Bagno di folla per Bersani ad Alessandria: “Ripartiamo dal lavoro e dai diritti: la parola d’ordine è protezione per i più deboli”

Bagno di folla per Bersani ad Alessandria: “Ripartiamo dal lavoro e dai diritti: la parola d’ordine è protezione per i più deboli” CorriereAl 1 di Ettore Grassano

 
“Quando non sai cosa fare, fai quel che devi”. Pier Luigi Bersani sceglie una frase di Enrico Berlinguer per rompere il ghiaccio, e presentarsi agli almeno 350 alessandrini (in arrivo da tutta la provincia, dall’ovadese alla val Cerrina, e non solo dal capoluogo) che venerdì sera hanno affollato all’inverosimile la sala convegni dell’Associazione Cultura&Sviluppo, tanto che gli organizzatori hanno attivato non solo i monitor esterni, nel foyer, ma una seconda sala al piano superiore. Bersani, nel suo esordio assoluto in Piemonte nelle vesti di leader di Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista, ‘gioca in casa’.

A riceverlo infatti, qualche minuto prima delle 21, trova il senatore Federico Fornaro, che i lettori di CorriereAl conoscono a fondo, e che del nuovo progetto politico “da sinistra di governo, riformista ma non moderata” è uno dei promotori a livello nazionale, oltre che tesoriere del gruppo al Senato. La sala è stracolma, la gente in piedi e anche seduta sugli scalini. C’è un nutrito gruppo di politici e amministratori locali: Walter Ottria ad esempio, in arrivo da Torino, dove qualche ora prima ha ufficialmente annunciato al presidente Chiamparino la sua uscita dal PD, e l’adesione al Movimento Democratico e Progressista. Sarà lui, insieme a Fornaro, ad occuparsi nelle prossime settimane e mesi dell’organizzazione politica sul territorio alessandrino, insieme ad alcune figure che hanno già dato la loro adesione, o comunque la daranno a breve: dal palco Fornaro cita Amelia Maranzana, consigliere provinciale, ma in ordine sparso ci sono anche l’attuale capogruppo (certamente fino a fine consiliatura) del PD a Palazzo Rosso Fabio Camillo, lo storico esponente della sinistra tortonese Ennio Negri (già sindaco di Tortona, e assessore provinciale), l’alessandrino Stefano Orsi e Guido Ratti, presidente della potente Fondazione Longo.

Ad ascoltare Bersani, in prima fila,  il sindaco di Alessandria Rita Bagno di folla per Bersani ad Alessandria: “Ripartiamo dal lavoro e dai diritti: la parola d’ordine è protezione per i più deboli” CorriereAl 2Rossa, a ribadire l’alleanza con i ‘bersaniani’, sia pur limitatamente alle prossime elezioni comunali di giugno. Probabilmente gli esponenti del nuovo partito (“presenteremo il marchio il 22 marzo, 70 esimo anniversario dell’approvazione della Costituzione repubblicana”, ha ricordato Bersani nel corso della serata) entreranno in una lista di sinistra insieme agli candidati di Sel/Sinistra Italiana, che sono qui al completo con il loro ‘stato maggiore’ (l’on. Renzo Penna, l’assessore Claudio Lombardi, il segretario provinciale Filippo Boatti).

Altre presenze, in ordine sparso (ovviamente non necessariamente aderenti al progetto: alcuni certamente soltanto osservatori esterni, almeno per il momento): il presidente del consiglio comunale di Alessandria Enrico Mazzoni, e i consiglieri del PD Erik Barone, Francesco Di Salvo, Giuseppe Carniglia; la senatrice Carla Nespolo, il sindaco di Gabiano Domenico Priora, l’economica Bruno Soro, Fabio Scaltritti della comunità di San Benedetto al Porto/Casa di Quartiere di via Verona, tanti sindacalisti, tra cui il segretario generale Cgil del Piemonte Pier Massimo Pozzi (alessandrino), e il segretario provinciale della Uil Aldo Gregori. E ancora, gli esponenti dei Moderati Malagrino e Cermelli, il candidato sindaco di Alessandria Cesare Miraglia accompagnato da una decina di ragazzi di vent’anni, che fanno parte della sua ‘task force’ elettorale. L’elenco potrebbe continuare, ma qui ci fermiamo. Non è comunque sfuggito ai più attenti il riferimento puntuale di Bersani alla necessità di apertura a movimenti civici, e di dialogo con il mondo delle associazioni.

