Acque agitate al Biodistretto Terre del Giarolo: “Chi vuole è libero di andarsene”. Oggi pomeriggio riunione dei sindaci a Garbagna

Biodistretto Terre del Giarolodi Ettore Grassano

 

Cari sindaci, se non desiderate fare parte del Biodistretto Terre del Giarolo non avete che da dirlo, e sarete accontentati. Firmato Antonio Ferrentino, presidente della Città del Bio.

Detto così, sembra uno scherzo, essendo l’adesione ai neonati Biodistretti (in provincia oltre al Terre del Giarolo, nel tortonese-novese, c’è anche il Suol d’Aleramo nel Monferrato acquese, e nel casalese premono per averne uno anche loro) assolutamente gratuita per i comuni, e potenzialmente ricca di vantaggi per le imprese dedite all’agricoltura ‘bio’, o anche al settore turistico ed enogastronomico, di quel territorio.

Perchè mai dunque qualche sindaco dovrebbe decidere di andarsene? Eppure nell’area delle valli Curone e Borbera, in particolare,
la vicenda è seria, e meritevole di approfondimento.

Cosa sono i Biodistretti i lettori di CorriereAl lo sanno almeno dallo scorso maggio,Massa Petrini grazie ad un’intervista con il segretario generale della Città del Bio, Luigi Massa, che ne spiegava nel dettaglio il progetto, declinato su scala alessandrina.

Da allora in diverse occasioni, anche nei giorni scorsi, vi abbiamo raccontato non sono le intenzioni, ma anche i concreti primi passi operativi, dai maialini di Grondona

al prossimo rilancio degli impianti per l’allevamento caprino di Borgo Adorno.

Che qualcosa però, nei rapporti con alcune realtà, in particolare, dei 30 comuni del Biodistretto Terre del Giarolo, non stesse andando per il verso giusto lo si era intuito da mezze frasi di qualche amministratore locale, e anche dalla ‘felpata’ diplomazia degli interventi, ai convegni di presentazione dei progetti, da parte del segretario generale della Città del Bio, Luigi Massa. Persona prudente e diplomatica, consapevole di muoversi su un terreno insidioso, fatto spesso di piccoli interessi contrapposti e di ‘incrostazioni’, ma anche forte del suo essere ‘straniero’ rispetto alle piccole diatribe locali, e quindi super partes.

Ieri sera, venuti in possesso della comunicazione ufficiale ricevuta in giornata da tutti i 30 sindaci delle Terre del Giarolo (che pubblichiamo in fondo all’articolo), abbiamo immediatamente contattato Luigi Massa, che ci ha chiarito alcuni aspetti: “Il presidente della Città del Bio ha correttamente ribadito a tutti i sindaci che l’adesione al Biodistretto, ancorchè gratuita, è anche assolutamente volontaria, e ogni comune può scegliere in qualsiasi momento di uscirne con una delibera del proprio consiglio, comunicandocelo. Chiaramente prima tale eventuale scelta viene operata, meglio è, per chiarezza. Tenendo peraltro conto che, da quel momento, le realtà imprenditoriali presenti in quel determinato comune cesseranno di poter partecipare a progetti e Garbagna 4iniziative promosse dal Biodistretto. So che per giovedì pomeriggio, a Garbagna, è stata convocata da parte del primo cittadino di Vignole Borbera una riunione dei sindaci sul tema Biodistretto. Se ci avessero invitati parteciperemmo volentieri, così come abbiamo avuto numerosi incontri con gli amministratori delle diverse Unioni, e continueremo a stimolare anche il pubblico confronto con tutte le realtà imprenditoriali del territorio che fanno ‘bio’, o sono interessate a farlo in futuro. In ogni caso, è assolutamente corretto, e anzi fondamentale, che i sindaci e gli amministratori locali si esprimano in maniera democratica, a nome delle loro comunità, decidendo se continuare a far parte o meno del Biodistretto”.

L’intento dei sindaci, o almeno di alcuni di essi, pare proprio sia quello di confrontarsi su potenzialità e rischi (quali?) del Biodistretto, prescindendo dalla partecipazione di esponenti ‘foresti’, ossia di Città del Bio.

Qualcosa però il segretario generale Luigi Massa lo aggiunge: “Ci sono Volpedo_Municipiorealtà, come Volpedo, che espressamente hanno manifestato interesse ad entrare nel Biodistretto, cogliendone lo spirito propositivo, e le potenzialità. Lo stesso comune di Tortona ci osserva con interesse. Quel che ci tengo a ribadire è che non siamo assolutamente ‘in concorrenza’ con nessuno, e anzi ci proponiamo come strumento e leva al servizio del territorio, per cercare di aprire nuovi mercati e prospettive, ad esempio verso i mercati ‘bio’ europei”.

