Biodistretto Terre del Giarolo, i sindaci scrivono alla Regione Piemonte: “vogliamo essere più coinvolti”. Oggi incontro pubblico a Borghetto Borbera

terre-del-giarolo-1Nuovo capitolo, oggi a Borghetto Borbera, nell’acceso confronto fra i sindaci dei comuni che rientrano nel Biodistretto Terre del Giarolo, e la Città del Bio, associazione torinese che dei Biodistretti (su mandato della Regione Piemonte) si sta facendo promotrice sul territorio alessandrino.

Oltre alla Terre del Giarolo, giova ricordarlo, è già operativo (ad uno stato di attività anche più avanzato) il Biodistretto Suol D’Aleramo (nel Monferrato acquese), mentre di recente anche numerosi amministratori locali del Monferrato casalese hanno mostrato interesse al progetto, e l’intenzione di muoversi nella stessa direzione.

Più complesso, certamente, l’iter nel tortonese e in Val Borbera.

Tanto che lo scorso 30 novembre il presidente della Città del Bio (consigliere regionale del Partito Democratico) ha inviato ai sindaci una lettera che CorriereAl pubblicò integralmente, con cui in sostanza si riepilogava agli amministratori locali l’iter che ha portato alla nascita dei 2 Biodistretti alessandrini, le potenzialità per il territorio e i progetti a sostegno delle attività che sceglieranno un percorso ‘bio’, ma anche ovviamente la possibilità per le singole amministrazioni comunali di ‘sfilarsi’, se non interessate.

“Siccome tra l’altro – dice un passaggio della lettera del Presidente della Città del Bio – vi sono altre realtà che hanno richiesto di poter aderire al Biodistretto ed essendo noi interessati ad una fattiva collaborazione con tutte le Amministrazioni locali che intendono procedere in questa direzione, chiedo ai Sigg. Sindaci che intendono NON far parte del Biodistretto, di procedere con una deliberazione del Consiglio Comunale in cui si richiede alla Regione Piemonte di escluderli dal territorio Biodistrettuale”.

Oggi pomeriggio, alle 17, a Borghetto Borbera è prevista la risposta dei sindaci. maialiniNessuna defezione al momento, per quanto se ne sa: semplicemente un documento ufficiale indirizzato alla Regione Piemonte (firmato da 22 amministratori locali su 31), con cui presumibilmente si chiederà maggior chiarezza, trasparenza e un coinvolgimento maggiore del territorio.

Intanto martedì scorso, presso l’Europarlamento di Bruxelles, l’associazione Città del Bio è stata protagonista di un incontro alla presenza delle città di Vienna, Parigi, Norimberga, Correns, del rappresentante permanente al consiglio europeo, lo slovacco Matej Hudec, degli europarlamentari italiani Paolo De Castro e Brando Benifei e del bavarese Albert Dess, nonché di molti altri ospiti testimoni del lancio della rete europea delle città del bio: ORGANIC CITIES NETWORK.

Europarlamento“L’incontro belga – afferma una nota di Città del Bio – arriva a seguito della prima sessione di discussione viennese dello scorso ottobre; l’accordo ufficiale, come concordato nell’incontro, verrà sottoscritto a Norimberga a metà febbraio, in occasione della Fiera del Biologico (Biofach), in programma dal 15 al 18 nella città tedesca. Città del Bio ha anche illustrato il programma della costituzione di una Fondazione Bio Euro Mediterranea, un centro di formazione e di acquisizione di sistemi di tracciabilità nonché di ricerca e sviluppo; l’Associazione, inoltre, ha dato la propria disponibilità a coordinarne la nascita ed i lavori, relazionandosi con i governi locali e centrali dei paesi del bacino del Mediterraneo, disponibilità accordata dalle municipalità presenti all’assise di Bruxelles”.

In questo contesto, sono già avvenuti preziosi contatti tra Città del Bio e le autorità locali e le associazioni della formazione e dello sviluppo agricolo di Tunisi. Ha confermato la propria disponibilità fattiva a lavorare al progetto anche l’onorevole Benifei, giovane Eurodeputato molto attivo tra gli italiani a Strasburgo.

Alcuni tra i temi principali di discussione di Bio Euro Mediterranea:

 la sovranità alimentare

 la sicurezza alimentare

 la salvaguardia delle piccole produzioni

 lo sviluppo dell’etichetta narrante

 la formazione dei futuri agricoltori biologici dei territori della sponda sud del Mediterraneo

 iniziative di educazione alimentare.

1 Comment

  1. eliminiamo il fumo, e andiamo diretti all’arrosto.
    500.000 € dalla regione.
    3,5 milioni dai fondi europei.
    Di questo arrosto si discute, e per questo arrosto si litiga TRA POLITICI, quasi tutti interni al partito unico della nazione.
    Soldi che come al solito non produrranno utili per i residenti e le aziende dei territori USATI per ottenere i fondi pubblici.
    A parte qualche parente che farà depliant da mandare al macero, o qualche famiglio che prenderà ricche consulenze per friggere aria rifritta (in stile deluchiano), nessuno vedrà benefici concreti.
    Ma vivaddio i soldi gireranno, e verranno distribuiti secondo le solite logiche; convegni, atti, “portali web”, inaugurazioni, conferenze stampa, buffet, fumo. Un deja vu pluri decennale.
    Perchè certi arrosti esistono solo per essere usati da combustibile.
    Si spiega meglio anche la recente beatificazione di abili prenditori che inventarono combustibili fossili partendo dall’agricoltura: trasformare il cibo in fumo è un’arte.

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


2 × 2 =