“Amazon? Vi racconto cos’è davvero!”. Un alessandrino in trasferta a Piacenza: “Da noi sempre sordi e ciechi di fronte alle opportunità”

amazon-piacenzaMa davvero chi lavora in Amazon deve correre per 8 ore filate a tempo di rock, con il timer che misura ogni suo movimento, e senza neanche potersi permettere di fare la pipì? E’ vero che tanti sono lavoratori ‘somministrati’, ovvero assunti tramite agenzie interinali, e che non si possono neppure ammalare, pena la perdita immediata del lavoro?

Si moltiplicano, soprattutto on line, le inchieste e i reportage sull’enorme struttura alla periferia di Piacenza, a Castel San Giovanni, dove a pieno regime lavorano circa 3 mila persone, fra dipendenti diretti e lavoratori ‘interinali’. Fra questi ultimi, anche circa 300 alessandrini che, da un mese a questa parte, affrontano un viaggio non brevissimo (circa 90 chilometri) per lavorare in questa sorta di fabbrica ‘4.0’ ammantata di fascino, dicerie, misteri. Sono come i 300 delle Termopili, questi nostri concittadini? E chi sono, come vengono selezionati, e cosa pensano davvero del lavoro che stanno svolgendo?

Uno di loro, Alessandro Gavazza, ha accettato di raccontarci la sua esperienza lavorativa, che per molti versi appare anche ‘paradigmatica’ della generazione dei ‘millennials’: i trentenni di oggi, recentemente oggetto di polemiche politiche e non, dopo le non felici esternazioni del ministro del Lavoro Poletti.

“Ho letto anch’io diverse delle inchieste giornalistiche italiane su Amazon, e hanno rafforzato in me l’idea davvero modesta che ho dei media italiani, naturalmente con qualche eccezione: gente abituata a raccontare per sentito dire, e che probabilmente si documenta poco e male. C’è un bel libro reportage su Amazon, di un giornalista inglese anche critico, ma con intelligenza, e documentato: se vuole glielo presto”.

Volentieri. Ma intanto ecco la chiacchierata a tutto tondo con Alessandro: un alessandrino che ad Amazon, nella sede di Castel San Giovanni, nell’ultimo mese ci ha lavorato davvero, e che racconta la sua esperienza: senza paraocchi ideologici, con pragmatismo, e anche notevole entusiasmo. E questa Amazon, che già rappresenta l’Eldorado per molti di noi come consumatori, ne viene fuori tutt’altro che come il ‘babau’, anche da un punto di vista di impresa, di qualità del lavoro e di rispetto dei diritti dei lavoratori.

 

amazon-da-fuoriAlessandro, lavoratore Amazon non ‘reticente’: già questo è uno scoop…
Ma quando mai: non mi risulta assolutamente che siano stati imposti veti o silenzi da parte dell’azienda da questo punto di vista. Piuttosto mi chiedevo e chiedo perché i media alessandrini fino ad oggi hanno praticamente ignorato un fenomeno che coinvolge così pesantemente la nostra provincia. Ci si rende conto o no che, grazie ad Amazon, ci sono oggi 300 disoccupati in meno anche ad Alessandria? Direi di no, dal momento che come sempre siamo stati sordi e ciechi, e il prossimo hub piemontese sarà realizzato a Vercelli, e naturalmente non nell’alessandrino…

Andiamo con ordine Alessandro: lei ad Amazon come ci è arrivato?
Tramite agenzia interinale, come tutti gli altri alessandrini credo: sono un lavoratore ‘somministrato’: ma anche qui forse giova un po’ di chiarezza.

Prego….
Si può discutere sul fatto che sia corretto o meno che esista il lavoro interinale, maamazon-pullman-spinetta esiste perché così hanno deciso politica e sindacati, tutti insieme. Personalmente posso testimoniare che, tramite agenzie, ho lavorato nell’ultimo anno in diverse realtà e comparti, e Amazon è assolutamente il top di gamma: diritti completamente rispettati, stesso stipendio netto dei dipendenti a tempo indeterminato, con possibilità anche di fare straordinari. Abbiamo persino la navetta gratuita (o meglio pagata dall’agenzia) che ci porta avanti e indietro, dal cimitero di Spinetta all’hub di Castel San Giovanni.

