione estiva. Una sorta di Agorà in cui gli alessandrini si ritrovino e vivono appieno la loro città. Riabituare il pubblico alla cultura non sarà sicuramente facile, ma gli alessandrini sanno rispondere e apprezzare le cose belle, se gli vengono offerte”.

Una città culturalmente fiorente – continua Marchese – rappresenta una ricchezza enorme per tutti, anche dal punto di vista economico. La cultura è l’immagine di una città: meno cultura = più degrado! Invertiamo la rotta con meno degrado = più cultura, ne gioverebbero tutti gli alessandrini e non solo gli addetti ai lavori”.

Il musicista conclude con un appello ai candidati al ruolo di sindaco di Centro destra alessandrino 'ai ferri corti'. Cava: "non mi candido". Torna l'ipotesi 'grande coalizione'? CorriereAl 1Alessandria alle prossime elezioni di giugno: “Mi piacerebbe sentire qualche candidato ‘coraggioso’ dire che tra le priorità della città c’è anche la cultura, perché con la cultura si possono combattere anche questioni come la sicurezza e tanto altro. Candidati sindaci, non sottovalutatela”.

32 Comments

  1. Bentornato Prof., pare una ovvietà questo detto ma calza a pennello: “nessuno è profeta nella propria patria”, ….o perlomeno “SOLO ALCUNI non sono profeti nelle propria patria”, se poi non ha un riferimento politico da ossequiare o amici nel potere locale, i cosiddetti alti papaveri che sono sopra al potere locale non va da nessuna parte. A quanto sopra ci aggiungo: “se non è accomodante, lecchino, falso da arruffianarti certe “mezze calzette” del cosiddetto potere , anzi è persona corretta, di carattere da non accettare compromessi o direttive inaccettabili, in fondo cultura di alto livello è arte, è fregato. ORA: solo il 12 giugno sapremo in che mani la città e noi cittadini si cadrà. Chiaro è che chiunque diventi sindaco, qualunque sia il colore partitico della coalizione vincente, forse è tempo che gli assessori non siano imposti dai partiti, dagli amici degli amici ma dovrebbe essere il sindaco che assume ogni responsabilità a scegliere persone con ognuna la professionalità delle deleghe che verranno assegnate …. Questa città che esce da un feudalesimo profondo in ogni settore della sua vita, ha diritto ad avviarsi verso un rinascimento?

  2. Ma non c’è qualche ricco privato, Fondazione, sponsor, associazione culturale che può e vuol donare alla città un Festival di Musica Antica?
    Attirerebbe turismo di qualità e quindi ricchezza.
    Non mi sembra impossibile. Anche la Chiesa, per esempio, potrebbe metterci del suo.
    Come per Aldo Brizzi, la musica di questi artisti meriterebbe di essere divulgata.
    Perchè la bellezza sia per tutti.

    • Alessandria ha, e da otto anni, un festival internazionale di musica antica, Un festival fatto di grande musica, grandi interpreti, grande impegno organizzativo, grande fatica per reperire i contributi economici necessari ( ma il valore e la serietà del progetto non sono passati per fortuna inosservati alle fondazioni che generosamente hanno scelto di appoggiarlo). Un festival che vanta la presenza, come ensemble ospite in residenza, de L’Archicembalo, indicato dalla più accreditata critica di settore come uno dei migliori gruppi barocchi presenti nel panorama musicale internazionale. Il nome del Festival? “Alessandria barocca”. Si svolge da giugno a dicembre nelle chiese ed edifici storici di Alessandria e provincia e in questi otto anni ha attirato è coinvolto pubblico non solo cittadino e provinciale, ma proveniente de tutta Italia e da buona parte dell’Europa, con relativo collaterale circuito turistico… Stupisce e, francamente, dispiace che lei non si sia accorto di nulla…

      • Chiedo scusa per gli errori di battitura dovuti alla fretta e , sinceramente, a quel poco di nervoso che deriva dalla constatazione che si parla e si scrive tanto, ma, qualche volta, a sproposito e che manca sempre e comunque l’attenzione vera verso le proposte culturali che guardino un po’ oltre il personale orticello di ciascuno.