Bagno di folla per Bersani ad Alessandria: “Ripartiamo dal lavoro e dai diritti: la parola d’ordine è protezione per i più deboli” CorriereAlSe un comune denominatore si vuole cercare a tutti i costi, in questo uditorio numeroso e attento, è in larga parte la matrice ex Pci, ovviamente fra chi in sala ha i capelli bianchi. “E non sono pochi i tesserati dei Ds che non si vedevano in giro da una decina d’anni, e da allora stanno cercando casa”, ci suggerisce uno dei partecipanti alla serata. Pier Luigi Bersani per due ore ‘filate’ discute a due voci con Fornaro della situazione economica e sociale dell’Italia, della crisi della sinistra e degli ultimi tre anni di ‘renzismo’, “costellati da una serie mastondotica di errori nelle scelte di governo, e anche nei rapporti interni con chi dissentiva dalle posizioni del capo”.

“Pier Luigi, si poteva evitare questa scissione?”, gli chiede all’inizio della renzi-okserata Fornaro, ovviamente come artificio retorico per fare partire la discussione. E Bersani non si sottrae: “No, non si poteva più. Ci abbiamo provato in tutti i modi a mediare, a cercare il dialogo con Renzi: ma che dialogo può esserci con uno che, mentre si sta svolgendo un’assemblea drammatica, molla tutto e se ne va in America?”. Poi Bersani si cimenta in un’analisi della crisi economica, sociale e politica dell’Occidente, legata agli ultimi 25 anni di storia, all’insegna di una globalizzazione che ha drasticamente modificato scenari, prospettive, equilibri: “il modello europeo è costruito su tre cardini: welfare ampio, diritti del lavoro alti, fiscalità pesante. Di fronte alla globalizzazione, con l’arrivo sulla scena economica mondiale di soggetti sociali diversi, che questi valori non hanno mai conosciuto, si è ritenuto che la soluzione per rimanere competitivi fosse indebolire via via i tre cardini di civiltà: gli effetti devastanti però ormai sono sotto gli occhi di tutti”.

Sono assolutamente convinti, Bersani e Fornaro, che un nuovo inizio, del centro sinistra e dell’Italia, debba per forza mettere al centro i diritti, sempre più calpestati, dei lavoratori: “il 40% di chi ha meno di quarant’anni nel nostro paese è disoccupato: e chi lavora è retribuito con voucher, stage o altri simili espedienti: che prospettiva possono avere queste persone? O torniamo a dare risposte efficaci, da sinistra, o l’elettorato non potrà che prendere altre direzioni: non dimentichiamoci che Trump negli States ha vinto con i voti degli operai del Michigan, a cui ha promesso protezione, e difesa dei posti di lavoro. L’Italia ha perso negli ultimi anni 10 punti di Pil, e il 25% della produzione industriale: ma da Renzi abbiamo ascoltato soltanto slogan su eccellenza e innovazione, completamente privi di sostanza”.

Bersani 1Complessivamente i toni della serata sono comunque più da riflessione pacata tra vecchi compagni che si ritrovano per provare a rimettersi in cammino, che da comizio pre elettorale. Bersani è certamente persona alla mano, che sa di economia e che ispira naturale simpatia, almeno quanto Renzi comunica arroganza. “Però Matteo è un leader, Gian Luigi no: e questa è una questione che, dopo l’entusiasmo iniziale per questa nuova avventura, andrà affrontata per forza”, sintetizza un partecipante a fine serata, a mezza voce. Troppo buono forse, Bersani, per essere davvero un capo: e non abbastanza cinico. E allora, quasi quasi, meno male che ‘nel giro’ c’è anche Massimo D’Alema.

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