Eppure le critiche abbondano, comincia ad esserci una discreta letteratura giornalistica sull’argomento…
Leggo tutto, ma mi chiedo quanti dei suoi colleghi siano davvero non solo entrati nella struttura (per chi fosse interessato, vengono organizzate periodicamente visite guidate, ndr), e comunque abbiano parlato davvero con chi ci lavora. Ovviamente, in una realtà in cui lavorano migliaia di persone, e con un elevato turn over, non dubito che ci sia anche qualcuno che non si trova bene. Ma forse questo dipende anche dalle aspettative delle persone: è comunque un lavoro, paragonabile a una catena di montaggio. Però le assicuro che rispetto alla fabbrica tradizionale (che personalmente ho sperimentato) non esiste davvero partita: Amazon vince 4 a 0 su tutta la linea.

 

amazon-magazzinoAccidenti: ci dica qualcosa in più, sia pur senza violare protocolli aziendali..
Il clima, fin da quando arrivi e vieni ‘addestrato’ per un paio di giorni, ossia ti spiegano lavoro e mansioni, è quello del campus universitario: tantissimi ventenni e trentenni (anche se non mancano colleghi anche cinquantenni), grande entusiasmo e forte motivazione. Certo esistono regole precise: ad esempio hai un tuo armadietto, dentro cui lasci tutti gli effetti personali ad inizio turno, per ritirarli alla fine: dal cellulare all’orologio. Ma ci sta, è così in tutte le aziende in cui in teoria potresti uscire con materiale non tuo. All’interno sembra di essere in un’enorme libreria, con scaffali pieni di merci. Ognuno ha compiti precisi: ci sono i ragazzi addetti al recupero dei prodotti dagli scaffali, appunto: vengono riempiti grandi scatoloni gialli, che poi finiscono sul nastro trasportato e arrivano agli addetti all’impacchettamento. Io svolgo quest’ultima attività.

E qui Alessandro girano altre voci su cui giova chiederle conferma: timer che misura le performances di ognuno, con voce in auricolare che ti dice ‘sei in ritardo di tot minuti’, impossibilità persino di andare a fare la pipì…
Ah ah…..(ride divertito). Sì, certo, ci manca il sorvegliante con la frusta in mano e poi il film è perfetto. Guardi, io non sono mai stato così autonomo e indipendente in quel che faccio: è chiaro che tutto è codificato, e quindi chi ha quel ruolo può verificare costantemente la produttività di ognuno: ma questo succede ovunque, sei lì per produrre, non per rilassarti o giocare. I bagni sono pulitissimi, confermo: ma ci puoi andare quando vuoi, e ci mancherebbe che non fosse così. Chiaro che non puoi passare due ore in bagno, imboscato. Ma se ci sono realtà in cui questo succede, sono quelle probabilmente che non funzionano, non Amazon…

E la musica che vi dà il ritmo? Una speculazione giornalistica anche amazon-apre-le-portequella?
La musica c’è, ma io, come credo la gran parte dei colleghi, la vivo come un elemento piacevole, non il contrario. Non è ne assordante, ne ispirata a chissà quale logica di produttività: credo la scelgano semplicemente, dalle webradio, le ragazze che sono di turno in quel momento. Ah, già che ci siamo: nel turno di 8 ore (per noi alessandrini dalle 6 alle 14, o dalle 14,30 alle 22,30) è compresa mezz’ora di pausa pagata, con accoglienti salottini muniti di tv e internet. Acqua e bevande calde sono gratuite, e per chi vuole ad inizio o fine turno c’è un’ottima mensa a costi davvero ridotti. Tutti benefit che, le assicuro, sono tutt’altro che scontati in altre realtà lavorative, anche alessandrine.

 

Un ambiente di lavoro confortevole insomma: ma il lavoro resta precario. Molti contratti sono legati ai ‘picchi’ delle festività, durano 15 giorni…
Questo è un tema grande, e interessante: che però riguarda tutta la nostra società, non certo solo Amazon. Più che a me dovrebbe chiedere ai nostri politici e sindacalisti: non è il loro mestiere, e non sono loro che hanno costruito, o almeno approvato, questo modello di produzione?

