Storia di una fotografia [Il Superstite 320]

Arona Danilo nuovadi Danilo Arona

 
Via Pontida nell’ultimo tratto in direzione di Piazza Genova. Camminando sul lato sinistro ci arrivavi. Nel 1966 era un cortiletto con due stanze buie senza finestre che davano sul medesimo.

Un luogo, più che altro della mente, che si chiamava CIAC Club. Denominato così in quanto acronimo di Ciao Amici Club, riferimento obbligato alla notissima – allora – rivista Ciao Amici che usciva settimanalmente sulla falsariga al limite del plagio della francese Salut les Copains. Una pubblicazione in esclusiva rivolta agli adolescenti, scuole medie e al limite le prime superiori, che nel momento del massimo fulgore arrivò a organizzare in tutta Italia dei ritrovi strutturati come i contemporanei circoli privati, con tanto di tessere d’iscrizione, presidente maggiorenne e gestioni di materiali cartacei forniti direttamente dal giornale e che servivano per arredare e stilizzare in modo inconfondibile le varie location. Così, molto tempo prima dei “covi” politici, fiorirono un po’ dovunque delle strutture in pratica autogestite, dove migliaia di adolescenti si riunivano, ascoltavano musica, ballavano, discutevano e dove i gruppi beat locali potevano pure esibirsi se lo spazio e altre condizioni lo permettevano.

I CIAC erano talmente ben strutturati da permettersi “gemellaggi” con i club di altre città in modo da poter andare “in pellegrinaggio”, da soli o in gruppo, oppure accogliere “delegazioni” provenienti da chissà dove. Insomma, quasi una struttura pre-partitica, ma ai ragazzi interessava solo la musica, i coetanei dell’altro sesso, il ballo, insomma tutte quelle componenti che fanno dell’adolescenza un periodo indimenticabile.

Così fu quella domenica del 1966, in cui il CIAC di via Pontida ospitò la prima catastrofica uscita dei 4 Denny’s. Che fu catastrofica lo garantisco, però tutti più o meno di divertirono. Io avevo una chitarra che un impietosito amico di nome Walter mi aveva prestato ed ebbi l’ardire di cantare Paff Bum degli Yardbirds, usando un microfono misteriosamente proveniente dall’oratorio dei salesiani.

Dopo la suonata con relativi balli – che allora si chiamavano “shake” (Hey, tu, balli mica lo shake con me, e se lei accettava, eri già mezzo fidanzato!) -, il presidente del CIAC scattò qualche foto ai presenti, gruppo e fan non proprio adoranti. Lo faceva a uso strumentale perché un paio di quelle foto sarebbero state pubblicate dal giornale, una gran bella pubblicità.

La più corale è questa che illustra Il Superstite di oggi. Che, secondo me, è Storia di una fotografia [Il Superstite 320] CorriereAl 1 un documento delizioso per come mette in risalto vestiti, acconciature, modi d’essere e tutto quanto caratterizzava esteticamente quell’epoca. Diamo per buono che con questa foto ci abbiamo già avuto a che fare un paio di volte su Facebook per bontà di Ivana Aime, che peraltro dovrebbe essere la prima ragazza a partire dalla sinistra.

A seguire: la sua somigliantissima sorellina, poi in ordine quelli – che non sono tanti – di cui possiedo l’anagrafe, la biondissima Mimma Caligaris  (omonima della giornalista del Piccolo, ndr) che oggi è mia vicina di casa nelle campagne castellazzesi; il quartetto dei musici, io, Mauro Barcellona, Sergio Vettori e Mario Torgani; tra Mauro e Sergio, un carinissimo caschetto nero alla Caselli che si chiamava Gianna; quindi, proseguendo, Franco Galliani e Renato Motta (ci siamo incontrati per sfighe comuni al Pronto Soccorso il 6 gennaio di quest’anno – un vero abboccamento tra Superstiti…); infine, un terzetto femminile lassù in alto, di cui ne conosco solo due, Silvana Ferri – nota al volgo come “la sorella del Tecnico” perché il mito locale ha consacrato il fratello Mauro con quello stradinom – e Antonia Minelle, pure lei sorella, ma dello Smilzo, il leggendario proprietario della Soffitta in Piazza Garibaldi.

Beh, ne mancano, va da sé. Più di un volto lì in mezzo mi “suona” famigliare, soltanto che non ho il potere di battezzarli. Allora, facciamo il solito gioco un po’ patetico? Se vi riconoscete, ce lo comunicate? Dai, che c’è di più bello, adesso che siamo quasi vecchietti, di ritrovarsi e di riconoscersi sull’onda di quelle musiche, quelle domeniche pomeriggio con limonate in penombra (le bibite, sciocchine!) e indiavolati shake tra Bandiera Gialla e Io ho in mente te?

Fantastico quel periodo. Durò sin troppo poco. Perché la fortuna dei ritrovi era collegata a filo diretto con l’andazzo del giornale. Partito come mensile nel 1964, Ciao Amici chiuse nel ’68, fondendosi con un’altra rivista che si chiamava Big. I CIAC chiusero in automatico – forse gli adolescenti ormai non erano più tali – e quello di via Pontida si trasferì in via del Vescovado, dove fu ribattezzato senza tanta originalità come Piper. Di certo più vasto con veri e propri tsunami di carne umana alla domenica pomeriggio, ma privo di quell’atmosfera un po’ clandestina e un po’ romantica di via Pontida.

Attendiamo reazioni.

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