        • Certo Alessandria è ricca di iniziative bellissime e di cultura.
          Sede di un conservatorio che offre appuntamenti eccellenti, c’è il concorso internazionale di Chitarra Classica, il Festival Echos, Alessandria Barocca, Amici dell’organo, eccetera.
          Io in realtà volevo solo sostenere le proposte del Maestro Marchese, che stimo, anzi vorrei ascoltarlo in un concerto in città, vorrei che divulgasse anche ai non esperti la sua arte, accolto come merita.
          Solo questo.
          E ho citato anche il musicista Aldo Brizzi, compositore alessandrino di fama mondiale.
          Vorrei vederlo dirigere un’orchestra in Alessandria.
          Tutto qui. Spiace per i suoi toni.
          Complimenti per quello che fate, nell’interesse anche dei distratti.

  3. Nonostante il nostro passato,l’Italia non è certo tra i paesi più accultura
    del mondo,anzi…I Paesi e i continenti citati nell’articolo parlano chiaro e
    non sono una sorpresa per chi segue la Musica.Poi ci sono lande particolar
    mente desolate come Alessandria,matrigna di persone stimabili come lei,di
    cui condivido in pieno le idee e spero che un giorno vengano prese in seria
    considerazione.

  4. Splendide idee e splendidi progetti che potrebbero essere messi in campo. Peccato che, proprio chi ci governa ed amministra, non abbia la minima idea di cosa sia e quanto importante sia per una società la cultura!
    Beh, io fiduciosa continuo a sperare…

  5. Caro Massimo,la parola CULTURA esiste eccome nei programmi elettorali,peccato siano in pochi a conoscerne il significato.La qualita’ della maggior parte degli eventi proposti in citta’,hanno sempre piu’ le sembianze della sagra paesana(con tutto il rispetto per sagre e tradizioni!).CULTURA e DISABILI sono le due parole piu’ indegnamente abusate in vista delle elezioni,dimenticarsene il giorno dopo e’ un fatto….culturale.

  6. Ciao Massimo l’argomento cultura deve stare a cuore a tutti gli alessandrini e non solo. …i politici locali dovrebbero occuparsene seriamente affrontando l argomento con coraggio pensando ma sopratutto credendo che in una società civile e preparata ai cambiamenti ci voglia in primis una cittadinanza colta e che sia un dovere amministrativo trattare tale argomento con un progetto a lungo termine!!!!!
    La cultura può spaziare tra vari settori e argomenti. …la musica..il cinema. ….Il teatro. ..lo sport….la culinaria. ….Possono essere molteplici ma non devono essere limitati a dei semplici eventi temporali!!!!
    A me rimane difficile prnsare che un artista apprezzato e riconosciuto in tutto il mondo non possa trovare uno spazio come merita in una città come la nostra che non pullula di artisti! !!!!
    Sono convinto che troverai uno spazio al più presto in progetti culturali che riguarderanno la nostra città.

  7. Bel contributo al meglio della Cultura, quella che tocca il cuore e fa pensare. Un solo suggerimento a chi ci governerà a breve: “cultura” è moltissime cose, è aiutare a capire la pittura, la scultura, la musica, l’architettura, l’urbanistica, la letteratura, il teatro, il cinema, le nuove tecnologie, le tradizioni particolari legate all artigianato, alla cucina e potremmo continuare…. Una Amministrazione degna del termine “amministrare” dovrebbe, nell’arco di cinque anni, favorire un po’ tutti i comparti, perchè i cittadini sono tanti, con sensibilità ed esigenze differenti. Da dimenticare l’approccio “cultura (e solo qualche pezzettino) uguale promozione turistica e commerciale del territorio”… Abbiamo visto che si tratta di un approccio sbagliato e spero se ne tenga conto nei prossimi programmi elettorali. Sullo specifico mi attendo moltapiù attenzione e capacità di promozione della “musica antica” della “classica” nelle sue sonorità migliori… E’ chiedere troppo?