Ma lei aspira ad una ‘stabilizzazione’ in Amazon, o nella vita vorrebbe fare altro?
Io sono laureando al Dams (lo precisi per favore, laureando, non laureato. Non vorrei fare una figuraccia, come fossi un ministro qualsiasi), e il mio mestiere sarebbe, anzi è, quello di documentarista e fotografo free-lance. Ma sa quanto me quale sia la realtà di certe professioni, nell’alessandrino e non solo. Quindi da un anno a questa parte sono lavoratore interinale, e dallo scorso 30 novembre in Amazon. Sto valutando opportunità, ma qui mi trovo francamente bene, e non mi spiacerebbe se ci fossero prospettive interessanti: naturalmente però gli alessandrini, sempre sordi e ciechi di fronte alle nuove opportunità, han pensato bene di perdere anche questo treno, per cui Amazon realizzerà il suo prossimo hub piemontese a Vercelli, e non da noi: quindi, Piacenza o Vercelli che sia, noi alessandrini continueremo a fare i pendolari. Al posto delle aziende alessandrine però terrei in seria considerazione il personale che qui viene selezionato e formato: le assicuro che il livello di serietà e professionalità fra i miei colleghi è davvero molto alto.

cuscino-telecomandoUn’ultima curiosità Alessandro: qual è l’articolo più strano che ha impacchettato finora?
Ah, sicuramente il cuscinone con telecomando tv incorporato: una chiccheria, che per Natale è andata tantissimo. E poi, oltre naturalmente alla tecnologia di consumo e ai giocattoli, è il trionfo dell’eros, ossia di tutti, ma proprio tutti, gli oggetti e gli strumenti utilizzati da ognuno nel proprio privato. Uno non si immagina neanche che mercato fiorente. Ovviamente con tutta la riservatezza del caso: noi che impacchettiamo non vediamo assolutamente nomi e indirizzi, ma solo dei codici a barre.

Ettore Grassano

Alcune delle foto sono di Alessandro Gavazza

25 Comments

  1. Un plauso alla correttezza di questo lavoratore alessandrino e sonori fischi a certi media in malafede.

  2. Proprio da lì sono partito, e da altre inchieste on line che ho linkato. Ho chiesto ai sindacati, che ne sanno più o meno zero. Ho provato a chiedere in giro, contattando amici e amici di amici, alla ricerca di testimonianze dirette (che poi sono sempre le sole attendibili). E’ arrivata quella di Alessandro: se ne avete altre, segnalatele e daremo voce.
    Ovviamente ci interessa esplorare la realtà locale, ossia come il fenomeno viene declinato vicino a casa nostra: oggi Piacenza, domani Vercelli. Il modello, a mio avviso, rimane inquietante: pochissimi player che gestiscono tutte le merci, e le consegnano direttamente al consumatore finale, significa spazzare via un intero tessuto commerciale (la famosa piccola borghesia lolliana: e chi l’avrebbe detto che la sua profezia si sarebbe realizzata così rapidamente?), con tutto quello che ne consegue sul fronte culturale, e della qualità di vita delle città.
    C’è poi la questione lavoratori: sempre di catena di montaggio si tratta, ci dice Alessandro, ma siamo al top di gamma, se l’esperienza viene rapportata ad altre realtà di fabbrica. Interessante, no? Speriamo di aver aperto un fronte di approfondimento: aiutateci ad ampliare con testimonianze dirette, e non solo con link in rete.

    E. G.

    • Se voglio un CD di un particolare musicista(amo il jazz),se voglio un libro di saggistica(il mio interesse prevalente è sulla guerra civile americana ma non solo)se voglio un Dvd che non sia di un cinepanettone,devo per forza rivolgermi ad Amazon che me lo procura in un giorno o due.Il tessuto commerciale alessandrino nei riguardi di un cliente come me è del tutto inesistente.Ecco perché mi rivolgo ad Amazon.Tutto il resto non mi interessa minimamente.

    • Capisco che la documentazione su un argomento considerato tabù sia difficile …per aiutarla le allego il link ad un intervista che mi è stata fatta da Fahrenheit sul ebook AMAZON ON ME da me pubblicato nel 2014 con il quale ho partecipato alla trasmissione Masterpiece.
      https://www.youtube.com/watch?v=atq0ZhzHHMs
      Grazie comunque per aver saputo nell’articolo riportare un inflessione diversa dagli altri colleghi giornalisti.

  3. Menomale che non sono tutti sessuomani…Non voglio fare il moralista,ma la notizia che
    gli italiani comprino quantità industriali di giocattoli erotici di tutti i generi la
    dice lunga sugli italiani,un popolo di teste di …

    • Prof.,sono d’accordo con lei quando scrive : un popolo di teste di……”pisello”? Però lasciare incompleto magari c’è chi non comprende quindi digitando la parola da lei omessa cercando in sinonimo tra le varie ho trovato “pisello”…così è gentile no?