E se fosse proprio quello il problema percepito? Se ci fossero realtà che in qualche modo temono l’innescarsi di procedure e protocolli più rigide di verifica della qualità dei prodotti agricoli locali, e sulle sostanze utilizzate per ottenerli? Non dimentichiamo che, ad un recente convegno alessandrino a Palazzo Monferrato, l’apicultore Giacomo Acerbi ha mosso, in particolare all’agricoltura dei colli tortonesi, rilievi ben precisi, proprio partendo dalle api come ‘cartina di tornasole’.

pesche-di-Volpedo“Ricordo bene le parole di Acerbi – replica il segretario generale di Città del Bio – ma so anche che primarie realtà locali, con cui ci siamo confrontati su questo tema, ci hanno garantito di essere al lavoro per ridurre drasticamente, fino all’eliminazione totale, l’utilizzo di sostanze chimiche, ad esempio, sul fronte dell’ortofrutta. Perchè affermarlo, se così non fosse?”.

Palla al centro. Oggi riunione dei sindaci a Garbagna, e appuntamento alle prossime puntate.

 

Ecco il testo della lettera inviata il 30 novembre dal presidente della Città del Bio ai 30 sindaci dei comuni del Biodistretto Terre del Giarolo
Al Sigg. SINDACI
dei Comuni individuati come parte del territorio
del Biodistretto delle Terre del Giarolo
(elenco dei comuni in ordine alfabetico)

OGGETTO: Processo costitutivo – deliberazione Giunta Regionale Piemonte del 25 gennaio 2016, n. 2-2817 – eventuali determinazioni per la rinuncia alla partecipazione
Come alle SS.LL. è certamente noto, con la deliberazione in oggetto, la Giunta Regionale del Piemonte modificò il PTI “Le Energie, Le Acque, La Natura” cui partecipava la Comunità Montana Terre del Giarolo, sostituendo uno degli interventi previsti (intervento gestione acqua) con la “Costituzione Biodistretto”, così com’era già avvenuto per i territori della Comunità Montana Appennino Aleramico Obertengo.

Per Vostra comodità di valutazione, alleghiamo copia della deliberazione regionale, affinché le indicazioni che intendiamo sottolineare e comunicare possano da Voi essere direttamente esaminate nell’atto tratto dal BU della Regione Piemonte.

Come appare dalla lettura del documento citato si evince che “con nota del 7.10.2015 prot. 1835 la Comunità Montana Terre del Giarolo ha richiesto una variazione all’Accordo dichiarando che non sussistono i termini per la fattibilità dell’intervento denominato “Realizzazione di impianti idroelettrici con finalità pubblica su linee degli acquedotti” in quanto non si sono create le condizioni adeguate per attuare la collaborazione con la Società Gestione Acqua SpA per realizzare le opere indicate nei termini previsti dall’Accordo”.

Altresì, dalla lettura dell’accordo di programma si evince che i fondi destinati al precedente progetto, qualora non fossero stati impegnati in tempo utile, sarebbero stati decurtati alla Regione Piemonte (trattandosi di Fondi FES) e quindi sarebbero stati persi sia dalla Regione che dal territorio.

Avendo seguito l’esempio della Comunità Montana Appennino Aleramico Obertengo – la quale, al pari della Vostra Comunità Montana non aveva progetti pronti e immediatamente cantierabili nei tempi previsti dal PTI rischiando così la perdita dei finanziamenti – venne segnalata a Città del Bio – che si rammenta contribuisce con la propria parte di cofinanziamento – l’opportunità di ripetere sul territorio l’esperienza del Biodistretto del Suol d’Aleramo.

Come potete leggere nell’apposita scheda contenuta nella deliberazione regionale, l’obiettivo fissato dalla Regione era – ed è – quello di “elaborare un disciplinare di certificazione innovativo, che sia condiviso dagli organismi di certificazione accreditati nel rispetto della normativa vigente e possa agevolmente diventare riferimento per tutte le esperienze produttive tipiche del Distretto biologico, che si stanno sviluppando in Italia e in Europa” puntando a realizzare “una certificazione territoriale di area vasta, adottando un disciplinare che favorisca la diffusione delle buone pratiche agricole-ambientali, coinvolgendo tutti i soggetti che insistono sul territorio (enti locali, organizzazioni agricole di categoria, centri di assistenza tecnica agricola, soggetti economici e sociali, cittadini), controllando al contempo le emissioni e l’assorbimento della Co2, la qualità dell’aria e dell’acqua e della produzione agricola”.