  8. Tanti spunti dall’intervento di Massimo Marchese. Io credo sia importante la valorizzazione delle risorse locali. Creare eventi di più ampio respiro che guardino al di là di Alessandria. Il famoso ‘traingolo industriale’ non è più tale e, sfruttando il Monferrato, si può trasformare in un ‘triangolo culturale’, implementando anche i collegamenti. Quindi si parla anche di trasporti. Tornando alla cultura, è chiaro che bisognerà attingere a contributi straordinari.La valorizzazione delle individualità locali deve essere anche legata al recupero della storia di Alessandria. Penso all’ex ospedale militare, il sito archeologico di villa del foro, i resti del castello di casalbagliano, palazzo cuttica, gli affreschi medioevali della cgiesa di castellazzo, la cittadella, la valfrè, il teatro e, poi, piazza della Libertà con il recupero dei resti dell’ex Cattedrale di san piettro. Sedersi a un tavolo per potere arrivare ad un obiettivo comune con individualità locali,fondazioni e con i cittadini. Il problema è l’impegno economico per il recupero di queste realtà: si possono coinvolgere privati. Rendere fruibile quello che Alessandria offre, sia in termini artistici, sia come personalità. Complimenti per il tuo intervento, Massimo.

    • Grazie Gianfranco, il tuo intervento dimostra l’uomo di cultura che sei e in qualità di candidato sindaco dimostri ampiamente che per amministrare una città non si può rinunciare alla cultura. Sottoscrivo ogni tua singola parola e spero che chi ci governerà nei prossimi 5 anni, in caso non fossi tu, un qualunque tuo avversario faccia sue queste tue riflessioni, perché sono ricche di significato se analizzate bene: valorizzazione, integrazione, coordinamento e promozione. Queste sono, a mio avviso, le parole chiave del progetto culturale per la nostra città.
      In qualità di operatore culturale vorrei dire che se non si comincia ad avere un progetto culturale per questa città, allora nulla servono i molteplici “eventi culturali” che si promuovono (se così possiamo definirli).
      Ricordiamoci che gli assessorati alla cultura non devono essere delle agenzie di management artistico, ma devono essere funzionali allo sviluppo economico, gestionale, sociale e culturale di una città.
      Grazie ancora Gianfranco, per il tuo intervento e speriamo che molti riflettano sulle tue parole.

  9. ANCORA SU QUESTA IDEA SCAGNI: “piazza della Libertà con il recupero dei resti dell’ex Cattedrale di san piettro”…. mi scusi prof. Cuttica, giusto recuperare ciò che sta ammalorando sulla superficie del suolo alessandrino, quel che è sotto con calma e se ne si avanza ….

    • Gent.ma Sig.ra Graziella, questa volta devo proprio dissentire riguardo il suo ultimo intervento. Recuperare i resti dell’ex Cattedrale di San Pietro in Piazza della Libertà è tutt’altro che un’operazione inutile, perché in quella piazza, in quei resti c’è la storia della nostra città. Una società che rinnega il nostro passato, rinnega la nostra identità e non ha un futuro.
      Piazza della Cattedrale, come veniva chiamata Piazza della Libertà, era il cuore della città sotto tutti i punti di vista, sociali, commerciali, politici e culturali. Sì, proprio culturali perché come si evince dalle cronache del Ducato di Milano e più precisamente dalla Gazzetta del 20/03/1658: “il 3 marzo del 1658 nella Piazza di Alessandria, per festeggiare la nascita dell’Infante di Spagna, fu fatta recitare dal vescovo un’erudita composizione morale, intitolata li felici Auspicij all’Infante Filippo Prosper, nella quale comparvero li fiumi d’Alessandria, Tanaro, Bormida e l’Orba, che in Musica cantarono alternativamente bellissimi Encomi al Real Bambino, lodando particolarmente in lui l’Imprese, e le Virtù degl’Avi con paesaggi di sicura immitattione. Si fecero di più compartire la Prudenza, la Fortezza e la Giustitia, le quali portando le Insegne e gl’Ornamenti Reali tutte cantarono applausi al medesimo promettendogli perpetua assistenza. Appresso uscirono da una Grotta le Parche legate dalle solette Virtù che gli fecero rimproveri, e minacce, acciò non si mettessero né a filar curto, né a mal intessere ò a recider prima d’un secolo intiero lo stame della Vita del bel nato fanciullo, e per ultimo la Religione, la Pace, e la Prosperità, accennata nel di lui nome fecero la figura della sua genitura con pronostici di felicissimi avvenimenti a lui, & a tutta la sua Monarchia; la qual Opera fu tanto gradita, che per contentamento de Cittadini, e concorso de Forestieri, fù necessario recitarla quattro volte”.