  4. Bravo Grassano, davvero un bello scoop. Soprattutto perché queste informazioni in presa diretta non si trovano altrove.

    • Grazie, speriamo che serva ad aprire un fronte di approfondimento. Basta leggere le cronache di oggi, tra annunci di altri ridimensionamenti (e future chiusure, inutile farsi illusioni) di stabilimenti importanti in provincia, e operai che puntano soltanto più sui corsi da Operatore Sanitario (del resto, con 140 mila pensioni in provincia su poco più di 400 mila abitanti, è quello uno dei pochi ‘mercati’ rimasti) per capire che il lavoro sta cambiando pelle rapidamente. Il problema è non lasciarcela, la pelle, in questa trasformazione.

      E. G.

  5. Ho “magnificato” il link segnalato e, sinceramente, ho i brividi… E’ questo il futuro che ci aspetta? E qualcuno ci ricama sopra come nulla fosse… Leggete bene (e se vi scoprite con un “grembiule fosforescente” andatevi a nascondere il più presto possibile…): Si chiama Mpx5. Sessantamila metri quadri costruiti appositamente da Amazon per la sua prima “casa” italiana. Siamo a Castel San Giovanni, provincia di Piacenza. Nel mese di dicembre, da qua sono transitati più di un milione di regali natalizi, scelti sul sito amazon.it
    Il giorno di picco per l’unico “fulfillment” (centro di distribuzione) italiano è stato il 16 dicembre, quando le pistole dei mille lavoratori hanno raccolto, archiviato, impacchettato e poi spedito (in-bound, pick, pack, outbound) ben 158mila articoli. Le settimane di picco sono le più dure, quelle in cui si lavora di più e più sotto pressione: “La brutale crescita sotto Natale, tipica dell’e-commerce” racconta un lavoratore.
    Gli gnomi di questa versione tecnologica di Babbo Natale sono in gran parte assunti alla bisogna: contratto in somministrazione di due settimane e via. Le possibilità di essere confermati sono pochissime. “Su mille lavoratori che vengono selezionati con i test attitudinali dall’agenzia Adecco di Castel San Giovanni solo una decina vengono assunti e solo un paio stabilizzati”, racconta Mattea Cambria che per la Nidil Cgil tiene loro i corsi di formazione in cui spiega diritti e contratti. Dopo settimane di prove e corsi, al loro ingresso nel magazzino i dipendenti vengono accolti dalle frasi e dalla filosofia aziendale globale. I cerchi verdi con la scritta “Work hard, have fun, make history” (“Lavora duro, divertiti, costruisci la storia”) accompagnano i loro primi passi nell’enorme capannone.

    “Sì, ti invitano subito a cene sociali, tombole, corsi, feste di Halloween. Ma non sei obbligato ad andarci e io non conosco nessuno di quelli con contratti da due settimane che ci siano andati” racconta un altro lavoratore. I lavoratori a tempo parlano malvolentieri e chiedono di restare anonimi. “Il magazzino è una enorme catena di montaggio dove tutto è coordinato e si è continuamente controllati tramite la ‘pistola elettronica’ con cui lavori. Se non fai un tot di prodotti all’ora hai un feedback negativo e il lead (il caporeparto) ti riprende. Si lavora con il patema d’animo perché se sei lenta vieni subito ripresa. Io ho dovuto trattenere le lacrime parecchie volte. Facevo la commessa e non ho trovato altro, è la crisi che mi ha fatto accettare un lavoro come questo a 250 euro a settimana”, racconta Giulia, 40 anni di Voghera.

    “Per un solo prodotto si può camminare anche per 800 metri, ma la fatica per me è stata soprattutto mentale perché sei sempre sotto pressione. Mi è capitato più di una volta di leggere un bin (codice) per due volte, bloccando la pistola. Per sbloccarla devi andare dai capi (i lead, che si riconoscono per la casacca fosforescente), che naturalmente ti riprendono”, racconta Mauro, 44 anni di Lodi. “Con un lavoro come questo di sicuro uno a 70 anni non ci arriva, si rompe le ossa prima”.
    Non esiste nessun altra fabbrica in Italia con una percentuale simile di lavoro precario, sebbene concentrato nel tempo. Su mille operai ben settecento sono precari. Girando per gli enormi capannoni, seguendo il percorso di un qualsiasi regalo, i badge azzurri che distinguono gli assunti a tempo indeterminato sono come mosche bianche. Gli altri hanno tutti un badge verdino. In queste settimane il gigante di Jeff Bezos è stato al centro di una grande tempesta mediatica. Libri, articoli, racconti di giornalisti che hanno lavorato in anonimato all’interno dei magazzini raccontando di sfruttamento e vessazioni. Eppure, al netto del sentirsi “un Charlie Chaplin del terzo millennio, con i tanti chilometri da percorrere per reperire ogni articolo e una ‘pistola elettronica’ al posto della chiave inglese con cui stringere i bulloni alla catena di montaggio”, come sintetizza Mauro, a far la differenza anche con il resto d’Europa è la scala di grandezza e la tanto vituperata legislazione sul lavoro nostrana che rende Amazon Italia ancora (ma chissà per quanto) una multinazionale a misura d’uomo.

