Biodistretto Terre del Giarolo: “Rilanceremo gli impianti per l’allevamento caprino di Borgo Adorno”. E si pensa anche a progetti ‘a cavallo’ di quattro regioni

capre-1La rete d’impresa promossa da Città del Bio, soggetto attuatore del Biodistretto delle Terre del Giarolo per conto dell’ex comunità montana e della Regione Piemonte, ha vinto la gara indetta dall’Università degli studi di Milano per la concessione in uso degli impianti dell’ex allevamento caprino sperimentale di Borgo Adorno, nel territorio di Cantalupo Ligure, in Val Borbera.

L’iniziativa – che dovrebbe vedere nel corso del prossimo anno la ripresa delle attività di allevamento caprino nei capannoni posti sulle falde del Giarolo – si colloca all’interno della strategia che Città del Bio ha in corso e che si pone nell’ambito della convenzione tra l’Associazione, composta da comuni e regioni italiane, e il Ministero dell’Ambiente finalizzata al recupero delle aree marginali alpine e appenniniche.

Secondo indiscrezioni raccolte, la rete ha l’obiettivo non solo di riattivare le cantalupo-ligureattività economiche legate all’agricoltura di qualità nell’ambito delle valli Borbera, Curone, Grue e Ossona – con particolare attenzione al settore biologico – ma di ragionare in termini più vasti di rilancio dell’agricoltura delle colline dell’Appennino a cavallo delle quattro regioni (Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna).

formaggiPer quanto si tratti di informazioni ancora non confermate, parrebbe che questa opportunità sarà affrontata nel tavolo tecnico che Città del Bio attende, sia costituito dal Gal, anche con l’obiettivo di recuperare per i finanziamenti PSR quelle filiere non ricomprese nel piano di sviluppo locale, quali appunto la casearia, quella delle carni bovine (carne all’erba del Giarolo), suine e della selvaggina.

In tale direzione va letto il recente insediamento suinicolo di Grondona che ha recuperato ad attività gli impianti della locale Coop La Tula.

3 Comments

  1. A priori, e’ utile e forse necessario sapere chi decide che cosa, questa è la mia convinzione. Città del Bio, il “soggetto attuatore”, nel suo statuto si definisce quale associazione senza scopo di lucro tra Comuni e Autonomie Regionali e Locali. Il 2 settembre ho inviato, a nome mio ed anche a nome del comitato di cui faccio parte, via PEC, all’associazione Citta’ del Bio una richiesta: far conoscere a me o comunque rendere di pubblico dominio da chi sia composto e in base a quali regole si sia organizzato l’organo collegiale creato ad hoc, di cui parlo’ il signor Luigi Massa nel convegno di Tortona dello scorso febbraio, cui anche CorriereAl ha dato risalto, organo definito “cabina di pilotaggio”, un organo, riferi’ Massa, attraverso il quale i soggetti promotori del “biodistretto” avrebbero condiviso obiettivi e strumenti.
    Stante la natura dei suoi componenti, tutti soggetti di diritto pubblico, la mia richiesta di informazioni a Città del Bio é stata formulata sulla base delle regole in tema di trasparenza e diritto di accesso da parte dei cittadini alle informazioni relative all’attività svolta da soggetti pubblici e al diritto all’informativa in materia ambientale.
    Un qualche diritto ad avere una risposta, fosse pure negativa, credo quindi di averlo. Trascorsi quasi tre mesi, non ho però ricevuto alcun riscontro, nonostante abbia anche investito della questione il difensore civico regionale.

  2. il signor Luigi Massa è un notabile del PD della zona di Torino, già parlamentare e quindi dotato anche di vitalizio.
    I denari sono fondi pubblici.
    I progetti usano sempre le stesse frasi, quelle che da decenni vengono sparse sui giornali a supporto di progetti “di sviluppo” mirabolanti a spese pubbliche. Purtroppo la maggior parte di quei mirabolanti progetti hanno lasciato alle loro spalle macerie, dopo che i fondi pubblici sono stati assegnati. Gli unici che hanno avuto benefici da quelle macerie sono stati, in quei casi, coloro che hanno gestito i fondi medesimi.
    Alcuni esempi hanno avuto lo stesso scenario delle nostre vallate appenniniche. A volte anche gli stessi immobili e le stesse idee ora tornati in auge.
    Può darsi che stavolta vada meglio. Mi auguro che piazzare qua e là un prefisso “bio” non sia solo fumo di marketing. Il mio scetticismo probabilmente è eccessivo. Ma purtroppo sono avanti con gli anni, e ricordo altre, troppe “parole magiche”. La storia è fatta di mode, di corsi e di ricorsi.

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