      • Un momento! Tutto il suolo alessandrino che quotidianamente calpestiamo, è stato testimone di chissà quali e quante invasioni, lotte, distruzioni, ricostruzioni, demolizioni, insediamenti … e cosa dovremmo fare, ricercarne diligentemente i resti e riportarli alla luce? Dovremmo allora spostarci sul territorio mandrogno così ricco di storia sorvolando il suolo con delle mongolfiere, per non contaminare le testimonianze!
        Lo scoprimento dei resti del vecchio duomo fatto demolire da Napoleone era già stato fatto una quindicina d’anni fa; poichè non aveva richiamato orde turistiche di massa, fu nuovamente ricoperto.
        Che il 3 marzo 1658 in questa piazza il vescovo abbia celebrato la nascita dell’infante di Spagna facendo ripetere quattro volte i suggestivi fantastici festeggiamenti, francamente non mi commuove in modo particolare, né mi fa sentire a disagio più di tanto: non riscontro “la nostra identità” in quella piazza, né in quei resti .Trovo sicuramente più interessante sapere che nella cupola dell’attuale duomo ci sono 24 nicchie con il santo protettore delle 24 città della Lega Lombarda che sconfissero il Barbarossa nella battaglia di Lepanto circa 500 anni prima della nascita del “Real Bambino” (1176)

        • Punti di vista differenti. Personalmente al cemento preferisco sempre un po’ di sana cultura.

          • Perché, i resti che vorrebbe riportare alla luce, di cosa sarebbero fatti? Forse non li aveva visti quando furono esposti!
            Con il termine astratto “cultura” che lei usa disinvoltamente si intendono letteratura, musica, cinema, teatro, costumi … ed ANCHE storia ed arte: a queste si collegano i riferimenti alla cupola del duomo. E comunque le opere artistiche si realizzano con vari materiali tra cui il cemento, oltre che a marmo, argilla, granito, olio, affresco su intonaco…

  10. Ottima osservazione, Massimo!
    Alessandria deve tornare ad essere una città che genera cultura. Abbiamo enormi risorse da sfruttare: Edifici e complessi come il sistema di fortificazioni unico nel suo genere, il conservatorio come motore di arricchimento culturale, i molti giovani che devono avere spazi per sperimentare e fare musica, cultura. Anche dal punto di vista turistico Alessandria ha enormi margini di crescita.
    La scorsa settimana la giunta ha previsto di investire i quasi 7 milioni di euro del POR FESR 2020 sulla cittadella, a mio parere sbagliando: Questi milioni potevano essere utilizzati per rimettere in piedi il Teatro Comunale e riqualificare l’ex Ospedale Militare – convento di San Francesco per decongestionare la biblioteca e raggruppare il polo museale di Alessandria e creare spazi per tutti i giovani che vogliono fare cultura. Il bando sembra cucito apposta attorno a questa soluzione.
    Invece si è preferito buttarli nel calderone Cittadella dove dovrebbero arrivare altri 25 milioni, non c’è ancora un progetto e non si è ancora discusso niente.
    Comunque il nostro programma cultura verrà presentato il 18 Maggio. C’è ancora tempo per partecipare alle riunioni del GdL Cultura! 😉

    • Grazie Michelangelo! Personalmente non conosco il bando del POR FESR 2020, quindi non posso giudicare, ma sicuramente ritengo non si possa relegare il tema cultura della città alla sola Cittadella, tra l’altro materia molto complessa dal punto giuridico/gestionale. Alessandria ha bisogno, ribadisco, di un progetto di ampio respiro in cui, come già espresso, le parole d’ordine devono essere: valorizzazione, integrazione, coordinamento e promozione. Solo così potremmo avere una rinascita culturale di Alessandria.