    Certo, si lavora e tanto. Due turni da 8 ore: dalle 6 alle 14 e dalle 14 alle 22. Ma lo straordinario è poco e facoltativo. L’e-commerce in Italia infatti è ancora fanalino di coda in Europa: 3% delle vendite retail rispetto al 10% del Regno Unito, all’8,6% della Germania (che ha 8 magazzini) e al 4,5% della Francia (che ne ha quattro). Il tutto si tramuta in meno volumi, in meno articoli. E quindi in meno stress per i lavoratori. Certo, si guadagna poco: “La mia busta paga media è di 1.200 euro al mese”, risponde Serena, che lavora a Castel San Giovanni da un anno. Ma il confronto con Francia e Inghilterra resta positivo. Ed è positivo soprattutto il confronto con la “valle della logistica”, la Val Tidone, spicchio della Val Padana piacentina diventata, grazie alla posizione centrale e strategica, il centro numero uno per i corrieri.

    Lo riconoscono anche i sindacati: Amazon ha scelto di applicare il contratto del commercio, sensibilmente migliore di quello della logistica, applicato nella gran parte dei capannoni limitrofi, “specie dalle cooperative che lavorano in appalto con salari da 4 euro l’ora”, spiegano i sindacalisti. E sul fronte dei rapporti sindacali qualcosa si sta muovendo. A due anni dall’apertura gli iscritti al sindacato sono pochissimi e Cgil e Cisl lamentano di non potersi nemmeno avvicinare alla fabbrica. Ora però le proteste hanno portato ad un primo spiraglio: “Dopo due lunghi anni di attesa, ci incontreremo con l’azienda ad inizio gennaio all’Unione commercianti di Piacenza”, annuncia Giuliano Zuavi, segretario provinciale della Filcams Cgil.
    M.Franchi” . (Voglio proprio vedere che succederà nel corso di questo mese di gennaio del 1817 …ooops del 2017)

    • E bravi quelli della CGIL!andate a rompere le scatole a Castel S.Giovanni così la prossima unità la apriranno a Tirana!

  6. Dibattito aperto, nei prossimi giorni altri approfondimenti. Di certo siamo lieti di aver aperto una breccia su un mondo che è già il presente, e che va conosciuto meglio. Questa intervista ha superato, da lunedì mattina a questo momento, i 20 mila lettori: non sono un fan dei record di click, che spesso significano poco. Però in questo caso non ci sono donne nude, e non si parla di scandaletti di persone famose: segno che il tema delle nuove frontiere del mondo del lavoro interessa, eccome!

    E. G.

  7. Ho letto tutto con la massima attenzione. Non ho gli strumenti per dare un giudizio, insegnante di italiano in pensione, poi… Però questo lo posso dire con convinzione: un ottimo lavoro di giornalismo di inchiesta, quello che preferisco, al solito pensato prima, anche nells strategia espositiva, che consente di mantenere alta l’attenzione, grazie a un sapiente montaggio, ed è meno facile di quanto una sintassi fluida lasci intuire, e mai casuale. Scrivere chiaro è più impegnativo del suo contrario. Bravo Ettore da “nonno” elvio

  8. Grazie Prof. La cosa che mi stupisce è che, dopo tre giorni, il numero di lettori del pezzo continua a crescere esponenzialmente: potenza della rete, e segno che il tema è davvero di attualità. Torneremo ad occuparcene senz’altro.

