Comunità montana Terre del Giarolo nel ‘limbo’: quali i prossimi passi?

Terre Giarolo 1C’è una data segnata in rosso sull’agenda di amministratori, sindaci e commissari delle Comunità montane del Piemonte: è il prossimo venerdì, 18 luglio, quando a Torino ci sarà l’incontro ufficiale con i due nuovi assessori regionali della  giunta Chiamparino: Alberto Valmaggia (delega alla Montagna) e Aldo Reschigna (Enti Locali). Come a dire i due ambiti da cui dipende la sorte di ampie porzioni di territorio (anche alessandrino), che dopo l’approvazione della Legge Regionale sulla Montagna hanno intrapreso un percorso su cui gravano, però, non poche incognite e incertezze.

Ma qual è la situazione a casa nostra?  Le due comunità montane alessandrine, Terre del Giarolo e Comunità Montana Appennino Aleramico Obertengo sono state affidate lo scorso aprile (fu uno degli ultimi atti della giunta Cota) a due commissari liquidatori, entrambi avvocati: Cesare Rossini per le Terre del Giarolo, e Paolo Caviglia per la Appennino Aleramico Obertengo.
Il compito dei commissari è liquidare gli enti, passando attraverso unaTerre Giarolo 2 ricognizione dello stato patrimoniale, e ad una sua valorizzazione, che consenta di pagare i creditori, e di ripartire ciò che eventualmente rimarrà fra i diversi comuni. Ma compito dei commissari è anche provvedere ad una ripartizione delle funzioni (che sono regionali, o comunali) delle comunità montane, e conseguentemente anche del personale dipendente. Un percorso che dovrebbe passare attraverso la costituzione delle Unioni montane di comuni,  primo passo che alla Appennino Aleramico Obertengo è già stato fatto (con la costituzione di 5 diverse Unioni), mentre sul fronte Terre del Giarolo si è ancora al palo, con una serie di ipotesi sul tappeto, ma anche di difficoltà, complicazioni e veti incrociati.

Il commissario liquidatore, Cesare Rossini, è tanto cordiale quanto ‘abbottonatissimo’, e non va oltre la precisazione di quali sono i suoi compiti istituzionali: “Ho effettuato una  ricognizione della situazione, e presentato una dettagliata relazione alla Regione. Per procedere però è necessario che i 19 comuni della Val Curone, e gli 11 della Val Borbera comunichino ufficialmente le loro decisioni in termini di formazione di Unioni, e che naturalmente le scelte siano ratificate dalla Regione Piemonte”.

Berutti MassimoQuel che emerge, chiedendo un po’ in giro ad amministratori locali ed osservatori, è che ancora una volta la politica sta cercando di dire la sua, e che in questi mesi sono emerse posizioni contrapposte, per i cui i 30 comuni che complessivamente costituiscono la Comunità Montana Terre del Giarolo ancora non sono arrivati ad una linea condivisa. In particolare, 10 dei 19 comuni ‘tortonesi’ sarebbero propensi ad una Unione ‘leggera’, in cui in sostanza non ‘recepire’ le funzioni comunali (la legge su quel fronte consente di scegliere, mentre obbliga le Unioni a farsi carico delle funzioni regionali delle Comunità montane), che verrebbe espletate attraverso specifiche convenzioni con altri comuni, anche non necessariamente montani. Si tratterebbe, secondo i bene informati, di tutti comuni con amministrazioni di centro destra, che troverebbero un preciso referente politico nel consigliere regionale (tortonese) Massimo Berutti (nella foto). Mentre gli altri 9 comuni della val Curone (per lo più a guida centro sinistra, con qualche eccezione, come Brignano Frascata con il sindaco Mandirola) propenderebbero per la costituzione di una Unione ‘piena’, ossia che si faccia carico anche delle funzioni comunali (con le conseguenti ricadute sul personale), magari anche guardando ad un accordo con alcuni dei 9 comuni della Val Borbera. Che pure, non va scordato, ha caratteristiche ed esigenze, sia sul fronte montano-morfologico che economico, piuttosto specifiche, e differenti da quelle della Val Curone.

In attesa che, sul fronte organizzativo legislativo, la giunta Chiamparino prendaTerre Giarolo sede atto della situazione, e dia eventuali indicazioni su come procedere, è interessante capire un po’ meglio cos’è una Comunità montana, e quanto la sua esistenza, in questi anni, ha ‘impattato’ sul percorso economico e politico amministrativo di aree come, appunto, Val Curone e Borbera. Proviamo a farlo con l’aiuto di Alberto Pastore, che della Comunità montana Terre del Giarolo è al momento l’unico dirigente ‘sopravvissuto’ (“all’atto della costituzione, nel 2010, eravamo in due: poi un collega è andato in pensione, ed io svolgo le mansioni di direttore/segretario”), e che lavora nel settore dal 1982, e ha quindi vissuto tutto il percorso evolutivo, fino ad oggi. “Il Testo Unico della Montagna  – sottolinea Pastore – stabiliva che le Comunità montane dovessero essere un soggetto per la tutela e valorizzazione del territorio dal punto di vista socio economico, oltre a svolgere naturalmente una serie di  funzioni amministrative e gestionali. E nella direzione dello sviluppo economico in val Curone e Borbera una serie di investimenti è stata fatta sicuramente: un caseificio, un Terre Giarolo 3salumificio, il metanodotto, il golf club di Momperone, l’Adventur Park in Val Borbera, e molto altro. Ogni anno inoltre la Comunità segue circa 700 pratiche per aziende del settore agricolo, e questo è un comparto essenziale, legato ai finanziamenti europei e regionali, per garantire la sopravvivenza in primo luogo, e poi lo sviluppo di questi territori”.