      • Ciao Enrica, lo dico con cognizione di causa:
        – Il comparto turistico alessandrino e’ in costante crescita (+4% nel 2016). Chiaro, partiamo quasi da zero, ma anche Alba e Langhe sono partiti quasi da zero negli anni 2000.
        – Lavoro spesso con Russi, Americani, Francesi, Tedeschi che vogliono vivere il nostro territorio e fare sul nostro territorio una seconda casa ad uso vacanziero: La potenzialità sono enormi: Siamo ad un’ora da Torino, Milano, Genova, a due passi da Cinque Terre, Langhe, Lago Maggiore ed i comprensori sciistici alpini, per loro e’ un paradiso enogastronomico a buon mercato inserito in un contesto estremamente interessante.
        Altrimenti: https://www.youtube.com/watch?v=9b83G2TZIl8

  11. Cultura…cultura…ma personalmente mi sembra che gli alessandrini siano più interessati ai “grigi” e agli agnolotti.

  12. È interessante, e per certi versi rincuorante, che ben due candidati a Sindaco si espongano pubblicamente intervenendo su questo tema all’interno della discussione generata dall’ottimo intervento di Marchese.
    Vorrei solo aggiungere un paio di considerazioni su quanto detto.
    @Gianfranco Cuttica
    Gentile Professore, non si può che concordare con la lista di eccellenze del territorio bisognose di attenzione che lei ha stilato (anzi, ci sarebbe semmai da aggiungere qualche voce). Ma, enunciata così, sembra ancora un po’ un elenco tirato fuori dal libro dei sogni e destinato a restare sulla carta. Sappiamo tutti che le risorse pubbliche a fondo perduto – sia quelle locali sia quelle sovralocali – possono tutt’al più semplicemente innescare una minima parte di quelle operazioni di recupero e rilancio; e anche il ricorso al ruolo dei privati del resto – che è sicuramente ormai un orizzonte indispensabile in qualsiasi politica urbana – viene spesso oggi evocato dalle Amministrazioni pubbliche quasi come un mantra salvifico, senza però considerare quali siano le sue reali condizioni di applicabilità. Nessun privato mai interverrebbe investendo risorse in operazioni vaghe, episodiche, non inserite all’interno di una strategia di sviluppo complessiva del territorio; un esempio su tutti, se ve ne fosse bisogno, è la gara per l’affidamento della Cittadella indetta dal Demanio nel 2014 e andata deserta.

  13. Compito primario della politica – accanto a quello di cercare di dirottare sul territorio locale linee di finanziamento regionale, nazionale e internazionale – è invece creare le condizioni affinché gli investitori privati siano interessati ad impegnare risorse sul territorio, ottenendone un equo profitto e contribuendo alla salvaguardia ed alla valorizzazione dei beni culturali. E per fare questo è necessario definire molto bene, prima ancora degli interventi fisici, quale modello di economia culturale si sta proponendo per il territorio locale, cosa che ad oggi pare essere ancora poco chiara. I “contenitori” della cultura sono già in buona parte presenti e – anche se non sono tutti attualmente in ottime condizioni – è importante iniziare ad utilizzarli, con operazioni anche puntuali e minime sul piano fisico (messa in sicurezza dei luoghi, infrastrutturazione di base, ecc.) ma capaci di intercettare le diverse forme di espressione artistica e culturale che operano sul territorio o che lo attraversano nelle loro geografie itineranti. E questo lo può fare solo l’Amministrazione pubblica; se l’operazione è condotta bene è probabile che si creeranno anche le condizioni per un coinvolgimento proficuo dei privati.