Sempre secondo la deliberazione regionale le azioni attuative prescritteci per l’istituzione del Biodistretto sono:

▪ La costruzione di un percorso di sensibilizzazione e di accompagnamento nei confronti delle aziende e delle Amministrazioni Pubbliche locali, finalizzato alla creazione di una certificazione unica territoriale basata sulla definizione di un disciplinare volontario;
– il coinvolgimento delle Amministrazioni (…) mediante l’assunzione di specifici impegni volti a promuovere ed attuare modalità di utilizzo efficiente delle risorse che incoraggino produzioni e consumi sostenibili.
– il percorso per le aziende (agricole, agroalimentari e dei settori ambientale e forestale) … congiuntamente mirato a stimolare l’interesse delle stesse nei confronti delle tematiche del biologico e della sostenibilità ambientale ed a fornire adeguata assistenza nell’applicazione delle norme atte a consentire l’ottenimento delle specifiche certificazioni previste dalla normativa vigente e riconosciute a livello internazionale.

Tutto ciò attraverso:
– lo svolgimento di un’analisi atta ad effettuare una ricognizione delle informazioni relative alle caratteristiche ambientali, ecc.
– la concertazione e messa in atto di azioni positive tendenti a favorire l’ulteriore sviluppo delle produzioni biologiche
– la progettazione e la conseguente attuazione di iniziative tendenti a valorizzare e sostenere la produzione, la commercializzazione

Inoltre la delibera regionale ci impone di procedere alla:
creazione di un centro dimostrativo, da insediarsi presso una cascina esistente, in uno dei Comuni coinvolti dall’iniziativa presso cui svolgere le seguenti attività:
– organizzazione di iniziative formative rivolte agli agricoltori del territorio e a giovani diplomati e/o laureati nelle materie attinenti da inserire nel tessuto produttivo o da avviare ad attività di impresa autonoma, aventi a tema la diffusione delle migliori prassi produttive ed organizzative, così da stimolare l’attuazione di pratiche in grado di implementare la qualità delle produzioni e la competitività del sistema territoriale;
– realizzazione, d’intesa con centri di ricerca e sistema universitario di attività di sperimentazione volte all’incremento della qualità delle produzioni ed all’implementazione delle garanzie offerte al consumatore;
– realizzazione di attività didattiche rivolte ai giovani, alle scuole e, più in generale, alla popolazione locale, che abbiano la finalità di presentare le produzioni locali e di sensibilizzare i consumatori all’adozione di comportamenti più consapevoli;
– creazione di una piattaforma logistica di raccolta, promozione e successiva commercializzazione dei prodotti dell’agricoltura biologica.

Le azioni che abbiamo intrapreso per ora sono:
 realizzazione del centro per l’allevamento suinicolo biologico a Grondona in una cascina non più utilizzata;
 ottenimento dall’Università degli Studi di Milano della concessione in uso del centro sperimentale di allevamento caprino di Borgo Adorno;
 stipula di una convenzione con l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo per le attività di certificazione, di educazione alimentare e per l’utilizzo dei “granai della memoria” (e un’altra intendiamo proporla all’Università del Piemonte Orientale per la sperimentazione in taluni settori della produzione agricola);
 progettazione e prossima realizzazione del centro sperimentale per la distillazione presso il Comune di Costa Vescovato (è in corso l’iter per le autorizzazioni amministrative e sanitarie);
 costituzione e promozione della cooperativa “Terre d’Incontro” con Confcooperative finalizzata sia a svolgere attività logistica di supporto alle piccole imprese e alla formazione del personale in particolare dei giovani;
 convenzione con azienda di commercializzazione per promozione e vendita di prodotti attraverso l’e-commerce;
 presentazione del progetto alla Regione per l’apertura di due sportelli informativi e di assistenza agli imprenditori presso le ex sedi di comunità montana;
 progettazione di interventi finalizzati a favorire da parte dei cittadini e dei turisti dei prodotti enogastronomici del territorio, unitamente a quello del Suol d’Aleramo.

Gradualmente si interverrà, sempre con lo stesso criterio, nella direzione di favorire le altre filiere produttive in base alla concertazione di volta in volta realizzata in base alle analisi che sono state compiute.

Ricordo altresì che su specifica richiesta avanzataci, Città del Bio ha acquisito le quote della amministrazione provinciale di Alessandria nel GAL GIAROLO LEADER con cui ha stabilito un accordo per la costituzione di un tavolo tecnico (di cui siamo in attesa della convocazione) per concertare le azioni di investimento reciproco affinché si ottenga il massimo risultato nell’impiego dei fondi pubblici.

