La risposta al ragazzo della via Gluck [Lettera 32]

Giuliano Beppedi Beppe Giuliano

 

 

“È ora di finirla di buttar giù le case per fare i prati, cosa ci interessano a noi i prati? Guarda quello lì, doveva sposarsi, gli han buttato giù la casa non può più sposarsi. Roba da matti. Io non capisco perché non buttano giù i palazzoni del centro, quelli lì si che disturbano, mica le case di periferia, mah i soliti problemi, qui non si capisce più niente.”*

 

Ho letto l’articolo di Elvio Bombonato, pubblicato il 10 settembre, intitolato “Perché abolire le Olimpiadi”. Come sa chi mi conosce, le Olimpiadi sono il mio personale villaggio vacanze, fin da quando ero bambino, e anche quest’anno quelle settimane davanti alla tivù sono state belle come un viaggio nel tempo, meglio ancora: fuori dal tempo.

Ho letto l’articolo e, ovvio, la mia prima reazione è stata di fastidio e rabbia: ehi, tu, che manco ti conosco, perché mi vuoi abolire le mie Olimpiadi, tu?
Poi mi sono detto: perché non ragionare sui motivi addotti per abolire, da quelli più sensati a quelli che lo sono meno?
Ecco, perciò, in ordine sparso (spoiler: state per leggere cose assolutamente non “politically correct”)…

Corruzione, doping, e bambine. Trovo che gli scandali citati (compravendita dei  Olimpiadi 1 voti, opacità del CIO), che si manifestano splendidamente quando nella cerimonia d’apertura con gli atleti sfilano pancioni calvi, pudicamente spacciati per “dirigenti”, le cui giacche potrebbero sparare i bottoni in ogni istante (una nuova specialità olimpica? ci torniamo dopo), vadano a braccetto con le gnome troppo truccate che vengono fatte crescere in provetta per fare incetta di medaglie della ginnastica artistica.
In Cina, dice l’autore, per ottenerle “si usano punizioni corporali e interventi medici raccapriccianti”. Negli Usa, se quanto ci raccontano i tizi che hanno hackerato il sito della Wada è vero, per vincere quelle medaglie hanno dopato una ragazzina di colore abbandonata dalla madre (che naturalmente si faceva di crack), una storia toccante che vende immensamente più copie di giornali e fa molti più click online. Come dicevano i nostri vecchi: tutto il mondo è paese. Tutto ciò detto, abolendo le Olimpiadi aboliamo la corruzione, il doping o lo sfruttamento delle bambine, o almeno li combattiamo seriamente, davvero?

Olimpiadi 2La politica. Personalmente non confonderei la terribile strage di Monaco, o le uccisioni dei ragazzi che protestavano in Messico nel ’68 (prima dei giochi), coi boicottaggi che in quei periodi andavano di moda, e con altri usi politici che si fanno di queste come di ogni altra manifestazione. A tale proposito: volendo anche dell’inaugurazione di un ponte si fa uso politico (ogni riferimento ecc.) dunque o lo costruiamo e non lo inauguriamo oppure lo aboliamo direttamente. Solo: se aboliamo i ponti io che non sono ‘sto gran nuotatore, né vogatore, come farei poi ad attraversare un fiume?

La Fanta. Si dice: “Il rito del viaggio della torcia fu inventato da Hitler per Berlino Olimpiadi 3’36, e tuttora praticato.” Va bene, abolito. Insieme al Maggiolino di Volkswagen, agli aerei a reazione, ai missili progettati da von Braun, o (per collegarci a un’altra obiezione dell’articolo, quella sui costi) alla bevanda inventata quando la Coca-Cola venne bandita dal Reich. Sì, la Fanta. Come dicevano i nostri vecchi (di nuovo): buttare via il bambino con l’acqua sporca (nessun riferimento alle piscine verdi di Rio, qui).

I costi. Le foto che corredano quest’articolo le trovate facilmente online, basta digitare “impianti olimpici abbandonati”. Qui il discorso non c’entra, se non indirettamente, con lo sport, perché si tratta, molto banalmente, di metterci d’accordo sulla spesa pubblica, se esistono differenze tra quella “buona” e quella “cattiva” (io credo di sì), e sul controllo della stessa. Cioè sui meccanismi fondanti della gestione della cosa pubblica. Tema su cui, mi pare, abbiamo le idee tutt’altro che chiare, e che non ci chiariremmo anche abolendo le Olimpiadi.

Le specialità. Questa è la cosa dell’articolo che mi ha divertito di più. Anche io abolirei volentieri il dressage (ma riconosco la differenza tra un cavallo e una racchetta, entrambi citati come “mezzo sofisticato (che) influisce sul rendimento dell’atleta”) o il golf. E reintrodurrei il tandem. Anzi, ho pensato come farlo: corrompendo i membri del CIO africano (sono quelli che vengono via a meno, no?) mi faccio eleggere in qualche federazione e divento anche io un “dirigente” pancione che sfila nella cerimonia d’apertura, con la giacca che potrebbe sparare i bottoni in ogni istante. Di più, farò introdurre la nuova specialità: tiro di bottone con epa prominente. Una medaglia assicurata.

 
* ‘La risposta al ragazzo della via Gluck’ fu incisa da Giorgio Gaber nel 1966, ma ebbe molto meno successo della canzone cui rispondeva (quella di Celentano, immagino che molti di voi se la ricordino)