  14. @Michelangelo Serra
    Gentile Architetto, da ciò che scrive mi pare che lei non sia a conoscenza di un dato fondamentale. I circa 7 M€ non potevano essere destinati dalla Giunta ad altro che alla Cittadella, dal momento che quella somma, stanziata dalla Regione Piemonte nell’ambito del POR/FESR 2014-2020, è stata concordata nell’ambito del protocollo di intesa sulla Cittadella, firmato da Regione, Comune e MIBACT e approvato dalla Regione nel dicembre 2016. Con tale documento ciascuno dei tre soggetti si impegna ad una specifica azione: il MIBACT a finanziare una cospicua operazione sulla fortezza con 25 M€ del fondo FSC; il Comune a proseguire le azioni di vigilanza e controllo e a promuovere l’uso del bene, impiegando coerentemente le risorse ottenute; e la Regione, per l’appunto, a contribuire all’operazione con una somma ricavata dal POR FESR 2014/2020, Asse VI “Sviluppo urbano sostenibile”.
    I finanziamenti pubblici – lo ricordo a beneficio di tutti – non vengono mai erogati senza un vincolo preciso sul loro impiego e – in caso non li si utilizzi per il fine dichiarato – l’Amministrazione pubblica è semplicemente tenuta a renderli, ma non può in nessun caso utilizzarli per altro (il che – credo – si profilerebbe come danno erariale). Va da sé, inoltre, che il cofinanziamento che la Regione ha erogato sulla Cittadella, è stata una condizione essenziale per riuscire ad ottenere il ben più cospicuo finanziamento da parte del Ministero, che sarebbe stato destinato altrimenti – con ogni probabilità – a qualcuno dei molti altri competitor italiani.
    Comunque, a valle di ciò, spero che la campagna elettorale continui a vedere i soggetti esprimersi nel merito sulle questioni rilevanti. In bocca al lupo a tutti candidati, anche a quelli non presenti in questa discussione!
    M. Berta

    • @Mauro: Grazie Mauro per la risposta. Non mi spiego come mai siamo gli unici in Italia che ha fatto un’accordo col Mibact che vincoli il POR FESR per ottenere ulteriori fondi Mibact.
      Non si capisce neanche quale sia il senso di un accordo di questo tipo: Per ottenere fondi pubblici devo dedicare altri fondi pubblici in altri interventi sullo stesso bene? Solleva anche qualche sospetto sulla affidabilita’ dei 25M promessi dal Mibact.
      Trovo anche abbastanza assurdo che con i soldi europei POR FESR dovremmo costruire la sede per la soprintendenza, la stessa soprintendenza che dovrebbe gestire i 25M del Mibact… Non possono utilizzare i fondi Mibact per questa operazione?
      Il POR FESR 2020 sembrava invece ricamato apposta per riqualificare teatro comunale e Ex-Ospedale Militare. http://www.regione.piemonte.it/europa2020/fesr/
      Sarebbe stato bello poter discutere di tutto questo PRIMA di firmare gli accordi ma come per teleriscaldamento e bando periferie abbiamo ben capito che la giunta preferisce decidere senza consultare nessuno.

      • Grazie a lei per l’interlocuzione. Però, mi perdoni, le cose non stanno affatto così. Lo stesso Accordo di Programma tra Italia e Comunità Europea, quello su cui si basano sia i PON sia i POR, prevede esplicitamente di realizzare sinergie tra i programmi di finanziamento nazionali e quelli regionali su programmi che siano complementari e concentrati su quelli che sono definiti i grandi “attrattori” del Patrimonio Culturale nazionale.
        M.B.

  15. Da italiano uscente mi capita di vedere ogni giorno di cosa la cultura italiana sia (in)(capace) all’estero, attirando orde di curiosi, fiotte di interessati e talvolta anche rivoli di studiosi. E’ altresì sempre interessante vedere come il soggetto “cultura”, che ricordo ha in se il significato proprio di “coltivare”, venga trattato dagli stessi italiani più o meno nel medesimo modo a tutte le latitudini. Non so se è un problema più afferente alla linguistica italiana o più alla forma mentis dell’usante, però noto che ad ogni discorso che viene impostato nel modo più generale possibile, le risposte sono quasi sempre all’interno di un merito che si attacca ai pochi esempli esemplificativi citati. Un po’ come leggere l’Estetica di Hegel ed aggrapparsi per criticarla ai soli due esempi musicali citati in oltre 600 pagine di ragionamenti. Ma il ragionamento in se? Che fine ha fatto?