E, anche se Pastore non lo dice, le perplessità che molti hanno è che l’ennesima riforma attuata ‘a metà’, o realizzata facendo prevalere logiche politiche rispetto alle esigenze generali del territorio e di chi lo abita, possa produrre più danni che benefici, e magari far ‘perdere il treno’ rispetto a bandi di finanziamento europeo già in corso, per partecipare alle quali occorre prima di tutto uscire dall’incertezza e avere organi e enti pienamente operativi, ma anche dotati di ‘massa critica’ sufficiente per presentare progetti organici e credibili.

In tutto ciò, c’è naturalmente da tener conto anche del capitolo lavoratori: “Nel 2010, al momento della costituzione della Comunità montana Terre del Giarolo – precisa il dirigente – eravamo 18. In questi anni diversi colleghi sono stati assunti dai comuni del territorio, sfruttando i contributi della Regione Piemonte (che paga una parte degli stipendi, in maniera decrescente, per un certo numero di anni, ndr). A settembre saremo ancora 12, di cui 7 a Cantalupo Ligure, e 5 a San Sebastiano Curone”. Il personale tecnico (geometri ed esperti di agricoltura) dovrebbe essere assorbito senza problemi dalla nuove Unioni di comuni, mentre qualche perplessità in più rimane per il personale amministrativo”.

Quanto ai tempi di liquidazione delle Comunità montane, invece, c’è grandeMomperone golf club incertezza: liquidare il patrimonio (dal Golf Club alle reti del metano, dal caseificio al salumificio, a centinaia di ettari di bosco, mentre le due sedi che ospitano la Comunità sono di proprietà dei comuni), di questi tempi soprattutto, potrebbe richiedere tempi lunghi. Anche perché su ogni valutazione e prezzo di vendita incombe la spada di Damocle della Corte dei Conti, con le sue possibili contestazioni.

Ettore Grassano

3 Comments

  1. Vivo in val Curone, a Montacuto ed ho apprezzato l’articolo perche’ raggruppa in un quadro d’insieme una serie di informazioni interessanti. Sugli investimenti effettuati per lo sviluppo economico ho maturato un’opinione assai critica. Al link

    http://www.comitato4p.org/2014/04/01/rapporto-una-montagna-di-progetti/

    e’ possibile leggere un rapporto di 14 pagine, dal titolo “Una montagna di progetti”, che ho contribuito a scrivere: a fine marzo 2014 è stato inviato alle istituzioni locali, provinciali e regionali e agli organi di controllo. Tratta dei metodi, dei costi e dei risultati delle politiche di sviluppo locale nelle altre valli montane del Curone e del Borbera, a partire dalle schede dedicate a diversi progetti promossi direttamente od appoggiati dalle Comunita’ montane ai quali, per un totale di oltre 10 milioni di euro, sono stati destinati fondi pubblici o per i quali sono stati assunti mutui. Ne emerge un quadro desolante. Opere fuori contesto, incompiute a distanza di anni e in balia del degrado o ultimate
    con esiti paradossali (il caseificio ideato per promuovere il Montebore produrrà mozzarella di bufala campana); conflitti con quasi tutti i concessionari, spesso sfociati in cause legali; un pesante indebitamento, con squilibri
    finanziari per il mancato incasso dei canoni a fronte di ingenti mutui da onorare; posti di lavoro rimasti sulla carta, o creati con costi altissimi e esiti purtroppo precari; indotto economico scarso se non nullo; strumenti urbanistici considerati a torto un impaccio, in un territorio connotato dal dissesto idrogeologico (e
    così, ad esempio, già due volte il Curone in piena si è portato via fette del campo da golf); scelte politiche compiute da organi ristretti ignorando ogni istanza di partecipazione.

  2. Grazie per le puntualizzazioni e le info ulteriori, e ben ne vengano altre. Troppo spesso ci scordiamo che la nostra provincia non è solo fatta di città, ma ha ampie zone montane e collinari che possono rappresentare una risorsa, ma che abbandonate a se stesse diventerebbero anche aree di degrado, e di potenziale pericolo. Poi, naturalmente, c’è tutta la questione di come hanno funzionato fino ad ora gli enti preposti. E soprattutto di quale sia la strada da seguire per migliorare (e si può migliorare molto, come lei stesso puntualizza), e non per dismettere. Vedremo quali indicazioni arriveranno dalla Regione.

    E. G.

  3. se prevarrà la logica delle gelosie politiche, di cui i sindaci sono la punta del coltello ed i partiti il manico, allora la strada del degrado e l’abbandono dei progetti saranno cose inevitabili e dolorose. Se invece qualcuno avrà la forza di reagire e vorrà imitare ciò che hanno fatto e stanno facendo comunità langarole a noi vicine in Regione, allora potrebbe esserci qualche possibilità. Ricordiamoci sempre che non è solo una questione di fondi a disposizione, ma una questione di teste che pensano ed operano per il bene del territorio.

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