    E. G.

    • Dott. Grassano, questo articolo tratta la parte umana della piattaforma, vale a dire i dipendenti. Chi è trattato bene e chi no dipende forse da chi viene messo a dirigere una postazione Amazon. Su Amazon, io vorrei aggiungere un link utile per capire il futuro del commercio. L’ho già postato su altro argomento nel giornale ma lo riporto anche qui. Si tratta di un corposo articolo di TEST/Salvagente di questo mese, TEST è un mensile che ritengo una “bibbia” in ambito su ciò che acquistiamo per nutrirci e molto altro. Diritti e notizie importanti ne fanno parte. Questo mese tratta appunto di Amazon e cosa cambierà per la grande distribuzione e chi sopravviverà saranno ancora i piccoli se specializzati in merceologie di nicchia. Comunque spero si riesca aprirlo : http://coverage.osservatori.net/oss/20161219/288374219.pdf

      • Si apre perfettamente Graziella, grazie: altro tema certamente su cui riflettere a fondo, e lo faremo nei prossimi giorni anche con interviste ad esponenti del commercio locale. Buona giornata.

        E. G.

  9. Buona sera a tutti,
    personalmente io ho parlato con alcune persone che lavorano per Amazon in prov. di Milano, ma soprattutto conosco alcune persone che lavorano ad Amazon a Cagliari, e aggiungo che tramite loro ho anche avuto un contatto con Amazon …in Egitto.
    Nessuno di loro si è lamentato, o mi ha parlato di un lavoro di cui hanno dalla loro azienda dei divieti di parlarne o cose simili. Non è tutto oro colato, ma ci sono tante di quelle realtà peggiori, miserabili, massacranti, e con stipendi più bassi e orari molto più lunghi e non correttamente retribuiti. Tanto chiasso per nulla dietro ad un colosso , ombre gettate solo per screditare. Siamo italiani. Poi beh…articoli americani (americanate) li lascio a chi frequenta certi bar. NON LAVORO per questa azienda e non penso che ne prenderò mai in considerazione il fatto nel breve, ma la rispetto, e la lascio in pace .

    • Se andiamo a vedere in quali condizioni si lavora in certe cooperative che se la tirano con il sociale altro che Amazon.Ma siccome sono in mano ai sindacati tutti zitti.

  10. Caro Ettore, all’ inizio della mia carriera ho lavorato per diversi mesi all’ Ospedale di Piacenza. Vercelli è poi vicina a Novara. Di fatto conosco entrambi i contesti dal punto di vista geografico ed infrastrutturale. Nulla di paragonabile ad Alessandria in mezzo a raccordi autostradali e ferroviari che portano anche le merci a Torino, Genova, Milano, Bologna e comunque alle stesse Piacenza e Vercelli. Domanda spontanea, non entrando nelle logiche “sindacali” : altra occasione persa, l’ ennesima, per il nostro Territorio ? Parliamo anche di questo !

  11. Sarebbe interessante sapere anche come si chiami il reportage su Amazon (e si trova su Amazon? 😀 ).

    Peccato che su 300 solo uno abbia riportato un’esperienza diretta, avrebbe molto più valore, secondo me, se fossero un numero più significativo.

    Interessante ad ogni modo

  12. Io ho iniziato a lavorarci da poco, a livello pseudo manageriale, e non posso che confermare quanto detto da Alessandro. Le persone sono giovani, motivate, gentili e l’ambiente è quello del campus universitario. In operations (la parte in cui Alessandro lavora) c’è una fortissima multiculturalità, che di questi tempi secondo me ha dei benefici culturali contro il fenomeno della “paura del diverso”. Nelle riunioni mattutine del management si discute costantemente di sicurezza del lavoratore nonché di come far svolgere al meglio il lavoro (temperature che devono essere accettabili, scorte di acqua per tutti e sempre disponibili, eliminazione dei rischi con anche analisi di tutte le casistiche eccetera).
    Per quello che sto vedendo è un’esperienza che non ha paragone rispetto alle aziende “1.0” in cui ho lavorato negli ultimi 20 anni.

    • Con Amazon & company saremo tutti robottini/schiavi.
      Ma chi si nasconde dietro questi colossi ? Di certo non sono frutto di una singola persona , il Bezos di turno…

      Chi ringrazia qua Amazon per i posti di lavoro che da pensi prima a quante piccole aziende ha fatto chiudere.

      Ringraziamo il nostro governo immobile o meglio attivo solo nel favorire la schiavizzazione degli italiani.

      É un falso andate verso il futuro questo, in realtà si sta regredendo con mezzi tecnologici e non (psicologici) all’avanguardia.

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