    Ad un progetto di cultura corrisponde un progetto di città ben più grande e ben più ampio che non riporta solo alla problematica o meno di continuare a coltivare la storia lasciataci, si veda il caso della cattedrale, ma anche della sua valorizzazione senza dover andare per forza in mongolfiera. L’accezione della parola stessa sottintende che tutto gli è afferente quindi quando il maestro Marchese parla di cultura penso proprio che intenda proprio questa forma “allargata” di significato.
    Il riportare cultura in una città non significa necessariamente che bisogna venerare come sacri antichi “sassi”, ma che bisogna conoscerli e farli conoscere o mettere in condizione di conoscerne la storia, che poi interessi o meno, sta all’osservatore deciderlo. Che se si ha la volontà di fare un progetto che dia lustro riconosciuto alla città, l’organizzatore deve essere in grado di poterlo portare a termine con gli aiuti senza dover impazzire dietro ad una babele infinita con l’appoggio dell’amministrazione pubblica e non nel disinteresse delle istituzioni. Che i cittadini che maggiormente portano il nome della città oltre i confini non siano guardati poi con diffidenza al loro ritorno. Che le scuole del territorio non insegnino solo ciò che è passato, ma facciano intravedere la via per il futuro ai ragazzi, poi starà a loro se intraprenderla o meno. Cultura in un progetto di città ritengo sia questo e molto altro e mi pare di leggere dall’intervento di Marchese che questa sia l’idea che si chiede, con meno parole e slogan prese a prestito dalla politica spicciola e con una maggiore concretezza immediata e verificabile da parte del cittadino stesso.

  16. Grazie a Michelangelo Serra e al Sig. Berta per averci illustrato le linee principali del Por Fesr 2020, che personalmente non conosco nei dettagli, ma che sicuramente sono una risorsa molto importante per il rilancio e la valorizzazione della nostra città. Personalmente non ho nulla da dire in merito all’utilizzo di questi fondi per la Cittadella che è sicuramente un elemento fondamentale per la riqualificazione e lo sviluppo culturale, turistico ed economico della città stessa. Ovviamente Alessandria non potrà mai competere con altre città artisticamente ricche di Patrimoni, ma concordo con il candidato Serra, che anche Alessandria, come tutto il territorio nazionale, potenzialmente è una risorsa turistica. Come per la parola cultura, anche la parola turismo deve essere intesa in un significato più ampio del termine; esistono molti tipi di turismo e se un progetto di città è ben sviluppato, allora anche un certo tipo di turismo ad hoc potrà essere avviato. Queste non sono utopie, solo potenzialità che si possono realizzare solo se c’è una volontà ad investire seriamente sulla città. Naturalmente per uno sviluppo in tal senso, non bisogna fossilizzarsi solo sulla Cittadella, ma su tantissime altre realtà che esistono sul nostro territorio. Condivido pienamente l’idea del candidato Cuttica di trasformare il cosiddetto “triangolo industriale” in un “triangolo culturale”, magari anche in un “quadrilatero”, perché partendo da questo si potrà in futuro ritornare anche ad uno sviluppo industriale di rilievo, se si creano le condizioni. Tutto ciò non è impossibile, difficile sicuramente, soprattutto in un momento in cui le risorse economiche scarseggiano, ma le risorse umane non mancano e proprio da queste bisogna ripartire, anche da zero.

  17. Mi piace molto la tua idea di teatro come polo culturale, che irradi energia verso la città, stimoli la partecipazione attiva dei cittadini alle esperienze culturali e valorizzi i tanti spazi culturali e sociali del territorio dove il confronto, la creatività, la capacità delle persone di concepire e mettere in pratica idee nuove possono alzare il livello e costruire una città più creativa, più vivace ed attrattiva.

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