Tuttavia registriamo perplessità, preoccupazioni, paure che taluni tecnici e strutture produttive locali – nonostante i numerosi incontri e le rassicurazioni che abbiamo fornito di voler aiutare lo sviluppo e non certo comprometterlo – perplessità e contrarietà che si riverberano anche sulle SS.LL..

Dovendo procedere a investimenti sui territori – anche con la presentazione da parte nostra di progetti in relazione al rapporto tra l’enogastronomia e il turismo, ai sensi della Legge Regionale n. 4/2000 – nonché con la predisposizione della cartellonistica, del portale internet del territorio oltre cha alla localizzazione di eventuali impianti, e avendo ricevuto dalla Regione il limite di impiegarli nell’ambito dei territori dei Biodistretti, è indispensabile che quanto prima le SS.LL. assumano le loro eventuali determinazioni in ordine all’uscita dal territorio del biodistretto.

Siccome tra l’altro vi sono altre realtà che hanno richiesto di poter aderire al Biodistretto ed essendo noi interessati ad una fattiva collaborazione con tutte le Amministrazioni locali che intendono procedere in questa direzione, chiedo ai Sigg. Sindaci che intendono NON far parte del Biodistretto, di procedere con una deliberazione del Consiglio Comunale in cui si richiede alla Regione Piemonte di escluderli dal territorio Biodistrettuale.

Data la necessità assoluta di rispettare i tempi fissati dalla Regione per la conclusione del processo, detta deliberazione è necessario ci pervenga entro e non oltre il prossimo lunedì 19 dicembre.

Qualora per ragioni di organizzazione non sia possibile per quella data convocare e tenere il Consiglio Comunale, Vi chiediamo di voler cortesemente adottare una delibera di Giunta Comunale di proposta al Consiglio, così da consentirci di escludere il Comune che intende uscire dai prossimi atti, tenendo conto che alcune scadenze (vedi legge regionale 4/2000) impongono la massima tempestività, non essendo ovviamente possibile per quanto ci riguarda progettare e men che mai attuare interventi al di fuori degli ambiti territoriali delimitati dagli atti ufficiali.

Grato per l’attenzione e la collaborazione, comunico che il R.U.P. Sig. Luigi Massa, nostro segretario generale, oltre che lo scrivente, è a Vostra disposizione per ogni eventuale chiarimento.

Con i migliori saluti.

Torino, 30 novembre 2016

Il Presidente
Antonio Ferrentino

Allegata: deliberazione regionale 25 gennaio 2016, n. 2-2817

2 Comments

  1. ferrentino e massa rappresentano bene la colonizzazione che il PD sta portando avanti sui nostri territori, a nostre spese.
    I flussi dei Fondi pubblici destinati al nostro Appennino e alle nostre valli, vengono DEVIATI e fatti passare dalla sede del partito a Torino.
    Nella migliore delle ipotesi, una parte di quei fondi non arriveranno mai a destinazione, ma serviranno a pagare la sovratruttura burtocratica torino centrica.
    Ma chi conosce la storia pregressa di certi “mirabolanti progetti” sa bene che in realtà quel modo di gestire soldi pubblici non ottiene mai lo scopo promesso nel turbinio del fumo iniziale, e alla fine risulta assai deludente, o peggio, alla resa dei conti.
    Anche la scelta dei personaggi, poi, la dice lunga. Un parlamentare PD con vitalizio e un feroce SI TAV sono poco convincenti, sia come filantropi che come protettori di territori.
    Adesso in provincia abbiamo il SI TAV BIO, che fa il paio con le aziende BIO in mano ai padroni del cemento e dell’asfalto.
    MY GOD

    http://www.notav.info/post/toni-ferrentino-lezioni-di-stile-video/

  2. Circa la “storia pregressa” dei progetti di sviluppo nelle valli Curone e Borbera, essendo stato coautore del dettagliato dossier che si può leggere al seguente link

    http://www.comitato4p.org/docs/una_montagna_di_progetti_rapporto.pdf

    debbo condividere le conclusioni di Maurizio Fava. Sono fisiologicamente estraneo alla diplomazia, nè ho mai posseduto modi felpati, e sul progetto di biodistretto da piu’ di un anno mi limito a chiedere, attenendomi alle leggi e cercando di far valere i miei diritti, almeno maggior trasparenza e maggior partecipazione, con esiti di fatto del tutto deludenti

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